Live Report: Witchcraft + Sothiac @ Circolo Magnolia, Milano – 21/02/2026

Di Davide Sciaky - 22 Febbraio 2026 - 18:02
Live Report: Witchcraft + Sothiac @ Circolo Magnolia, Milano – 21/02/2026

Photo report completo: Witchcraft + Sothiac @ Circolo Magnolia, Milano – 21/02/2026

Heavy Psych Sound Records e Hardstaff Booking riportano finalmente nella nostra penisola i leggendari Witchcraft per due imperdibili date in questo febbraio 2026 quasi giunto al termine.

Formatisi in Svezia all’inizio degli anni Duemila da un’idea dell’eclettico Magnus Pelander, i Witchcraft sono diventati nel tempo una band di culto nel panorama rock e doom psichedelico internazionale. Il loro suono affonda le radici nell’heavy rock e nel doom tradizionale, arricchito da forti influenze psichedeliche e da un’attitudine profondamente legata allo spirito degli anni Settanta. Un mix che ha permesso alla band di costruire un’identità sonora riconoscibile, intensa e senza compromessi.

Dopo oltre venticinque anni di carriera e con un album nuovo alle porte in arrivo a maggio, i Witchcraft tornano a calcare in anteprima i palchi italiani per due serate uniche: venerdì 20 febbraio al Freakout Club di Bologna, e sabato 21 al Circolo Magnolia di Segrate (MI), oggetto di questo Live Report.

Un’occasione imperdibile per chi ama il rock profondo, il doom più rituale e viscerale, da vivere con l’alchimia sonora che questa band riesce a creare anche in sede live, tra riff magnetici, atmosfere oscure e una carica emotiva che dal palco arriva dritta allo stomaco.

Arrivo al Circolo poco dopo l’apertura porte e noto con piacere che la fila defluisce tranquillamente, e dopo aver sbrigato le pratiche per la tessera A.R.C.I. e ritirato il mio press stampa, mi appropinquo verso l’interno. Posso quindi fermarmi senza intoppi al banco del merch con il mio compagno Luca a dare un’occhiata, ma purtroppo non troveremo magliette, solo cd e vinili ad un prezzo più che onesto devo dire.

La data di ieri a Bologna è stata dichiarata sold-out con qualche giorno di anticipo. Non credo si possa dire lo stesso questa sera, ma il Circolo Magnolia in configurazione palco piccolo all’interno, è comunque bello pieno di persone pronte a godersi un paio di ore di ottima musica in compagnia.

Detto questo, come ripeto spesso nei miei Live Report, non mancare era d’obbligo, ma se non c’eravate, ora vi racconto com’è andata questa serata all’insegna della sonorità tipiche degli anni Settanta che tanto piacciono ancora ai giorni nostri.

 

SOTHIAC

Ad aprire le danze i nostri Sothiac, Pat Moonchy (aka Moon), voce e synths, Lucio Liguori (aka Shine) alla chitarra e Borda alla batteria, con il loro non convenzionale krautrock e stoner psichedelico.

Nati nel 2015, cresciuti tra Berlino e Londra, con base a Milano, le forti personalità dei singoli si fondono alla perfezione, in questo connubio musicale del tutto particolare, inusuale, difficilmente descrivibile. Hanno saputo rielaborare e fare proprie le caratteristiche principali di un genere di nicchia in modo così convincente, da riuscire ad utilizzarlo per esplorare nuovi territori musicali attraverso la loro originale proposta.

Il trio sperimentale milanese non sa di certo cosa siano la noia e la monotonia: elettronica, percussioni, suoni riprodotti con tecniche e strumentazioni “vari ed eventuali”, sintetizzatori. Nella scaletta proposta questa sera, è l’imprevidibilità a farla da padrona, accompagnandoci spesso e volentieri ad un vero e proprio climax.

Nel loro suono convivono riff granitici e ritmiche ipnotiche, con un forte impatto live: i loro concerti sono spesso, purtroppo non è il caso di questa sera, accompagnati da visual originali di Michele Bernardi, che rendono l’esperienza audiovisiva ancora più immersiva.

Stasera hanno ottenuto comunque un forte impatto ipnotico e psichedelico, incontrando i gusti di gran parte del pubblico già presente nel locale.

Una perfetta fusione di rock psichedelico e ispirazione krautrock che si manifesta durante i 40 minuti a loro disposizione, ben sfruttati dai nostri per aumentare la propria fanbase.

Poche chiacchiere e ampio spazio alla musica. Sono queste le esibizioni che apprezzo maggiormente, al di là di incontrare o meno i gusti personali.

I Sothiac sono stati per me una piacevole scoperta, ma molti dei presenti già li conoscevano, a dimostrazione che i veterani meneghini negli anni sono riusciti a farsi un nome all’interno della scena underground nostrana.

E se lo meritano tutto un posticino tra le nostre eccellenze nostrane, non guardiamo sempre Oltralpe, che di realtà interessanti ne abbiamo anche noi.

Bravi davvero.

Non sempre l’erba del vicino è quella più verde…ricordiamocelo.

Lineup

Pat Moonchy (aka Moon) – voce, synths

Lucio Liguori (aka Shine) – chitarra

Borda – batteria

Devo ammettere che mi sentivo un poco stranita quando il set dei Sothiac è terminato, ma nulla che una birra e quattro chiacchiere con il mio compagno Luca e gli amici Valentina e Rubens, non possano risolvere nell’attesa paziente del cambio palco per l’arrivo dei tanto attesi headliner.

WITCHCRAFT

Queste due date italiano segnano il ritorno della band svedese nel nostro Paese dopo diversi anni di assenza e, come detto inizialmente, anticipano l’uscita di un nuovo album prevista per maggio 2026.

Nel corso di oltre venticinque anni di attività, hanno costruito una propria identità personale, diventando una band di culto grazie a un sound che intreccia heavy rock, doom tradizionale e forti suggestioni psichedeliche, che dal vivo trovano la giusta dimensione, grazie all’estrema bravura di questi musicisti.

Magnus Pelander, unico membro originale rimasto della band, nel tempo ha costruito un’identità sonora riconoscibile, che affonda le radici nell’heavy rock e nel doom tradizionale, arricchito da forti influenze psichedeliche e da un’attitudine profondamente legata allo spirito degli anni Settanta.

Un approccio che guarda dichiaratamente a quegli anni, ma riletto con una sensibilità contemporanea e una forte identità, tra riff magnetici, atmosfere oscure e una carica emotiva che dal palco arriva dritta allo stomaco.

Magnus Pelander, negli ultimi anni accompagnato in sede live dalla bassista Ida Elin Tannerdal e Jussi Kalla alla batteria, suonano come se gli anni ’70 non fossero mai finiti, riuscendo nell’intento di riprodurre anche in sede live le atmosfere tipiche del periodo, con il loro doom occulto misto al progressive rock, facilmente riconoscibile perché del tutto peculiare.

Il trio heavy psychedelic rock, doom metal tradizionale che dir si voglia, con base in Örebro, Svezia è tornato finalmente a farci visita, e personalmente non vedevo l’ora. Come me i moltissimi che hanno affollato il Magnolia in questa sabato sera di febbraio, che si tinge di occulto non appena ne varchiamo la soglia.

Hardstaff Booking del buon Corrado, ha scelto questo Circolo di Segrate per la tappa milanese: a mio parere, un contesto capace di valorizzare al meglio l’impatto sonoro e la dimensione più intima di questa band.

La voce di Magnus Pelander è magnetica come la ricordavo, potente e ricca di sfumature, anche quando le interpreta nella sua lingua madre, e ci trascina inevitabilmente in atmosfere suggestive da cui non vorremmo uscirne mai.

I Witchcraft, da sempre, spaziano senza alcuna difficoltà, da brani lenti e pesanti a intermezzi acustici, emotivamente molto sentiti a tratti quasi spirituali. Nessun appassionato qui presente del doom anni ’70 rimarrà insoddisfatto dall’esibizione di questa band, perché padroneggiano, quello che a molti sembra un genere stanco e ripetitivo, per non dire morto, in maniera esperta e allo stesso tempo riverente.

I momenti salienti includono il primissimo loro singolo “No Angel or Demon” e “Witchcraft”, dall’omonimo e primo album del 2004, presente e conservato con cura nelle case di tutti i presenti sicuramente. E da questi brani si capisce bene come mai siano ancora oggi un punto di riferimento per intere generazioni amanti di certe sonorità.

La voce molto espressiva del simpatico Magnus Pelander si sovrappone ai riff di chitarra precisi e sofisticati a volte, altre più schiaccianti, sempre carichi di groove trascinante, che incontrano una sezione ritmica a prova di ferro: linee di basso fragorose e una batteria compatta che si combinano per ricreare dal vivo tutte le sfaccettature occulte del loro caratteristico sound.

Dal secondo album “Firewood” ci faranno ascoltare “Wooden Cross (I Can’t Wake the Dead)”, ad appesantire ulteriormente l’atmosfera, con un Magnus Pelander che interpreta in maniera quasi drammatica e molto sentita una delle mie loro canzoni preferite, e sono stata ben contenta di ascoltarla questa sera in compagnia di molti altri che riescono ad apprezzare veramente la produzione di questa band, non sempre di facile approccio, diciamocelo.

I Witchcraft in un tripudio di applausi e afflato, si congedano da noi, lasciandoci completamente smarriti e con un senso di “nostalgia canaglia” che comincia ad insinuarsi, ancora prima di dirigerci verso l’uscita e poi definitivamente verso casa.

Lineup

Magnus Pelander – voce, chitarra

Ida Elin Tannerdal – basso

Jussi Kalla – batteria

Setlist

1. If Crimson Was You Colour
2. ⁠Schyssta lögner
3. ⁠No Angel Or Demon
4. ⁠Wooden Cross
5. ⁠Queen Of Bees
6. ⁠Her Sisters They Were Weak
7. ⁠Malström
8. ⁠Leva
9. ⁠Witchcraft

Conclusioni

Dal vivo i Witchcraft sono indubbiamente una delle realtà più riconoscibili del panorama rock e doom psichedelico europeo, e questa sera al Circolo Magnolia ne abbiamo avuto la conferma.

Sentendoli nominare, molti arricciano il naso, pensando di sapere cosa aspettarsi e passano oltre, ma si sbagliano, perdendo così l’occasione, come quella di stasera, di vederli dal vivo e sentire che i Witchcraft sono molto di più di quello che si dà per noto su di loro.

Nonostante possano sembrare per certi versi “fermi nel tempo”, i Witchcraft mostrano, anno dopo anno, una tendenza a voler fare qualcosa di diverso, per arricchire il loro sound ad ogni nuova produzione. Non vedo l’ora arrivi maggio per ascoltare il loro prossimo album, e poi chissà, magari ci ritroveremo qui a parlarne.

Ci si rivede prestissimo, sempre tra queste righe.

Stay tuned and Stay metal.