Recensione: 1901: The First Mother

Di Antonio Miele - 13 Maggio 2023 - 6:40

Nuovo lavoro in studio (il quarto) per gli emiliani The Modern Age Slavery a sei anni di distanza dal precendente “Stygian” e il primo su etichetta Fireflash Records.
“1901: The First Mother” è composto da undici brani di death metal massiccio con influenze sempre più evidenti di altri generi in cui Giovanni Berselli & co. sembrano completamente a proprio agio.
Il disco parte subito forte con i due primi singoli estratti “Pro Patria Mori” e “KLLD” in cui il blast beat di Federico Leone la fa da padrone e arriva ad esplorare territori deathcore.
Nel terzo singolo “Irradiate All The Earth” è evidente il largo utilizzo di tastiere che danno al pezzo un’atmosfera quasi industrial.
Si prosegue con le influenze stavolta chiaramente nu-metal nelle successive canzoni “The Hip” e “Lilibeth”, quest’ultima soprattutto nel riff iniziale che sembra uscito direttamente da un lavoro dei Korn.
In “Nytric” invece vengono introdotti elementi sinfonici quasi alla Fleshgod Apocalypse. “Victoria’s Death” è un pezzo strumentale che fa da apertura a “The Age Of Great Men”, il brano più sperimentale del lotto.
Le tastiere accompagnano in sottofondo il cantato quasi parlato di Giovanni per poi sfociare in un ritornello death-core classico.
In chiusura di album troviamo la cover di “Blind” dei Korn, assolutamente apprezzabile e resa molto personale dalla band emiliana con blast beat e tanto groove, legnata sui denti perfetta per chiudere il cerchio di questi quasi quaranta minuti di musica.
In conclusione un convincente ritorno sulle scene, la qualità dei pezzi resta su buoni livelli per tutta la durata del disco.
La ‘contaminazione’ del sound con elementi apparentemente distanti dal death metal classico è assolutamente riuscita, speriamo soltanto di non dover aspettare ancora sei anni per sentire il seguito di questo “1901: The First Mother”.

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Genere: Death 
Anno: 2017
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