Recensione: 2

Di Onirica - 14 Novembre 2004 - 0:00
2
Etichetta:
Genere: Prog Rock 
Anno:2004
Nazione:
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70

Quello che sto per presentare non è altro che il frutto dell’intensa collaborazione di grandi musicisti che hanno fatto della loro amicizia la prerogativa assoluta della composizione. Superato il progetto Platypus ed abbandonate le tastiere di Derek Sherinian (ritenute non indispensabili alla realizzazione di qualcosa di necessariamente diretto ed incisivo) esce il primo disco dei The Jelly Jam: particolare ed accattivante mi sorprende perchè riesce a fondere sonorità prettamente sperimentali alla violenza delle chitarre ed a melodie che tanto ricordano i Beatles. Ecco uscire il secondo numero, le prime impressioni sono quelle di un lavoro sicuramente più impulsivo e meno riflettuto che scatena una quantità di energia esorbitante con del materiale a breve scadenza. Priorità al debutto.

Ty Tabor – Vocals, Guitars
John Myung – Bass
Rod Morgenstein – Drums

Nuovo appiccicoso barattolo di marmellata gelatinosa da spalmare sulle orecchie affamate per una seconda colazione in compagnia di mostri sacri del progresso. Una sassata alle fragole che sicuramente stacca la release precedente per quanto concerne la coerenza della struttura compositiva, una caratteristica così ben definita che potrebbe senza problemi mettere in imbarazzo la personalità inesistente di gruppi veri e propri. Questo progetto costruito sulle strade parallele alla carriera di gruppi come Dream Theater, King’s X e Dixie Dregs si trascina alle spalle un fagotto pieno di esperienza e stile che senza dubbio costituiscono le armi pesanti dell’occasione. Solo una chitarra e zero tastiere ma la resa sonora è orchestrale, ovviamente la produzione eccellente non può che avvantaggiare questo raro fenomeno ma non meno importanza pretende la capacità di controllare e gestire il proprio strumento, esecuzione impeccabile nella prospettiva individuale ma soprattutto nel suo insieme perchè ogni strumento è stato registrato nell’accurata consapevolezza di quanto accade nelle immediate vicinanze. Ogni traccia è improntata sulla penna del chitarrista/produttore, un inchiostro spesso e scuro arricchito da una sezione ritmica che conferisce dinamica e volume alla discussione sonora: riffoni giganteschi concepiti tramite il semplice dono della spontaneità acquisiscono quindi complessità strutturale grazie ad un basso elettrico denso ed evasivo, fedele compagno di una batteria inaffidabile nel suo continuo alternare momenti di fuga ad attimi di diligente accompagnamento. Insomma un disco prima di tutto tipicamente rock, che comunque non può nascondere la vena progressiva di appartenenza prima di stancare un pochino: dodici brani che sembrano essere stati spiattellati con naturalezza sul muro delle proprie realizzazioni senza abusare della facoltà di ragionamento, facoltà che sicuramente contraddistingue gli uomini ma non tutti i musicisti. 

Andrea’Onirica’Perdichizzi

TrackList:

01. Not Today
02. Coming Round
03. Empty
04. Drop the Gun
05. Allison
06. Maybe
07. She Was Alone
08. Angel Or Devil
09. You Don’t Need Anymore
10. Runaway
11. War Is…

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