Recensione: A Collapse of Faith

Di Emanuele Calderone - 16 Luglio 2010 - 0:00
A Collapse of Faith
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Anno: 2010
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74

A distanza di due anni dal precedente “The Womb of Primordial Nature” ecco tornare, in questo intenso 2010, gli October Falls con il nuovo “A Collapse of Faith”.

La band si riaffaccia sul mercato discografico con un lavoro composto di tre canzoni, per un totale di 42 minuti di musica.
Ma cosa è cambiato durante il biennio che il combo ha trascorso in studio? Pressoché nulla. Il gruppo continua difatti a muoversi sulle coordinate già tracciate con il precedente platter. Le influenze musicali rimangono le stesse: gli Opeth degli esordi, gli Ulver, i primi Katatonia e i Wyrd sono le fonti da cui attingere.
All’ascolto di questo “A Collapse of Faith” si nota come i pezzi, essendo tutti collegati fra loro, possano funzionare come un’unica lunga track. Le composizioni presentano delle strutture simili: i brani si dividono tra momenti di grande tensione e violenza ed altri decisamente più delicati e pregni di malinconia.
La ferocia sprigionata è sottolineata dal riffing potente ed incalzante di Lehto, che viene sorretto da una sessione ritmica davvero stupefacente, puntuale e precisa oltre che estremamente corposa e quadrata. Il compito viene eseguito dal duo Metsola/Tarvonen con grande cura. Le parti più calme vengono invece evidenziate da linee di chitarra acustica accompagnate di sovente da note di pianoforte sullo sfondo. In questo caso i tempi si fanno più dilatati, con basso e batteria che scandiscono l’andamento in maniera più pacata.
Per quel che concerne l’aspetto vocale, il cantato si muove tra un growl profondo -che porta alla mente l’operato di Akerfeldt sui primi dischi degli Opeth- e uno scream mai esasperato, che contribuisce a rendere il mood del full-length più tetro.
Le tracks presentano delle architetture complesse, con lunghi stacchi strumentali che si alternano a parti cantate. Il song-writing risulta, il più delle volte, discretamente convincente e dinamico: nonostante il minutaggio elevato (i primi due brani superano i 15 minuti di durata) la band riesce, bene o male, a non essere troppo dispersiva e prolissa, dimostrando una buona elasticità in fase di composizione.
A rendere più interessante il platter ci pensano le atmosfere oscure ed “invernali” costruite dai nostri, che arricchiscono notevolmente la componente emotiva delle canzoni.
D’altra parte va però segnalata una certa mancanza di voglia di sperimentare: si nota infatti come il trio ricorra, non di rado, a soluzioni che sanno di già sentito (in primis è ancora l’ombra degli Opeth ad aleggiare sull’album) e che non riescono a colpire come dovrebbero. In particolare è proprio nelle sezioni strumentali, alle quali si faceva riferimento prima, che i nostri non sono incisivi come ci si aspetterebbe.
Ciò finisce per vanificare un poco quanto di buono si può ascoltare in un disco che ha, comunque, più di una freccia al suo arco.

Encomiabile è invece tutto ciò che riguarda gli aspetti più tecnici. I ragazzi si dimostrano in possesso di capacità esecutive di assoluto rilievo, il che permette loro di affrontare con disinvoltura anche i passaggi più complessi e tecnici.
Il lavoro di mixing risultata altrettanto di qualità: i suoni -pulitissimi e chiari- sono ben calibrati; il volume degli strumenti è regolato a dovere, in modo da dare il giusto risalto a chitarra, basso e batteria.
 
Questo è tutto. “A Collapse of Faith” è un album che, nonostante presenti più di un’ombra, si lascia sentire con piacere per più volte. L’ascolto è consigliato a tutti coloro i quali abbiano amato i precedenti dischi del trio finlandese, ma anche a chi voglia farsi un’idea dell’universo musicale degli October Falls.

Tracklist:
01 – A Collapse Of Faith Part I
02 – A Collapse Of Faith Part II
03 – A Collapse Of Faith Part III

Emanuele Calderone

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