Recensione: A Eulogy For The Damned

Di Giuseppe Abazia - 19 Febbraio 2012 - 0:00
A Eulogy For The Damned
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Anno:2012
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75

A ben cinque anni di distanza da Healing Through Fire, riecco affacciarsi sulla scena stoner gli Orange Goblin. Con ormai più di quindici anni di carriera sulle spalle, sette dischi registrati (incluso quest’ultimo), ed uno stile immediatamente riconoscibile, gli Orange Goblin possono senz’altro essere considerati una delle band più importanti del loro genere. A Eulogy For The Damned è il nome della loro nuova fatica: poche novità, ma grinta da vendere, un impatto devastante, e tanto sano rock.

Ritroviamo gli Orange Goblin fondamentalmente uguali a come li avevamo lasciati l’ultima volta con Healing Through Fire: potenti, diretti e dannatamente coinvolgenti. Il loro stile è ormai una certezza su cui fare affidamento, e anche stavolta il combo inglese dimostra di saper plasmare con maestria e consapevolezza la materia prima dello stoner metal, sfornando una manciata di brani che magari non brillano esattamente per originalità o innovazione, ma di certo svolgono il loro dovere in modo più che egregio. Il riffing di chitarra è corposo, massiccio, venato di sonorità southern, ed è sempre in grado di trascinare l’ascoltatore tra le maglie del suo groove sporco, tipicamente seventies; nonostante una forte omogeneità di fondo, l’album scorre piacevole grazie ad un’efficace alternanza di pezzi più veloci e diretti, ed altri più orientati al mid-tempo e ad atmosfere acide e polverose. Le melodie schierate in campo dagli Orange Goblin sono semplici ma coinvolgenti, e alcune sorprese in questo senso sono riservate dalla parte centrale del disco, per la quale il gruppo si riserva alcune delle canzoni più particolari del lotto. Nulla da ridire neanche sulla voce di Ben Ward, la cui ruvidezza è da sempre un marchio di fabbrica degli Orange Goblin.

Insomma, niente di nuovo sotto il sole, ma A Eulogy For The Damned è un disco riuscito, che cementa ulteriormente una carriera solida e coerente, votata senza compromessi ad un certo modo di intendere e suonare musica metal. Fan dello stoner e degli Orange Goblin, acquistate senza indugi.

Giuseppe Abazia

Tracklist
01 – Red Tide Rising (04:50)
02 – Stand for Something (03:48)
03 – Acid Trial (04:13)
04 – The Filthy & the Few (03:32)
05 – Save Me from Myself (05:59)
06 – The Fog (06:46)
07 – Return to Mars (02:27)
08 – Death of Aquarius (05:49)
09 – The Bishops Wolf (04:40)
10 – A Eulogy for the Damned (07:17)
 

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