Recensione: A Sign Of Things To Come

Di Fabio Vellata - 27 Luglio 2008 - 0:00
A Sign Of Things To Come
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Anno: 2008
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70

Nuovo capitolo discografico per Michael Vescera, rinomato singer – che in molti ricorderanno in azione con Loudness e Malmsteen – già autore di una serie di solo album (l’ultimo nel 2003), incisi però, con il moniker MVP.

Al leggere il nome del cantante italo-americano, i conoscitori avranno già intuito la natura della proposta e lo stile offerto. “A Sign Of Things To Come” è, infatti, il classico disco di heavy melodico venato di sfumature neoclassiche che, da più di un ventennio (più o meno da quando Yngwie è divenuto personaggio di sconfinata fama), compaiono con assidua regolarità sul mercato internazionale.
Facilissimo quindi, descrivere le coordinate di base su cui si ergono le varie composizioni.
Cadenze mai troppo veloci o urgenti, chitarre in primo piano, atmosfere un po’ drammatiche e cantato ricco di carica espressiva, sono per sommi capi gli elementi principali cui fare riferimento, contando come muse ispiratrici gli immancabili Rainbow, Deep Purple e R.J.Dio, in un quadro che, tra inevitabili alti e bassi, riesce comunque a rendersi gradito ed a regalare qualche momento di bella musica.

Invero non di buon auspicio è tuttavia “l’incipit” del disco, riservato ad un pezzo affatto anonimo, scontato e banalissimo come “Between Heaven And Hell”, salvato solo da un’ottima prestazione del bravo Vescera.
Le cose vanno già meglio a partire dalle tracce successive, la titletrack “A Sign Of Things To Come” e la robusta “Shine”, non ancora quello che può essere descritto come memorabile ma, ad ogni modo, discreti brani dal buon profilo melodico.
Con l’inoltrarsi sempre più in profondità nella scaletta, il valore qualitativo cresce, andando ad assestarsi su di un livello effettivamente più che buono e soddisfacente. Nessun appunto verso canzoni come “Something To Believe”, “I’ve Seen The Light”, “Say The Word” e “Pain”, caratterizzate da un impasto heavy d’ottimo spessore, in cui la voce del frontman statunitense spicca con autorità, portando alla memoria sprazzi dei già citati Rainbow e Dio, unitamente alla lezione imparata durante la militanza alla corte di sua maestà Malmsteen.

Molto bravi inoltre, i musicisti chiamati a dare il proprio contributo all’album. Facce piuttosto conosciute nell’ambiente come Jimi Bell e B.J. Zampa degli House of Lords, Scott Boland degli Obsession ed il noto mago delle tastiere Mats Olausson, sono una garanzia di “sostanza” e buon mestiere a cui non difetta di certo la qualità, per un risultato complessivo che, dal punto di vista prettamente tecnico, non ha davvero punti deboli.
Leggermente altalenante invece la produzione, opera dello stesso Vescera, non sempre studiata al meglio e disomogenea, con risultati talora eccellenti ed altre volte sotto la sufficienza.

Tutt’altro che un brutto disco “A Sign Of Things To Come” s’inserisce in quella categoria, ampia e sempre ricca, di uscite di media levatura, interessanti senza dubbio ma, al contempo, non fondamentali o imperdibili.
Gli amanti di Malmsteen, Tony Martin, Ronnie James Dio e dei suoni neoclassici, si buttino comunque all’ascolto.
Tra luci ed ombre, la nuova creatura di Michael Vescera rivelerà di certo qualche aspetto per cui farsi apprezzare senza troppi malumori.

Tracklist:

01. Between Heaven And Hell
02. Sign Of Things To Come
03. Shine On
04. Something To Believe
05. Crossing The Line
06. Hands Of Fate
07. I’ve Seen The Light
08. Make Your Move
09. (When You’re) Cryin’
10. Say The Word
11. Pain
12. Thrill Of It All

Line Up:

Michael Vescera – Voce
Jimi Bell – Chitarra
B.J. Zampa – Batteria
Scott Boland – Chitarra
John Bruno – Chitarra
Chris McCarvill – Basso
Jay Mezias – Batteria
Todd Kennedy – Batteria
Tony Mei – Batteria
Mats Olausson – Tastiere

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