Recensione: All Lights On
A due anni di distanza dal debutto con “Danger Zone”, tornano a farsi vivi gli Smoking Snakes, band di Göteborg appartenente all’affollata scena hard rock/sleaze svedese. Dopo i buoni riscontri del disco d’esordio, il quartetto scandinavo decide di battere il ferro finché è caldo e rilancia l’offerta con il secondo lavoro, “All Lights On”. Il full-length è edito ancora una volta dalla Frontiers Records, etichetta sempre sul pezzo nel proporre nuovi nomi in campo hard rock.
La formazione vede i due fondatori Brett Martin (voce e chitarra ritmica) e Andy Delarge (basso), affiancati dai nuovi innesti Mackey Gee (batteria) e Rob Raw (chitarra solista). Tutti e quattro li troviamo a posare sulla copertina del nuovo album, con un’attitudine cafona degna dei Kiss di “Lick It Up”, e lo skyline di una metropoli sullo sfondo. Un artwork dal forte sapore vintage, magari anche un po’ pacchiano, ma in perfetta sintonia con la proposta musicale a cui si ispira il gruppo.
“All Lights On”, infatti, mette sul piatto una decina di tracce bollenti, ispirate a maestri americani come W.A.S.P. e Mötley Crüe, senza dimenticare i connazionali Hardcore Superstar e Crazy Lixx, il tutto arricchito da una forte componente di heavy metal europeo anni ’80.
Il disco si apre con “103.1 The Scream – The 80’s Late Night Radio Broadcast”: un’intro che consiste sostanzialmente in uno zapping tra stazioni radiofoniche. Non proprio originalissima come idea, ma almeno non è il solito rumore di sirene in una giungla urbana, stra-abusato in ambito sleaze.
D’improvviso una voce ammonisce con un perentorio “You Better Don’t Touch”, innescando così un turbine di hard rock bollente e melodie esplosive. Chitarre graffianti, voce stridente e sezione ritmica implacabile fissa sul 4/4. Possiamo tranquillamente affermare che tutti gli ingredienti del genere siano al loro posto fin dalle prime battute.
Diciamo subito che gli Smoking Snakes non offrono nessuno spunto innovativo, andando a ricalcare cliché già ampiamente utilizzati da altri prima di loro. Nonostante tutto, però, la proposta musicale del quartetto svedese riesce ad essere sempre accattivante, grazie a dei brani su di giri, con riff di chitarra immediati e ritornelli coinvolgenti che fanno venir voglia di alzare il volume.
Brett Martin e soci credono veramente in quello che fanno, e riescono a compensare la mancanza di originalità mettendo in campo energia e determinazione.
“All I Need” si mette in bella mostra sfoggiando risolutezza e ritornelli da arena, mentre “Trick Or Treat” evoca una forte atmosfera da teen-horror anni 80.
La formazione di Göteborg non esita a premere sull’acceleratore, dandoci dentro con il ritmo e il groove. I riff, quasi sempre secchi e fragorosi, e parlano all’ascoltatore dandogli del tu. Il lavoro delle chitarre è potente e quadrato, con assoli travolgenti che invogliano a lasciarsi andare all’air guitar.
Il cantato riesce sempre ad essere efficace: Brett Martin è consapevole di non essere proprio un usignolo, perciò non si perde alla ricerca di armonie troppo sofisticate. Punta invece su una prestazione tagliente come un rasoio, lavorando su melodie immediate e di forte impatto.
“Last Man Standing” riesce a sedurre con un hard rock rovente, mentre sulla stradaiola “Screaming For More” Rob Raw si rende protagonista di un assolo incandescente. “Look In Your Eyes” è invece una power ballad con cui la band prova ad ammorbidire l’ambiente, senza mai scivolare nell’eccesso di sdolcinatezza.
Questo album mette in mostra un buon songwriting, arrangiamenti indovinati e riff che colpiscono nel segno, garantendo un divertimento sicuro. Qui trovano poco spazio le sonorità patinate o troppo levigate; il disco trae la sua forza proprio da un’attitudine grezza e spericolata, brillando per carica e incisività dal primo all’ultimo minuto. Con “Broken Heart” si prova a fare le veci dei connazionali Crashdïet, mentre in “Nasty & Wild” sembra di sentire i Pretty Boy Floyd trapiantati dall’assolata California e catapultati in mezzo alle gelide pianure scandinave.
“Turn On The Lights” svela un volto più radiofonico, con i fraseggi di Rob Raw che vanno a intrecciarsi con i vocalizzi di Martin.
Se il glam/sleaze è la musica da festini selvaggi per antonomasia, “Pleasure & Pain” rappresenta al meglio questa attitudine, grazie a un giro di chitarra travolgente e a un ritornello da party metal ruvido e sfrontato.
Senza troppa fatica gli Smoking Snakes riescono a realizzare un lavoro schietto e carico di adrenalina. “All Lights On” ha tutto quello che ti aspetti da un disco così: ritornelli da cantare a squarciagola, assoli sgargianti e ritmiche che spingono. La band, però, non si limita a citare gli anni ’80 con una nostalgia fine a se stessa; al contrario, mette in campo songwriting di qualità riuscendo a rendere la loro offerta musicale abbastanza attuale. Un connubio riuscito di hair metal californiano, sleaze svedese e una ruvidità parente stretta degli Accept.
Tutto molto semplice, magari anche un po’ prevedibile, ma sicuramente molto efficace.

