Nuovo album per gli Xentrix: “Allied With the Enemy” è il suo titolo ed è disponibile dal 30 ottobre 2026 tramite Listenable Records.
Anche se la loro storia è ben nota, facciamo un breve ripasso: gli Xentrix appartengono alla scena Thrash britannica fin dal 1984 (dove hanno mosso i primi passi con il moniker Sweet Vengeance), ovvero sin dai folgoranti esordi del movimento, quando l’ondata travolgente proveniente dagli Stati Uniti si infranse sulle coste del Regno Unito. Grazie al centrato debutto “Shattered Existence” (1989) e, soprattutto, al capolavoro “For Whose Advantage?” (1990) – entrambi pubblicati dalla prestigiosa Roadracer Records – la band salì sul podio del metal inglese insieme a Sabbat, Acid Reign e Onslaught. Il gruppo sfoderò un sound personale, capace di unire le linee aggressive della Bay Area con la precisione tecnica tipica della terra d’Albione. D’altronde, l’Inghilterra di Metal se ne intendeva parecchio all’epoca, avendo a sua volta influenzato i ragazzi di San Francisco e dintorni qualche anno prima. Un serpente che si morde continuamente la coda, con influenze transoceaniche che vanno e vengono, generando un attrito pazzesco ed un sacco di buon rumore.
Nemmeno loro, tuttavia, rimasero immuni al crollo del Thrash anni '90 in favore del Grunge. Forti del pragmatico motto "cosa si fa per campare", gli Xentrix tentarono di rimanere sul treno dando vita ad album come “Kin” (1992) e “Scourge” (1996). I riscontri, purtroppo, furono più negativi che positivi, conducendo la band allo scioglimento nel 1997. Nel nuovo millennio il Thrash è tornato in auge e la maggior parte delle vecchie glorie si è riformata; perché non anche loro? Dopo un primo e infruttuoso tentativo di riemersione tra il 2005 e il 2006, è nel 2013 che la band trova il suo vero, nuovo punto di partenza. Kristian Havard (chitarra) e Dennis Gasser (batteria), unici membri della formazione originale decisi ad andare avanti, reclutano prima Chris Shires al basso e poi – dopo alcune rotazioni di vecchi elementi – Jay Walsh (ex Blaze Bayley) alla chitarra e voce. È la ripartenza definitiva.

Dopo ben 23 anni di silenzio discografico dal già citato “Scourge”, arrivano prima “Bury the Pain” (2019) a sancirne il ritorno, poi “Seven Words” (2022) a dichiararne gli intenti, e ora questo “Allied with the Enemy”.
Prima di tutto questo ultimo capitolo mostra una band coesa, forte di una line-up intonsa dal giorno della reunion (una caratteristica che, a dire il vero, contraddistingueva anche i vecchi Xentrix, rimasti immobili nei cambi di formazione da “Shattered Existence” a “Kin”). Questa stabilità non è nient’altro che un bene in un periodo storico in cui la norma è rappresentata dall'instabilità, con musicisti che ruotano in continuazione e band che si rivelano meteore.
In secondo luogo, è doveroso citare la scelta del produttore: un personaggio che di Thrash se ne intende eccome, il maestro Andy Sneap (fondatore dei Sabbat, il combo più sperimentale del sopra citato quartetto inglese, attuale chitarrista dei Judas Priest e mente dietro le quinte di Opeth, Megadeth ed Exodus, solo per citarne alcuni). Vero e proprio modello di riferimento del metal moderno, per il nuovo album degli Xentrix Mr. Sneap è riuscito, come sua consuetudine, a unire una precisione da cardiochirurgo a una potenza d'impatto devastante, innalzando un muro sonoro massiccio, nitido e capace di dare estremo vigore alla voce graffiante di Jay Walsh.
Fin qui tutto bene, neanche una lamentela. Le canzoni che compongono il full-length formano un Thrash ruvido e guerrafondaio, basato principalmente sulla velocità intervallata da cambi di tempo pesanti e cadenzati, ma ricco al contempo di sprazzi melodici, inserti di twin guitars e assoli trascinanti. Nonostante gli anni trascorsi e i passati cambi di line-up, lo stile degli Xentrix si è evoluto senza stravolgersi rispetto agli esordi (escludendo il tormentato periodo intermedio, principio che d'altronde si applica a quasi tutte le Thrash band Old School).
Brani come la spedita “Rip Saw”, la marziale “Allied with the Enemy”, l'articolata “On Burned Remains”, la prepotente “Doomsday Hook”, la semi-ballad “The Dark Eternal” o la dura “Snake in Waiting” hanno un "perché" forte e indiscusso. Non le mandano a dire. Suonano crude perché affrontano temi altrettanto crudi e scottanti, come la disinformazione, la ricerca ossessiva della popolarità, il collasso sociale e psicologico. Il testo della Title-Track è emblematico: noi che, inavvertitamente, ci rivoltiamo contro noi stessi perdendo la nostra stessa identità.
Dov'è allora il problema di questo disco? C’è il sound, c’è la tecnica, c’è tanta musicalità, ma il songwriting risulta alla lunga un po' limitato. Alla fine ci si ritrova ad ascoltare, per la millecentesima volta, la stessa formula già proposta da altri; per quanto sia suonata bene, su un lotto di brani che supera i 50 minuti di durata complessiva questo fattore purtroppo pesa. Verso il finale subentra un po' di distrazione e, quando i solchi finiscono (complice anche una traccia strumentale conclusiva decisamente superflua), la voglia di premere nuovamente il tasto play non è che proprio venga.
È un peccato, perché il Thrash che gli Xentrix tirano fuori è genuino, senza fronzoli ed esplosivo, ma, come già detto, limitato. Una caratteristica che, a dire il vero, era già emersa nel precedente lavoro. Questo fa sorgere un'insana domanda sul futuro a lungo termine della band, che speriamo venga confutata nel prossimo capitolo. Nulla di tragico, sia chiaro: “Allied with the Enemy” presenta moltissimi aspetti positivi. Tuttavia per il futuro, viste le enormi potenzialità in gioco, è lecito aspettarsi qualcosa in più. Un album più che sufficiente, ma con riserva.