Recensione: Amen
Come introduzione, cito una recente dichiarazione di Mike Portnoy, che ha definito questo quinto album dei francesi Igorrr come il migliore del 2025 in virtù del suo “eclettismo, una sorta di death metal che incontra musica da camera”. Ma questa è solo una parte di un qualcosa di ancora più ampio e dalle molte sfaccettature che fuoriesce dai solchi di questo disco. Assorbito ormai l’effetto sorpresa degli esordi di un ventennio fa, il poli-strumentista e mastermind Gautierre Serre, in arte Igorrr (si pronuncia “aigorr”), continua a portare avanti il suo progetto con coerenza e profusione di intenti, cercando anche di rinnovare la sua proposta. Un primo passo di questo cambiamento è avvenuto poco dopo la pandemia, con l’avvicendamento di tutti membri e dei collaboratori precedenti con nuovi musicisti a cui se ne sono aggiunti altri come ospiti (tra cui la nostra Lili Refrain, Scott Ian, l’ex Soulfly Mike Leon ecc.), per i quali ci vorrebbe un elenco a parte e che per i singoli apporti rimando alle note del disco.
Diciamo subito che, rispetto al passato più recente, non avviene un vero e proprio stravolgimento stilistico, che reputerei quantomeno impossibile data la varietà degli stili che hanno sempre pervaso la musica del nostro cugino d’oltralpe, ma non c’è nemmeno un riciclo di idee passate o una mera ripetizione di quanto sia stato già fatto in precedenza. Inoltre, come affermato da Gautier stesso, c’è stato un maggior coinvolgimento in fase compositiva degli altri membri della band proprio per realizzare un disco più partecipato.
Per questo “Amen” non passa inosservato. Composto da 12 canzoni più o meno di media durata per 45 minuti totali (si va dai 12 secondi della grind-core “2020” ai quasi 6 minuti della “elettro-operistica” “Silence”), l’album rappresenta un melting-pot musicale in cui quello che nei dischi precedenti poteva definirsi “non-sense” per via di una ricerca quasi maniacale del diverso e dell’originale (versi di galline, suoni disturbanti, distorsioni, musica classica ecc.), adesso è sfociato in qualcosa di più organizzato e delimitato, direi anche più orecchiabile, migliorando e altresì creando quegli anelli di congiunzione tra stili molto diversi che solo la mente geniale di Gautierre poteva unire, lasciando la nostra mente libera di spaziare tra partiture di musica estrema ad altre più liriche e solenni o ad altre ancora più vivaci e folkloristiche. E’ questo un album complessivamente più cupo, ancora più debitore del genere metal nella sua variante death e death-core ma con aperture a tecnicismi e sperimentalismi che esulano da influenze ben definite. In questo contesto si inserisce “Headbutt”, il cui accompagnamento di pianoforte, i cori operistici registrati all’interno di una chiesa e le intrusioni noise di Gautierre vengono interrotte quasi improvvisamente dallo scream allucinante del nuovo entrato J. B. Le Bail, dalle sfuriate del basso di Mike Leon e dal tremolo picking serrato e preciso del nuovo chitarrista Martyn Clément. A calmare le acque agitate interviene la voce operistica della virtuosissima Marthe Alexandre a completare una centrifuga di soluzioni stilistiche ed emozioni che vengono interrotte solo nel finale dalla benna dell’escavatore (manovrato da Gautierre stesso) che si appoggia non proprio delicatamente sui tasti di un pianoforte, che esala così le sue ultime note. Un genio.
Il sintetizzatore di Gautierre dicevamo: quasi sempre presente ma posto più ai margini, udibile nei rumori di sottofondo e nelle rifiniture, in quest’album non svolge un ruolo centrale come nei dischi passati, ma è comunque ben presente nella schizofrenica “A.D.H.D.”, il pezzo inclassificabile per eccellenza, maggiormente incentrato sull’elettronica e gli effetti sonori, accompagnato da un filmato dal sapore rétro, in cui la fanno da padrone le allucinazioni, le maschere e la psiche umana, pronta ad esplodere come i cervelli del videoclip.
Sono proprio i video che ci fanno percepire meglio la dimensione musicale degli Igorrr, in quanto la loro musica è anche e soprattutto un’esperienza visuale. Realizzati con la computer grafica, oltre alla già citata “A.D.H.D.”, sono “Daemoni” e“Infestis”: corpi pietrificati o che si contorcono in uno scenario da incubo, accompagnati da ritmiche cadenzate e solenni che sembrano volerci trascinare in un abisso non solo fatto di suoni ma anche di visioni oniriche e spettrali.
Anche i videoclip che riprendono la band in studio sono sì più classici ma ci mostrano meglio quello che sono musicalmente gli Igorrr, eclettici e impegnati a destreggiarsi in ogni stile e con ogni tipo di strumento, da quelli tipici del genere metal a quelli della musica tradizionale, a corda e a percussioni, come nella schizofrenica “Blastbeat Felafel”, fortemente intrisa di musica orientale indiana e in cui spicca anche la prova muscolare del batterista Remi Serafino.
In tutto ciò si inserisce un pezzo agli antipodi come “Ancient Sun”, più calma e riflessiva, che fa da argine alle irruenze e alle divagazioni sonore delle altre. Altri pezzi risentono più della musica classica: oltre alla già citata e conclusiva “Silence”, la terza canzone in scaletta, “Limbo”, unisce opera lirica e barocca con il metal e il death-core, mentre con “Pure Disproportionate Black and White Nihilism” si sfocia nell’eclettismo più dirompente, tra cori solenni, chitarre acustiche ed elettriche, musica classica, voce in growl e musica elettronica. Non potevano mancare il breve intermezzo acustico in stile flamenco cantata dalla voce soave di Marthe (“Étude n°120”) e la più groovy-thrash “Mustard Mucous”, ironica e divertente e allo stesso tempo ruvida ed irriverente, che vede come ospite alla chitarra Scott Ian.
Complessivamente un altro passo avanti per gli Igorrr (in cui spicca anche la produzione ineccepibile), che si conferma tra i più innovativi musicisti della scena estrema, perché è in questo ambito che collocherei questo disco nonostante le svariate influenze musicali che vi si possono riscontrare. I detrattori non cambieranno idea (forse…) ma per chi è di mente aperta è obbligatorio prestargli un minimo di attenzione.
