Recensione: Angel Dust

Di p2k - 18 Aprile 2003 - 0:00
Angel Dust
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Anno: 1992
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95

Far uscire un disco dopo che il precedente aveva raccolto tanti consensi di critica e pubblico non è mai cosa facile, viste le attese che generalmente vengono a crearsi. I Faith no More si fecero desiderare dai loro fans per oltre tre anni prima di dare un seguito alla loro discografia. Molti si aspettavano un lavoro nuovamente incentrato su sonorità heavy/funky/rap, il tutto condito da un’orecchiabilità essenziale atta a far muovere il culo anche ai più pigri (Breve descrizione delle caratteristiche degli album precedenti!). Invece “Angel Dust” è quanto di più imprevedibile i nostri potessero partorire.
All’epoca l’audience dei Faith no More si spaccò in due. C’è chi non gradì la svolta dei nostri, e chi come me sbavò completamente per questo disco. Durante le fasi di registrazione dell’album girarono voci inerenti dissidi tra il chitarrista Jim Martin ed il resto della band, tanto che si vociferò, e successivamente smentì, che le parti di chitarra non le avesse registrate lui. Questi disagi possono essere avvertiti all’ascolto del disco, grazie ad un’eterogeneità dei brani mai così marcata come in questo caso.
Come sempre si parte a mille con un muro di chitarre e tastiere che aprono “Land of Sunshine“, dove possiamo notare una notevole maturazione della voce di Mike Patton che si è fatta più profonda. La sezione ritmica pesta che è una bellezza, ed il risultato è un brano TRASCINANTE. Il tono dissacratorio della band non è sparito, semmai è accentuato.
Caffeine” è uno dei migliori brani scritti dai Faith no More, e qui le cose cominciano a farsi pesanti per l’ascoltatore, investito da un riff di chitarra pesantissimo e da un cantato ora rabbioso come MAI si era sentito su un disco dei nostri, e ora melodico, per poi esplodere nello stacco centrale dove un urlo isterico ci guida alla fine di un pezzo REALMENTE scioccante! GRANDIOSO!!!
Midlife Crisis” è il primo singolo estratto, trascinante nel suo refrain e spiazzante nella strofa, cantata da una voce sporca ai limiti del “grind”. Ricordo che all’epoca questo brano destò non pochi dubbi, visto che ci si aspettava una “Epic 2”. CORAGGIOSO.
RV” stacca la spina dalla rabbia dei brani che lo hanno preceduto, rinverdendo i fasti di “Edge of the World”, in altre parole un brano soft che potrebbe essere suonata in un night, dove però si avverte il forte elemento ironico dei nostri. DIVERTENTE.
Dopo questa “pausa” si parte con “Smaller and Smaller caratterizzato da un riff pesantissimo di chitarra che si intreccia a dei fraseggi di pianoforte, il tutto sorretto dalla solita accoppiata Gould/Bordin che martellano di brutto. Sopra a tutti svetta il sempre sorprendente Mike Patton, dove la sua passione per il Grind viene a manifestarsi nel brige, in cui le sue urla perdono traccia d’ogni oncia d’umanità. DEMOLENTE.
Everything Ruined” è un brano posto a ricordare a chi ne dubita che i Faith no More sanno scrivere pezzi melodicamente irresistibili, grazie anche ad un ritornello che si stampa nel cervello immediatamente. RIGENERANTE.
Malpractice” è invece un viaggio nella mente distorta di Mike Patton autore di questo folle pezzo, dove a farla da padrone è un’anarchia fondamentale che ad un primo ascolto (ma anche ad un secondo e ad un terzo) può sembrare senza senso. Una vera e propria furia della natura. In questo pezzo c’è una citazione a Dmitri Shostakovich e alla sua “Quartet n°8” eseguita dalla Kronos Quartet. Qui si comincia a percepire quelle che saranno le peculiarità di Mike Patton nel suo folle futuro artistico (“Mr. Bungle”, “Fantomas”, “Tomohawk”). DESTABILIZZANTE.
Kindergarten” è caratterizzata da un lieve ritorno di un cantato rap sulla strofa. Bello lo stacco di basso nella seconda parte che si conclude con un finale in crescendo, trascinato da un grande lavoro di tastiere. COINVOLGENTE.
Con “Be Aggressive” ritorna il lato scanzonato dei nostri, dove dopo un intro d’organo si staglia un’irresistibile ritmica “heavy/funk” fino al refrain cantato da alcune ragazze pon-pon(????). SPIAZZANTE.
A Small Victory” è stato il secondo singolo, ingiustamente sottovalutato all’epoca. Ci troviamo di fronte ad un pezzo melodicamente ineccepibile, con un grouve irresistibile. Nota a parte la merita Bill Gould protagonista di una prova incredibile. APPASSIONANTE.
Si ritorna alla follia con “Crack Hitler“, dove a farla da padrona anche questa volta è un groove heavy/funky su di una strofa cantata/parlata attraverso un megafono, fino al rafrain costituito da una “marcia militare”(?). Gran pezzo da pogo selvaggio, ma fondamentalmente INDESCRIVIBILE.
Dopo tanta follia, cosa possiamo attenderci ora? Semplice altra follia!!! “Jizzlobber” è il brano in assoluto che più mi ha colpito. Un alienato intro di piano degno del miglior film horror, introduce un pezzo caratterizzato da una ferocia senza fine, dove riff pesantissimi di chitarra si contrappongono alla pazzia cantata da Mike Patton ,che si destreggia tra vari cambi di tempo/atmosfera con urla ora rabbiose e ora impazzite, fino all’incredibile finale suonato con un organo e cantato da un coro(!!!!). MERAVIGLIOSO CAPOLAVORO.
Dopo un’orgia d’emozioni apparentemente senza senso (e forse sarà proprio così) il disco si chiude con una cover strumentale, “Midnight Cowboy“, che è il tema portante di un omonimo film di cui ignoro l’esistenza. Un brano necessario dopo tanta carne sul fuoco, che serve a stemperare i toni, visto che questo pezzo si rivela una dolce ballad sorretta da una fisarmonica e da chitarre acustiche. Riposo per le orecchie e per la mente. RILASSANTE.
A causa delle vendite deludenti, il disco venne ripubblicato con l’aggiunta della cover di “Easy” dei Commodores, una ballad impeccabilmente eseguita dalla band, che però non ha mai ottenuto i miei favori perché all’epoca mi puzzò di manovra commerciale, visto poi l’impennata di vendite in seguito all’uscita di questo singolo. NO COMENT.
In conclusione ritengo “Angel Dust” un gran disco dove la band si esprime ai massimi livelli, e soprattutto dove il termine “crossover” trova in questa sede la sua massima espressione.

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