Recensione: Angus McSix And The All-Seeing Astral Eye
Gli Angus McSix furono fondati nel 2022 da Sebastian “Seeb” Levermann (10 minuti di vergogna per chi non conosce questo mostro sacro del power metal!) e da Tomas Winkler, dopo che quest’ultimo era uscito dai Gloryhammer; un anno dopo arrivò il debut album “Angus McSix And The Sword Of Power” che era un disco discreto, che si faceva ascoltare piacevolmente, nonostante una sovrabbondanza di effetti ed una chitarra troppo relegata in secondo piano. L’anno scorso un’altra rivoluzione, con Winkler che lascia anche questo gruppo (ma sarà presente sull’opener del nuovo album “6666”, come in una sorta di passaggio di consegne), sostituito da Samuel Nyman dei Manimal che, per l’occasione, veste i panni di Adam McSix, il fratello di Angus. A lasciare il gruppo anche il batterista Manu Lotter, sostituito da Gerit Lamm (dei semi-sconosciuti Catalyst Crime) nei panni di Ork Zero, a cui è dedicata addirittura una canzone intera. Assieme alla talentuosa Thalia Bellazecca, inoltre, c’è una seconda chitarrista individuabile in tale Jasmin Pabst (più nota su YouTube che altrove) che interpreta il personaggio The Dwarf. Le premesse per un album più “robusto” quindi c’erano tutte ed effettivamente questo “Angus McSix And The All-Seeing Astral Eye” (concept album che prosegue la storia del suo predecessore) si dimostra tale, finalmente con chitarre più massicce e tastiere leggermente meno invadenti (ma non sempre purtroppo!). In diverse tracce dobbiamo registrare la presenza di numerosi ospiti; in “I Am Adam McSix”, ad esempio, ci sono Giacomo Voli ed Alex Krull, ad impreziosire un brano piacevole per il quale è stato estratto un videoclip.
Sulla nona traccia “Let The Search Begin” c’è una parte solista del chitarrista cileno Rafael Dobbs Roa, mentre sulla decima “The Power Of Metal”, la più ruffiana di tutto l’album, annoveriamo la presenza di Chris Bay dei Freedom Call; ci sono anche i Van Canto a duettare con Nyman su “Dig Down”, come anche si può vedere nel videoclip di quella che è una delle tracce migliori dell’album.
Non tutte le canzoni sono, però, funzionano bene; fa eccezione, ad esempio, l’oscena “Techno Men” nella quale sono ospiti gli industrial metallers finlandesi Turmion Kätilöt, canzonetta adatta ad una discoteca techno degli anni ’90, decisamente fastidiosa ed al limite dell’inascoltabile. Ritmi dance e non da canzoni metal ogni tanto vengono fuori, come ad esempio in “Ork Zero”, in cui le tastiere tornano ad essere ingombranti (Seeb ma non ti rendi conto di esagerare?). Dispiace, perché altrimenti l’album sarebbe anche piacevole da ascoltare, grazie ad un’elevata orecchiabilità ed anche ad una buona prestazione canora di Nyman (del resto è risaputo che si tratta di un valido vocalist!). Sorvoliamo sui ridicoli costumi di scena (il batterista travestito da orco muscoloso non si può guardare!) e sulle tematiche iper-fantasy; credo, infatti, che il fine della band sia quello di non prendersi troppo sul serio e di scherzare su questo genere di cose. Badando solo alla musica, invece, c’è da dire che questo “Angus McSix And The All-Seeing Astral Eye” degli Angus McSix è leggermente meno “plasticoso” del suo predecessore, si lascia ascoltare gradevolmente, ma ha al suo interno alcuni brani che decisamente non convincono e sembrano del tutto fuori posto (l’indegna “Techno Men” su tutte!). Ancora una volta, sufficienza guadagnata, ma non oltre. Un’ultima domanda, infine, sorge spontanea: considerando che Angus McSix (alias Thomas Winkler) è uscito dalla band perché mantenere questo nome ed invece non metterne un altro, magari solo McSix?
