Recensione: Anthems of Rebellion

Di Atreides - 9 Ottobre 2003 - 0:00
Anthems of Rebellion
Band: Arch Enemy
Etichetta:
Genere:
Anno:2003
Nazione:
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85

Non si fanno attendere gli Arch Enemy che, dopo solo un anno dall’uscita di quel “Wages of sin” che tanta fortuna ha regalato alla band, ritornano sulla scena proponendoci i loro “Inni di ribellione”. Per chi avesse quasi il terrore di ritrovarsi davanti all’ennesimo disco dell’ennesima band che, dimenticatasi delle proprie radici si da al trend del momento (vedi gli In Flames per maggiori informazioni), può tirare un sospiro di sollievo: gli Arch Enemy non hanno avuto nessuna crisi d’identità. Al contrario, fregandosene di tutto e di tutti, i fratelli Amott hanno sfornato un altro piccolo gioiello di sano death metal melodico, song potenti, dirette e mai banali. Si inizia subito a colpire duro con “Silent Wars”, tra le migliori del disco, nella quale si nota soprattutto che la voce della bella Angela è cambiata rispetto al lavoro precedente, qui sembra quasi di sentire il buon Jeff Walker ed in effetti la canzone riporta alla mente le sonorità degli storici Carcass in cui tra l’altro militava M. Amott. Il primo singolo “We will rise” è un mid tempo che ritorna sulle classiche linee musicali della band, belli soprattutto gli intrecci solistici delle due chitarre, accompagnati come mai prima da un onnipresente tappeto di tastiere suonate dal tastierista dei Spiritual Beggars. Tuttavia il meglio lo si sente con “Dead eyes see no future”, “Instinct” e “Leader of the Rats”, i cui refrain rimarranno subito stampati bene in mente già dal primo ascolto. Il disco è impreziosito anche da un bel strumentale “Marching on a dead ene road” che riprende il tema principale di “Dead eyes…” e lo ripropone in una versione acustica da brivido. Nonostante abbia amato le canzoni più lente e dal sapore doom fatte dalla band, come “Diva Satanica” o la più recente “Savage Massiah” devo dire che stavolta una traccia come “Exist to Exit” risulta essere un po’noiosa, forse troppo lunga ed anonima. Anche la Slayeriana “Despicable Heroes”, se non passa certo inosservata vista la potenza con cui viene proposta, rimane comunque in penombra rispetto alle altre tracce. Novità assoluta e l’utilizzo delle clean vocals, sebbene molto effettate, ad opera di Criss che danno quel tocco in più ad una canzone come “End of the line”, ma che forse vengono abusate nella successiva “Dehumanization”. A concludere ci pensano ancora una volta i bei intrecci di chitarra di “Saint and Sinners”. Gran bell’album che farà la felicità di molti fans e al quale c’è davvero poco da recriminare.

Track List:

1. Tear Down The Walls

2. Silent Wars

3. We Will Rise

4. Dead Eyes See No Future

5. Instinct

6. Leader Of The Rats

7. Exist To Exit

8. Marching On A Dead End Road

9. Desplicable Heroes

10. End Of The Line

11. Dehumanization

12. Anthem

13. Saints And Sinners

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