Recensione: Aqua

Di Nicola Furlan - 6 Ottobre 2010 - 0:00
Aqua
Band: Angra
Etichetta:
Genere:
Anno:2010
Nazione:
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84

Sebbene gli Angra abbiamo sette full-length all’attivo e la loro carriera abbia preso il via a inizio anni Novanta, era dai tempi della seconda mastodontica fatica discografica HolyLand del 1996 (tralasciando volutamente quei tre- quattro brani capolavoro contenuti in Temple of Shadows del 2004) che non venivano toccati tali picchi di qualità, irragiungibili dalle band colleghe del quintetto brasiliano. Considerato il fatto che l’appena citato album e Angels Cry, capolavoro uscito nel 1993, rappresentano ancora due eletti nel mondo power metal, siamo ancora una volta di fronte a un album di considerevole spessore artistico, cosa questa che non era più accaduta dopo le prime due citate pubblicazioni (nonostante la qualità della discografia del combo paulista sia tutt’altro che bassa). Non è solo l’aspetto esecutivo ad opera di Kiko Loureiro e compagni ad attirare l’attenzione, quanto il brillante aspetto compositivo che diversifica l’insieme dei brani.
Che il talentuoso chitarrista brasiliano ci sappia fare è ormai cosa nota: già da solista aveva richiamato a sé l’attenzione degli amanti delle sei corde, e degli avezzi la buona musica. No Gravity e Universo Inverso non sono stati dischi tendenti al trito e ritrito scopiazzamento di scale neoclassiche e tantomeno erano evidenti competitori in termini di velocità esecutiva ovvero ostentata perizia tecnica puramente didattica. No, nulla di tutto questo. E’ da un bel po’ di tempo che le idee a Kiko non mancano.

Parte di queste idee viene riproposta su Aqua, settimo studio album di un gruppo che a parere di chi scrive, non ha mai raggiunto apprezzamenti tali da meritarsi un posto nell’Olimpo delle metal band leggendarie, sebbene i riconoscimenti dalla critica non siano di certo mai mancati.
Sarà stato proprio questo modus componendi, modellato negli articolati concetti progressive, nelle possenti cavalcate power e nel convincente approccio speed, a non riuscir a collocare le release del quintetto in un mercato definito, seguito da numerosi fan, quanto più forse può aver colpito l’attenzione degli amanti di proposte raffinate, arrangiate e di grande gusto che, si sa, sono numericamente inferiori alla massa orientata dal music business. O per un motivo, o per un altro, non se n’è mai parlato come si sarebbe dovuto ovvero evidenziando la smisurata capacità che il combo sudamericano ha nel dosare gusto, tecnica e melodia.

Dicevamo, anche in Aqua c’è un po’ di quel tutto che sembra convergere dalle ispirazioni soliste di Kiko Loureiro e da quanto composto in passato (riferimento principale Holy Land). Power metal ‘made in U.S.A.’, progressive, speed, qualche timida puntatina al thrash metal, pennellate di fusion e latin sound sono gli ingredienti principali in cui ha gettato radici e s’alimenta Aqua. E non mancano nemmeno le ballad la cui palma di più bella va Lease Of Life. A puro dover di cronaca facciamo presente che le singole esecuzioni sono eccellenti e vengono incontro al gusto così unico che solo gli Angra hanno saputo stimolare nel corso di questi vent’anni.
Brillanti gli assoli, dinamicità ritmica, slanciati chorus, martellanti sezioni ritmiche alla batteria del rientrante Ricardo Confessori, indipendente il basso: non un solo tassello fuori posto, né tantomeno risulta mediocre la prova vocale in quanto Eduardo Falaschi, a differenza del passato più recente, giostra i propri registri e le proprie timbriche con grande abilità, senza venir mai meno a quell’espressività che non fu in grado di trasmettere fino a poco tempo fa. Il singer s’impone con autorità nei vocalizzi bellicosi dei pezzi più tirati e narra i testi con enfasi onirica quando c’è d’affrontare quelli più dolci e modulati. Pure la volontà di operare la produzione in autonomia ha dato i frutti. Tale è stata infatti portata a termine dai musicisti stessi, in collaborazione con Brendan Duffey e Adriano Daga. Il risultato è una gamma di suoni cristallini che rende limpide le sfumature degli arrangiamenti e conferisce ai dieci pezzi un’aura di purezza e godibilità libera d’ogni artificio strumentale alla stregua d’un fresco scorrere di note. E se ancora tutto questo non soddisfa, SPV/Steamhammer, ultimamente avvezza ai passi falsi, tira fuori dal cilindro, oltre alla classica versione in jewel-case, altre due chicche, ovvero una Double-LP edition con tre bonus track e un’economica Digital download, tanto per venir incontro a coloro che non vedono come un investimento l’acquisto di un CD.
Tirate le somme, sembra proprio che Aqua metterà d’accordo un po’ tutti. Qualità, classe, varietà di stili, brillantezza dei suoni, versioni friuibili da pc, lettore Cd e piasta LP. C’è da che dissetarsi.

Nicola Furlan

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Tracklist:
01. Viderunt Te Aquæ
02. Arising Thunder
03. Awake From Darkness
04. Lease Of Life
05. The Rage Of The Waters
06. Spirit Of The Air
07. Hollow
08. Monster In Her Eyes
09. Weakness Of A Man
10. Ashes

Formazione:
Eduardo Falaschi: Voce
Kiko Loureiro: Chitarra, Backing Vocals
Rafael Bittencourt: Chitarra, Backing Vocals
Felipe Andreoli: Basso, Backing Vocals
Ricardo Confessori: Batteria

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