Recensione: Aura

Di Andrea Loi - 27 Agosto 2009 - 0:00
Aura
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Genere:
Anno:2009
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83

Duemilasei, Francoforte: mi aggiro per la città e la mia attenzione si catapulta in un negozio di dischi decisamente a “caratura metallica”. Il mio sguardo viene subito incrociato dalla cover del nuovo e attesissimo Fair Warning : “Brother’s Keeper” era fresco di stampa e vedeva anche il ritorno della band tedesca sulla scena dopo lo split nel Duemila con successivi (e conseguenti…) side-project che di fatto fecero calare il sipario sulla main-band. Un evento nell’evento, per ogni Melodic Hard Rock fan che si rispetti.
Per la cronaca acquistai l’album (qualche dubbio?) con la speranza che il quintetto di Hannover potesse aver prodotto un lavoro all’altezza della sua fama senza divagazioni “moderniste”, colpevoli di vari snaturamenti nei sound di esimi colleghi, letteralmente “persi per strada”. Timori infondati, per fortuna.
I fan più attenti ricorderanno di certo i fasti discografici del gruppo che consegnò ai posteri un paio di full-length di grande spessore negli anni Novanta. Per chi scrive infatti, il debutto datato 1992, e il terzo album, “GO!” , rappresentano quanto di meglio l’hard di stampo melodico ha saputo offrire in quella decade. L’aggressività tipica del rock-sound teutonico, notoriamente improntato su canovacci decisamente “metallici” ed energici, che strizza l’occhio a refrain tipicamente U.S.A.-oriented rappresenta il trade-mark e l’esplosività della miscela del gruppo capitanato da Tommy Heart.

Duemilanove: “Aura” è il monicker dell’ultima fatica del quartetto che vede la luce a ben tre anni di distanza dal predecessore. Musicalmente parliamo di un arco temporale “importante” che in ambito musicale dà il tempo di metabolizzare e ponderare al meglio nuove idee e strategie in vista di un full length.

Questo come-back dimostra sicuramente una continuità compositiva di valore assoluto confermando lo standard del pre e post reunion : l’hard dalle linee decise e dalle ritmiche “teutoniche” si miscela con i tappeti melodici della chitarra inconfondibile di Engelke, incastonata alla perfezione sull’altrettanto caratteristica voce di Heart. Il felice connubio riesce a distillare, per l’ennesima volta, una manciata di canzoni di grande spessore, alcune destinate a diventare dei piccoli classici e degli highlight nella imminente tournèe. E se mi permettete, non è affatto un azzardo pensare che la produzione “peschi” a piene mani riproponendo le linee guida e i fasti di un sound riconducibile direttamente al bestseller “GO!”.

Se “Fighting For Your Love” e “Here Comes The Heartache”, in apertura, sono un pugno nello stomaco come lo furono a suo tempo i pezzi da novanta “Angels of Heaven” e “Save Me”, il ruolo che fu della strappalacrime “All On Your Own” spetta adesso a “Hey Girl”. Titolo e testo forse sin troppo prevedibili, ma nei cinque minuti del brano troviamo ugualmente gli spunti che fanno la differenza, come il “muro” chitarristico del solito Engelke.
L’ariosa “Don’t Count On Me” è un’altra piacevole conferma: troviamo Heart su registri vocalmente davvero “al limite” e sempre “protetto” egregiamente dai ritmi, a tratti acustici, che cesella la sempre poco pubblicizzata sei corde del talentuoso Helge.

Il disco è come al solito generoso nel minutaggio e nel numero di pezzi presenti; nessuna song sembra accusare momenti di stanca, concedendo al massimo dei passaggi meno avvincenti, ma comprensibilmente “fisiologici”, che possono essere certamente perdonati: in “Falling” e “Holding On” infatti, troviamo il gruppo in versione più meditata e intimista, benché la band sembri dare il massimo nei pezzi più briosi e dall’impatto più “hard”, come la successiva “Walking On Smiles”, dal chorus immediato e avvincente. Con “Someday” ritorniamo nuovamente su versanti semi-acustici, e l’orchestrale “It Takes More” è un piccolo gioiello, ulteriore riprova di come il gruppo sia capace di proporre momenti impregnati di quel feeling che molte band sembrano aver perduto.

Sono pezzi come “Station To Station” e sopratutto il capolavoro “As Snow White Found Out”, dalle connotazioni maggiormente epiche, a ribadire i concetti espressi nella recensione. Queste riescono a suscitare le emozioni più immediate facendo emergere la vera anima del gruppo: due mid-tempo in cui le roboanti sezioni ritmiche, in perfetta simbiosi con la suadente voce di Heart, sono in grado di sprigionare un climax come poche volte capita di sentire, con le repentine accelerazioni avvalorate da backing-vocals di notevole suggestione.

Senza malizie, senza false speranze, senza ipocrisie di sorta, i Fair Warning sono qui di nuovo fra noi comuni mortali, e finalmente hanno acconsentito a regalarci un altro straordinario esempio di Melodic Hard Rock. Maestri.

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Tracklist:

1. Fighting For Your Love
2. Here Comes The Heartache
3. Hey Girl
4. Don’t Count On Me
5. Falling
6. Holding On
7. Walking On Smiles
8. Someday
9. It Takes More’
10. As Snow White Found Out
11. Station To Station

Line up:

* Tommy Heart (voce)
* Helge Engelke (chitarra, tastiere)
* Ule Ritgen (basso)
* C.C.Behrens (batteria)

Album studio :

1992 – Fair Warning
1995 – Rainmaker
1997 – Go!
2000 – Four
2006 – Brother’s Keeper
2009 – Aura

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