Recensione: Back From the Ruins [Reissue]

Di Stefano Ricetti - 9 Febbraio 2007 - 0:00
Back From the Ruins [Reissue]
Band: Vanexa
Etichetta:
Genere:
Anno:2006
Nazione:
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80

Saluto con grandissimo piacere il ritorno sulle scene dell’etichetta Minotauro Records di Marco Melzi www.markuee.com – , mitica label della NWOIHM, che tanto ha dato durante gli anni Ottanta alle band italiane. Back From the Ruins dei Vanexa esce per la prima volta nella propria storia in Cd. Nel 1988, infatti, il secondo capitolo della saga dei savonesi vede la luce solamente in vinile o in musicassetta. Dopo le quattro puntate sulle origini del metallo italiano curate dal sottoscritto all’interno della rivista Metal Maniac, precisamente da ottobre 2006 a gennaio 2007, molti metalhead mi hanno chiesto come fare per poter recuperare certe reliquie sonore. Ebbene, come già spiegai nel primo capitolo, se non ci si vuole svenare su E-bay o nei vari mercatini specializzati, bisogna solamente attendere che certe chicche escano su dischetto ottico, come in questo caso.

I Vanexa nel 1983, con il disco omonimo, sono la prima band tricolore a fare uscire sul mercato un lavoro heavy metal al 100%, che trasuda goccioline di nebbia british al posto dello iodio ligure. Invero, precisamente nel 1981 gli Strike e nel 1982 i Berserks, avevano già invaso il mercato con interessanti Lp HM, ma in quei casi le influenze hard rock erano ancora marcate mentre per quanto attiene i Vanexa si tratta di puro fottuto heavy metal di matrice NWOBHM. Di quell’esordio, comunque, avrò modo di parlare in un’altra occasione.

Back From the Ruins, ricordo ancora nitidamente, era molto atteso dai fan del combo ligure, che nel frattempo si era ritagliato un notevole seguito di appassionati grazie a parecchi concerti soprattutto nel Nord dell’Italia. La formazione è la stessa del disco di esordio “Vanexa”, ovvero: Silvano “Syl” Bottari alla batteria, Sergio Pagnacco al basso, Marco “Spino” Spinelli alla voce e il guitar hero Roberto Merlone alla chitarra. Back From the Ruins, a suo modo, sa confermare quanto di buono la band aveva seminato con il disco d’esordio. Il loro HM di stampo indissolubilmente british è più ragionato, meno grezzo, senza però pagare eccessivamente dazio alla “botta” che l’ascoltatore si sarebbe aspettato, strizzando l’occhio alle nuove influenze Usa.

Si apre con una robusta dose di NWOBHM come Midnight Wolves, tanto per chiarire… segue poi Blood Money, dal chorus apprezzabile, invero più Usa oriented che Uk. Creation è italian HM anni Ottanta al 100%, uno di quei brani dove il tocco inconfondibile di Roby Merlone fa riconoscere i Vanexa dopo pochi secondi. Segue la non clamorosa It’s Over – tanto per usare un eufemismo… – ovvero l’anello debole di Back From the Ruins. Non mi spiego perché i Nostri l’avessero utilizzata  come brano video simbolo dei Vanexa all’interno dell’introvabile Vhs Metallo Italia… boh, misteri della NWOIHM! La traccia numero cinque, Hanged Man, è stata letteralmente riscoperta con piacere dal sottoscritto. Si tratta di una canzone ipnotica, contenente un gioco perverso fra il basso di Sergio Pagnacco e l’ascia di Merlone, con un “Spino” versione Savatage da incorniciare. Night Rain on the Ruins è l’highlight del disco, senza ombra alcuna. Siamo in presenza di un affresco di atmosfere d’alta scuola, con il singer al meglio della propria carriera, il tutto condito da maligne tastiere anni Settanta nella seconda parte del brano. We all Will Die è un’altra mazzata Vanexa al 100%, con Roby identificabile dopo solo due svisate. Si chiude la parte in studio con Hiroshima, dove è Syl Bottari a dettare legge da dietro i tamburi per una traccia diretta figlia di quelli che da sempre sono stati i maggiori ispiratori dei Nostri: i grandi Saxon di Biff Byford.

Oltre agli otto brani ufficiali, in coda sono state poste ben cinque canzoni tratte da un concerto dei Vanexa al Teatro Verdi di Genova nel 1984 – Midnight Wolves, Rainbow in the Night, I Wanna See Fires, Metal City Rockers e Lost War Sons –  che, grazie al paziente lavoro di Marco Melzi, sono passate dalla classica registrazione amatoriale a un suono apprezzabile, che sicuramente rende giustizia alla band di Syl & Sergio.

Non ultimo, il booklet contiene tutti i testi e la confezione all’esterno è cartonata, conferendo al prodotto finito la signorilità che si merita una perla della NWOIHM come Back From the Ruins.

Stefano “Steven Rich” Ricetti                              

 

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