Recensione: Bianca

Di Alessandro Rinaldi - 28 Ottobre 2025 - 0:15
Bianca
Band: Bianca
Etichetta: Avantgarde Music
Genere: Black 
Anno: 2025
Nazione:
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75

In diverse circostanze abbiamo avuto modo di accertare lo stato eccezionale in cui versa la scena underground italiana, e mai come quest’anno i nostri musicisti hanno ingolosito i blackster del resto del mondo. Proprio nel sottobosco romano troviamo una nuova realtà, i Bianca, il cui progetto, nella sua forma embrionale, nasce nel 2024 da una collaborazione tra β  (voce) e Ͷ (basso), a cui successivamente si è aggiunto ES (chitarra), modificando i brani e dando alla band una nuova forma; solo in fase di registrazione si è aggiunto Sathrath (batteria), completando la line-up.

L’artwork di Bianca, opera di Dema Novakova, si presenta in modo molto elegante: uno sfondo nero, in cui primeggia un fiore con delle venature rosse che fanno pensare al sangue, in cui spicca il bellissimo logo della band, opera di Stephen Wilson, in cui gli estremi richiamano tanto la cultura black quanto quella gotica, e la “n” al centro, ha le sembianze di una porta, simbolo che in esoterismo richiama al passaggio e alla trasformazione. Per gli amanti del vinile, la Avantgarde ha messo a disposizione una bellissima versione – neanche a dirlo – di colore bianco. L’album si compone di otto tracce, per una durata complessiva di poco inferiore ai 45 minuti,

Si parte con The Dawn, suadente intro in cui è facile perdersi nella nivea voce di β, che eclissa la valida composizione musicale, rubando la scena. Abysmal gioca sul dualismo e la contrapposizione tra clean e screaming, con strutture più fosche che si fondono con quelle black, in un claustrofobico crescendo di oscurità. Il drumming e la soave apertura di β sono l’incipit di Somniloquies, primo singolo della band, un passaggio più cupo rispetto al precedente, in cui l’elemento atmosferico e dark sono il nucleo essenziale attorno al quale prende vita e si sviluppa. Più pesante, invece, Nachthexe, con un chitarre massicce e graffianti ma mai troppo veloci – e questo è un elemento caratterizzante della band; bellissima la conclusione sfumata, con le delicate linee di  β che ci guidano verso la fine del brano. La sulfurea After Dark, gemella dell’intro, è un piacevole intermezzo che ci guida per mano nelle tenebre più profonde, verso la pagina più oscura di Bianca: sia Todestrieb che Resonance sono due brani costruiti sempre attorno alle atmosfere tanto care, in cui emerge il loro spirito black. Il disco chiude in bellezza, con  To The Twilight, una composizione che osanna la cupa malinconia, pronta a trasformarsi in rabbia furente, per poi acquietarsi, come ogni forte emozione che esplode, in una sfumatura che conduce al silenzio.

Bianca è un fulgido bagliore nell’oscurità, un disco nato improvvisamente e dal nulla, che mostra una notevole vivacità compositiva e avvicina la band ad una delle nostre eccellenze, i Ponte del Diavolo, non soltanto per la particolarità di essere guidati da una frontwoman. Le due leader sono diverse nell’interpretazione: β ha una voce più candida, bianca, pulita, mentre Erba del Diavolo è più stregonesca ed imprevedibile nelle sue melodie. Le sfumature di β, abbracciano il lato atmosferico, quasi doom, della band, facendo emergere un delicato e pungente black, immergendo l’ascoltatore negli aspetti immateriali della vita, nel suo più totale umanesimo, creando un affascinante contrasto tra la sua voce delicata e la ruvidità della band, che ha il merito di trasformare questo ossimoro in nera armonia. Nei Bianca, quindi, l’elemento dark wave si fa meno intenso rispetto alla band torinese, avvicinandosi più alla dimensione atmosferica e doom, che abbraccia l’ascoltatore e lo accompagna in una passeggiata all’Inferno a piedi nudi, in cui è facile procurarsi qualche piccola ferita su un percorso disseminato di rocce taglienti.

Un inizio davvero promettente, bravi.

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