Recensione: Black Medium Current

Di Gianluca Fontanesi - 13 Aprile 2023 - 17:26
Black Medium Current
Etichetta: Peaceville
Genere: Avantgarde 
Anno: 2023
Nazione:
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90

Come iniziano le migliori storie? C’era una volta? Ci sono un italiano, un francese e un tedesco? Gli incipit sono infiniti, potremmo anche tirare fuori sette pellegrini diretti alle Tombe Del Tempo con sei di loro destinati a morire, ma saremmo ancora fuori fuoco. Avviciniamoci poco a poco, in un mondo dove esiste un’isoletta sperduta all’estremo sud-ovest e nella quale il nostro eroe chiamato Vicotnik assimila Eden da Ultima Weapon, cambiando drasticamente le sorti di ogni battaglia.

C’è un velato richiamo a Dark Side Of The Moon nella copertina di Black Medium Current, sesto album dei Dødheimsgard che esce ben otto anni dopo un certo A Umbra Omega, capolavoro ancora oggi ineguagliato e che meriterebbe un posto in ogni collezione che si rispetti. Paganini non ripete? Generalmente no, ma in questo caso Vicotnik e soci fanno uno strappo alla regola e, nonostante la pesantissima assenza di Aldrahn, concedono il bis.

Black Medium Current fa paura, deve farvi paura, da ascoltatori e soprattutto da musicisti. Perché diciamo questo?  Semplice: c’è speranza.

Si sentono spesso correnti di pensiero affermare che sia già tutto scritto, che il mercato sia saturo di solo riciclo, che ormai non ci sia più nulla da inventare e via dicendo; potrebbe anche esserci un fondo di verità, in questo caso però dove dovremmo inserire Black Medium Current nel 2023? Intervistiamo qualcuno.

Lo sminuitore: accozzaglia di generi, darei almeno 30 punti in meno; è molto meglio [disco black random che ascolta solo lui magari di cover, solo che non se n’è accorto].

Il tecnico: gran pezzo la traccia 5 con le semibiscrome che vanno ad intersecarsi in un crocevia di contrappunti tra le chitarre e i trentaduesimi che producono abatjour di sottocoppe di peltro per gli stantuffi idraulici del charleston che poi…bla bla bla [la traccia 5 è solo pianoforte e voce].

Il fan dei Metallica: sì, ma 72 seasons quando lo recensite?

Gatto Edoardo (Felis silvestris catus), che passava accanto al fan dei Metallica mentre sentivamo la sua opinione: Miao.

Il fan di letteratura ergodica: finirà come Danielewski e Karl Tenbro in un oscuro scaffale a prendere polvere all’inizio di una scala a chiocciola discendente e senza fine in cui nessun libraio o cliente ha mai osato avventurarsi.

Il musicofilo attento: mah, l’ho sentito prima sul tubo e non è un gran ché.

L’entusiasta: miglior album dei DHG dai tempi di Book Of Souls.

Fan di Tolkien: sicuri che non sia stato suonato da Fatica? Se no non lo ascolto.

Fan di Rothfuss: boh, tanto non uscirà mai.

Abbiamo deciso di chiudere baracca e burattini quando ci siamo sentiti rispondere: “Triplete, mai stati in B”, meglio continuare di testa nostra.

Dopo tutto questo fiume di parole (ave ai Jalisse), soffermiamoci sul principio di Edmond Locard, che dice che ogni criminale lascia sempre una traccia sulla scena e porta con sé qualcosa. Black Medium Current fa proprio questo: traccia un solco indelebile nella mente dell’ascoltatore e ne porta via le certezze di cui sopra. Quando appunto si arriva a pensare che non si possa più andare oltre, puntualmente arriva qualcuno che alza l’asticella e zittisce ogni scetticismo.

L’opera è suddivisa in nove tracce per una settantina di minuti di durata, e la prima cosa che salta all’orecchio è la sterzata vocale della band verso altri lidi. Con Aldrahn fuori dai giochi e accasatosi presso gli Urarv, il microfono qui passa direttamente a Vicotnik, che riesce comunque a offrire una prestazione notevole, mai banale e completamente adeguata al contesto. Lo sprechtgesang e la grande teatralità dell’ex sono stati sostituiti da linee vocali fluttuanti, liquide e psichedeliche, che navigano in una soluzione amniotica evanescente come un miraggio.

Per capire il disco a livello tematico bisogna partire dal determinismo, una filosofia secondo cui ogni evento presente debba essere per forza determinato da un evento passato; si parla quindi dello scontro tra quest’ultimo e il libero arbitrio, e delle responsabilità morali dell’uomo di fronte a tutto ciò. L’angoscia, ad esempio, è legata al libero arbitrio o ad una caratteristica umana deterministica? Si esplorano idee, cercando la libertà dalla disperazione ma sacrificando la nostra stessa libertà nel farlo. Confusione e disperazione sono quindi filosoficamente necessarie per mettere in discussione la nostra onestà intellettuale. Il disco vuole proprio creare situazioni in cui questi stati di angoscia e confusione siano prevalenti, e con essi porre domande e cercare di superare l’inganno descritto attraverso l’arte e l’esercizio creativo.

Ci sono spunti per ore e ore di discorsi in tutto ciò e musicalmente siamo davanti a diversi, piccoli microcosmi che potrebbero creare intere discografie. Ogni brano ha una sua identità ben precisa e arriva sempre a prendere le direzioni più svariate e funamboliche, lasciando l’ascoltatore più volte basito e impotente. Ci vuole tempo per capire Black Medium Current, e forse il bandolo della matassa si potrebbe anche non trovarlo mai. E’ un disco sempre avanguardistico ma diverso dal precedente A Umbra Omega, che era molto più anarchico e oltranzista. Quest’opera invece è più ragionata, a tratti più matura ma anche più accessibile, da qualche parte bisognava pur cedere. L’andamento delle tracce ricorda un po’ Dal Tramonto All’Alba: si inizia spesso in un modo per andare a concludere in maniera totalmente avulsa ma dannatamente credibile, ed è una scelta che nel lungo periodo paga tantissimo. Basti pensare al primo singolo, Abyss Perihelion Transit, in cui si parte con pura psichedelia per finire con una nenia arabeggiante completamente folle. L’album gode di un uso geniale dei synth, che possono generare momenti presi da un buon Ayreon fino ad arrivare a intermezzi galattico/interstellari o inserti da pornazzo anni ’70 con protagonista baffuto e un mondo che non tornerà più in sottofondo.

I Dødheimsgard rimangono comunque ben ancorati alle loro radici offrendo anche momenti puramente black di una discreta ferocia, che non risultano mai fuori contesto o ridondanti. Si parte, volenti o nolenti, sempre da lì; il 99% del mondo però poi si ferma e si accontenta mentre qualcuno inizia a metterci le idee sul serio. E il risultato è Black Medium Current. Cosa bisogna dire ora a questa band? Cosa bisogna chiedere a questa band? Come si valuta questa band e soprattutto a cosa la si dovrebbe rapportare? Non solo sono riusciti a pubblicare un capolavoro ma due, di fila. Come otto anni fa non ce n’è per nessuno: altro pianeta, altra galassia, altro tutto.

Disco dell’anno, non c’è partita.

“Sognare (la realtà astratta) è lo Scopo, la materia (la realtà fisica) è il tessuto in cui ricercare e realizzare lo scopo.” (Vicotnik)


 

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