Recensione: Blizzard Of Ozz

Di MotorcycleMan - 13 Settembre 2003 - 0:00
Blizzard Of Ozz
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Anno: 1980
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90

Ozzy Osbourne, chiamato “The Madman” da molti, è una delle figure dell’heavy metal più conosciute internazionalmente anche a chi di rock non ha mai sentito una fottuta nota (lo si viene citato persino nei Simpson), proprio a causa della sua figura controversa di pazzoide presunto-satanista ed alla sua ben nota dipendenza da droghe. La figura da un lato di una rockstar piena di vizi pericolosi, dallo stile di vita “Sesso droga e rock and roll” e che fa di tutto per vendere più copie dei suoi album, da un altro lato di una persona sensibile e fragile che si rifugia nelle felicità e negli eccessi della vita terrena. Io personalmente non mi schiero da nessuna parte, ma non ho mai digerito le rockstar egocentriche e preferisco gli artisti sinceramente più genuini, che hanno un rapporto profondo coi fans e sono dei metal maniacs per metal maniacs, ma veniamo ai fatti. Ozzy lascia la più storica band dell’HM, i Black Sabbath, nel 1978 dopo il discreto “Never Say Die” per intraprendere una carriera solista che lo avrebbe portato ad un successo interplanetario. Come in ogni sua relase si attornia di grandi musicisti provenienti da altre band, nel nostro caso la prima formazione è: Ozzy Osbourne (Voce), Bob Daisley (Basso, proveniente dai Rainbow di Ritchie Blackmore), Don Airey (Tastiera, praticamente un session man che ha militato in molte band, fra cui Deep Purple e Rainbow), Lee Kerlslake (Batteria proveniente dagli storici Uriah Heep) ed infine lui, la stella, Randy Rhoads (Chitarra proveniente dai Quiet Riot). E’ proprio al mio secondo chitarrista preferito di sempre che voglio dedicare questa recensione, alle sue composizioni ed ad i suoi assoli, al suo grande carisma e feeling nel suonare le sei corde, ad una promessa che si è spenta quel tragico 19 Marzo 1982, quando tutto il mondo del rock perde una punta di diamante dello strumento caratteristico della più bella musica del mondo. Per quanto riguarda il sound, anche se la presenza di un tastierista che ricopre a pieno il suo lavoro (anche se il compito di Don Airey è in questo disco di accompagnamento o per intro) può farci pensare ad un sound 70iana alla Deep Purple, il platter è puro heavy metal molto influenzato sia dall’hard rock che dalla NWOBHM che in quegli anni insorgeva vigorosa, con una produzione molto rocciosa, grezza ed heavy nel suono della chitarra ed un basso (straordinario Bob) sempre presente. L’opener è già storia, I Don’t Know, il riff di apertura spazza qualsiasi cosa nel suo cammino e la sezione ritmica pompa come nessun altro, costringendoci a muovere le nostre testine a ritmo della straordinaria batteria dell’ex Uriah Heep. Ottimo lavoro di Ozzy con quella sua voce malata e pazzoide, splendido l’intermezzo calmo di questa song. Ma la canzone più bella del disco è la seconda traccia, Crazy Train, la risata del madman introduce il basso che viene “slappato” da Bob che riproduce il riff assassino della canzone poi ripreso dall’immenso Randy, questo riff per il sottoscritto è qualcosa di speciale, lo inserisco fra i cinque migliori della storia del rock. Ben presto la song si concede ad una melodia più allegra ed ad un voce di Ozzy molto leggera e divertente, per poi tornare letteralmente spacca ossa nel ritornello, straordinario il suono grezzissimo e fottutamente metal della chitarra di Rhoads e l’assolo (come ognuno dei suoi) è da applauso. la terza traccia è un pezzo un pò controverso, Goodbye To Romance, definita da moltissimi un capolavoro, per il sottoscritto non si erge dallo status di ballad mielensa e commerciale con diversi riferimenti al pop degli anni 60-70; ottimi invece l’assolo ed i fraseggi di tastiera di Airey. Piccolo intermezzo acustico made in Rhoads per Dee, una melodia azzeccata e poetica ci dimostra come questo venticinquenne prodigio era anche in grado di comporre divinamente (buona parte dei pezzi porta anche la sua firma). Suicide Solution è un pezzo di puro metallo dal riff azzeccato e con una buona prestazione canora, davvero straordinario il basso di Daisley qui e l’assolo è come al solito coinvolgente e da brividi. Un intro di tastiera dalla melodia molto gotica ci trasporta all’ennesima gemma del disco, Mr.Crowley, un capolavoro immenso “dedicato” al presunto mago (Satanista? boh, non mi è mai interessato saperlo) Allister Crowley. Tutta la song è una mid tempo metallica che avanza inesorabilmente, ma qui il giovincello Randy scrive e suona quello che secondo me è il terzo migliore assolo del metal; melodia, carisma, feeling, bravura, c’è di tutto, come si può resistere a questo assolo, come si può negare l’infinita arte di questo guitar player, un axeman che con le note che la sua flying V nera a pois bianchi allieta i sogni di molti metal maniacs come me, peccato che qui l’assolo in studio sia in fading (è decisamente meglio nel live Randy Rhoads Tribute). No Bone Moves è un brano molto hard rock, orecchiabile allegro e frizzante ma niente di più, piuttosto inutile a mio parere però divertente da ascoltare. Di tutt’altro registro è la successiva Revelation (Mother Earth), che unisce ,con estrema sapienza compositiva sia del Madman che dell’axeman, parti acustiche ad altre elettriche e dannatamente metalliche; l’epicità e la maestosità di questo classico non possono essere descritte a parole, veramente è da sentire con i suoi riff malvagi ed oscuri e le sue parti poetiche. La closer invece è metallo fuso in faccia all’ascoltatore, con un riff dannatamente travolgente parte Steal Away (The Night), perla tutta da headbangare intonando il travolgente refrain e le inossidabili melodie chitarristiche. Bonus track del remaster è You Lookin’ At Me Lookin’ At You, una bella heavy metal track ritmata e sapientemente suonata dal gruppo con un ritornello ed un incedere molto divertente e giocoso, bonus track vincente a mio avviso.

In definitiva questo è, secondo il parere del sottoscritto, il migliore album in studio di Ozzy solista, la sua opera di massimo splendore (che esce nel mio anno musicale preferito, il 1980), attorniato da musicisti eccezionali dove splende sempre e comunque la chitarra del genio Randy Rhoads, ancor più che la voce del Madman. Uno dei più grandi talenti di sempre adesso non c’è più, è ignoto se si trova nel nulla totale o in un luogo con un altra vita, ma ovunque egli sia, la sua musica e la sua arte rimarrà nei cuori di moltissimi che rimpiangono un talento scomparso troppo presto. Grazie Randy col tutto il cuore.

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