Recensione: Burning Bridges

Di Onirica - 1 Marzo 2002 - 0:00
Burning Bridges
Band: Arch Enemy
Etichetta:
Genere:
Anno:1999
Nazione:
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80

Non aspettatevi un attimo di respiro e immergetevi in questo prezioso disco
degli Arch Enemy. I minuti registrati non sono molto più di pochi ma ogni
brano si dimostra compatto e ricco, nutrito da una violenza particolare e
melodica, caratteristica simbolica di questo gruppo e dell’intero album.
Ritmiche veloci e travolgenti non esitano a lasciare lo spazio dovuto a due
chitarre degne di tutta stima: momenti strazianti e pieni di rabbia sono spesso
incalzati da melodie che riusciranno a farvi sorridere di piacere.

Non posso certamente fare a meno di citare il brano di apertura. The Immortal
spezza le catene e invade lo spazio con una potenza impressionante grazie ad una
batteria poderosa e martellante in grado di dare il giusto volume a brani
relativamente corti. Alla fine di questo primo ascolto infatti, vi sembrerà
strano siano passati meno di quattro minuti o forse non farete neanche in tempo
a pensarci che le note della seguente Dead Inside vi scoppieranno nel
cervello in una frazione di secondo.

Strepitosa la voce di Johan Liiva in queste prime due tracce: l’ex frontman di
questa band possiede una voce del tutto particolare, lontana dal growl tipico di
questo genere e di certo tutt’altro che pulita, quanto piuttosto leggermente
rauca e grattante a formare un timbro miracoloso, parecchio difficile da
imitare. Geniale l’intreccio a sei corde dei fratelli Amott, Christopher e
Michael, ottimi compositori e validi interpreti di assoli brillanti come quelli
al centro di Silverwing.

Il brano che ritengo più completo resta comunque quello in sesta posizione,
ovvero Seed Of Hate, dove si comincia a creare un ambientazione forse più
sentita grazie anche al profondo basso di Sharlee D’Angelo. Fredde parole
sussurrate si preparano ad esplodere in un turbinio di distorsioni. Anche qui le
chitarre si fanno sentire più spiccatamente ma questa volta avremo la
possibilità di gustare attimi di pura tensione respirando i ritmi di una
batteria angosciante, che verrà presto ripresa nel corso della cdtrack. Ecco,
proprio in Burning Bridges è evidente la capacità di raggiungere delle
elevate capacità artistiche con atmosfere tanto interessanti quanto gelide,
frustranti. Purtroppo tutto ciò accade solo nelle ultime tracce.

Nonostante tutto, questo aspetto spiacevole è compensato da una gran dose di
energia che non manca in alcun istante: per questo motivo si tratta di un disco
che consiglio con tutto il cuore. Nel caso ne abbiate già sentito parlare ma non
siete ancora convinti dell’acquisto, vi invito a scaricare uno dei pezzi più
immediati al nostro orecchio, Pilgrim.

TrackList:
1. The Immortal
2. Dead Inside
3. Pilgrim
4. Silverwing
5. Demonic Science
6. Seed of Hate
7. Angelclaw
8. Burning Bridges

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