Recensione: Chakrah

Di Fabio Vellata - 16 Settembre 2012 - 0:00
Chakrah
Band: Chakrah
Etichetta:
Genere:
Anno: 2012
Nazione:
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82

Anche in Italia esistono talenti. Anche dalle nostre parti si può fare grande musica.
Qualcuno aveva dubbi?
Speriamo, obiettivamente, di no.
Nel caso ad ogni modo, ogni residua perplessità potrebbe essere fugata senza eccessivi patemi dall’ascolto di questo “nuovo” progetto tricolore, foriero della proverbiale “camionata” di ottimi risultati ed apprezzabili riscontri artistici.

Un “nuovo” che, come suggerito, non può non essere reso esplicito senza un classico virgolettato di fondo: attivo sin dal 1996, il progetto Chakrah emerge già molti anni fa per volere del batterista Roger Nussi, seppure come semplice cover band dedita alle robuste e vigorose sonorità dell’Hard Rock.
Un progetto che nasce come tanti altri ma che nel corso degli anni subisce mutazioni importanti”: parole esplicite, quelle utilizzate dallo stesso fondatore, per definire un processo d’evoluzione che, come un moto perpetuo, ha modificato in modo pressoché radicale il volto della band italiana, migrando da un approccio semplicemente hard, ad una sofisticata mistura di raffinato progressive, spunti heavy e cromatissimi ed eleganti rilievi class e gothic metal, in un connubio riuscito e dal notevole gusto per le armonie ricercate.

Su tutto, punto di svolta probabilmente epocale nell’esistenza del gruppo, l’arruolamento della sensuale singer Raven, straordinaria ugola dal volto enigmatico e misterioso, capace di miscelare un po’ della grazia avvolgente di Sharon Den Adel ed Annie Lennox con la violenza espressiva della celebre Dolores O’Riordan.
Libera di esprimersi lungo l’arco della gran parte delle undici tracce presentate in questo interessantissimo album di debutto, l’interpretazione vocale della frontwoman è un ingrediente essenziale nell’accentuare il fascino di una proposta dai tratti notevoli, in cui l’amalgama tra suoni taglienti e trovate di classe, amplifica un piacere d’ascolto talvolta imperativo.

Melodicamente il disco appare piuttosto ben fornito: ritornelli non troppo banali anche se di ampio respiro, si alternano con situazioni rarefatte in cui apprezzare una piacevole ricerca per l’atmosfera raffinata. A contribuire ulteriormente nella confezione di un prodotto di pregevole fattura, intervengono infine alcuni nomi illustri, tra i quali, di maggior spicco, Roberto Tiranti (Labyrinth), Mike Le Pond (Symphony X) e la grande Pamela Moore, indimenticata protagonista del masterpiece Queensrycheiano, Operation Mindcrime.

Una serie di ingredienti che, uniti ad un’esperienza ormai notevole, maturata da anni di militanza e contatti con le scene nazionali, si traducono nella realizzazione di un disco importante ed ambizioso, ricco di sfumature ed influenze molteplici.
Uno per l’altro, infatti, i brani appaiono tutti dotati di qualche spunto interessante, baciati da un estro di ottimo livello e da suoni profondi e di notevole impatto. Oltre ad essere innervati da un songwriting maturo ed al riparo da ingenuità.
Una cavalcata gothic/prog come l’iniziale “The Army Of Darkness”, rappresenta un biglietto da visita sufficientemente attrezzato nel descrivere il valore di una proposta che ci stupiamo nel non vedere già scritturata per qualche conosciuta label europea. Grandi riff di chitarra, sezione ritmica magistrale (il già citato LePond al basso), si miscelano a sfumature di potente power-prog, rimandando a memoria Symphony X, Within Temptation ed Evanescence.
Il tutto naturalmente, senza sfigurare nemmeno un po’ nei confronti degli altisonanti modelli testè citati.
Il bello viene soprattutto in brani quali “Haunted”, “Beyond The Labyrinth”, “Crawling” e “Change”. L’elevato charme di cui si fregia il progetto Chakrah emerge con pieno vigore nelle altere trame vocali espresse dall’eccellente Raven, unite ad umori progressive che nervosamente agitano la struttura della canzone, per poi aprirsi d’improvviso in ritornelli di grandi enfasi e coinvolgimento quasi cinematografico.

Di prima grandezza è inoltre la sezione dedicata agli ospiti.
Se quindi “Set Me Free” è una deliziosa canzone esaltata dalle magnifiche corde vocali di Roberto Tiranti che, non a caso, pare quasi un estratto da un disco dei Labyrinth, “Here I Am” è invece un potente brano power/gothic composto ed interpretato dalla grande Pamela Moore.
Piacevolissime pure “Best Friend”, con la “rock woman” Heller alla voce, “Sun Of Hope” eseguita magistralmente da Antonio Pecere (singer dei Betoken) e “Empty Cage”, traccia di chiusura affidata all’ottima Alteria, frontwoman dei lombardi NoMoreSpeech e nota conduttrice radiofonica.

Amalgamato senza sbavature da un ottimo lavoro di missaggio e produzione, il debut album dei Chakrah (nota a margine: disponibile direttamente dal sito della band a cifre decisamente contenute) è, insomma, qualcosa in più di un semplice buon disco d’esordio. Caratteri, abilità, doti tecnico-esecutive e di composizione, indicano una direzione precisa, descrivendo una band completa sotto ogni punto di vista.

Una bella realtà, che aspetta solo l’occasione migliore per mettersi in piena luce.

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Tracklist:

01.    The Army Of Darkness
02.    Haunted
03.    Beyond The Labyrinth
04.    Forbidden Star
05.    Here I Am Waiting For You
06.    Crawling
07.    Change
08.    Set Me Free
09.    Best Friends
10.    Sun Of Hope
11.    Empty Cage

Line Up:

Raven – Voce
Rosario Coppola – Chitarra
Mauro Parozzi – Tastiere
Roger Nussi – Batteria

Guests:

Mike LePond – Basso
Andy De Luca – Basso
Antonio Pecere – Voce
Roberto Tiranti – Voce
Alteria – Voce
Heller – Voce
Pamela Moore – Voce

 

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