Recensione: Convergence

Di Roberto Castellucci - 4 Novembre 2022 - 8:30
Convergence
Band: Miscreance
Genere: Death 
Anno: 2022
Nazione:
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76

Avete presente la famosa espressione ‘l’abito non fa il monaco’? Ultimamente l’ho usata in un’altra recensione ed è giusto spiegare il motivo per cui ci ritorno così volentieri. Da buon vecchio collezionista di copie fisiche non riesco a guarire dal vezzo di guardare le immagini di accompagnamento ad un disco prima di ascoltarne il contenuto. Mi diverte esaminare le copertine dei dischi e, soprattutto, le foto che ritraggono gli artisti per indovinarne ‘alla cieca’ lo stile musicale. Normalmente le mie aspettative riguardanti la musica che incontrerò dopo aver premuto play, formatesi dopo un primissimo esame del materiale iconografico, vengono puntualmente capovolte…ebbene, per una volta, con i veneti Miscreance ci ho azzeccato in pieno. “Convergence”, primo album del gruppo, mantiene esattamente ciò che promette, rovesciando così il contenuto del proverbio che citavo poco fa: l’abito, in questo caso, il monaco lo fa eccome. La copertina del disco e la fotografia dei membri della band, infatti, sembrano gridare ‘Death/Thrash Metal old school’ da ogni minuscolo pixel.

Partiamo, per esempio, dal macroscopico dettaglio delle magliette indossate dai quattro membri del gruppo che avete appena ammirato: Obituary con il leggendario “Slowly We Rot” del 1989, Demolition Hammer con il loro demo del 1988 “Skull Fracturing Nightmare”, ‘arcaiche’ illustrazioni dei Voivod. Se aggiungiamo coloratissimi pantaloncini corti e sneakers ‘a collo alto’, di quelle che indossavo con orgoglio al liceo nel 1994, il quadro è completo. Siamo di fronte, insomma, ad un’operazione amarcord in grande stile, in cui Death e Thrash si uniscono per riportare in auge sonorità mai dimenticate. Con i Miscreance, a onor del vero, l’ago della bilancia pende verso il Death Metal classico, quello che si diffondeva a colpi di musicassette a cavallo tra gli anni ’80 e i ’90 del secolo scorso. Sia dal punto di vista puramente musicale che da quello delle tematiche trattate dai testi, scritti in Inglese e rintracciabili nella pagina dei Metal Archives dedicata all’album, “Convergence” non mancherà di far scapocciare allegramente tutti i fans dei primi capolavori dei Pestilence, senza tralasciare fantasiose geometrie sonore che rimandano tanto ai Nocturnus quanto ai Death. Persino il disperato growl dell’ottimo Andrea Feltrin, cantante nonché batterista del gruppo, talvolta sembra essere un riuscitissimo incrocio tra l’ugola di John Tardy degli Obituary e quella di Martin Von Drunen, urlatore nello storico “Consuming Impulse” dei Pestilence e successivamente passato al microfono degli Asphyx. Esattamente come in certi grandi capolavori del passato, inoltre, il disco dei Miscreance può contare su di una produzione decisamente azzeccata. Attenzione, scrivendo ‘azzeccata’ non intendo ‘pompata’ e nemmeno ‘innaturale’. I suoni di “Convergence”, pur essendo curati e sufficientemente ‘attualizzati’, mantengono comunque una patina vintage utile a non farci dimenticare le colonne portanti da cui il quartetto veneto ha tratto maggior ispirazione. E sì, lo confermo in modo ufficiale, i ‘giri’ di basso finalmente si sentono, dimostrando ancora una volta quanta profondità di suono riesca ad apportare un basso presente e valorizzato in modo adeguato.

Un’altra scelta apprezzabile compiuta dai Miscreance è sicuramente il minutaggio dell’album. Gli 8 brani di “Convergence”, ascoltati uno dopo l’altro dall’inizio alla fine, portano via poco più di mezz’ora, rendendo il disco godibile nella sua interezza e riducendo il rischio di dover interrompere la riproduzione per qualsivoglia motivo. Difficile poi rintracciare una canzone più significativa delle altre: il songwriting è sempre molto vario e accattivante, tanto da rendere necessari più ascolti per far sì che l’appassionato riesca ad ‘appropriarsi’ dei molti riff, delle melodie e dell’articolata struttura dei brani. Riascoltare “Convergence” più volte, oltre ad essere un piacere, è doveroso e capisco come quest’esigenza possa scoraggiare i Lettori alla ricerca di un appagamento facile e veloce. Vanno però considerati due aspetti: in primis, l’esiguo dispendio di tempo richiesto per ‘far girare’ il disco completamente almeno un paio di volte; in secundis, un album come questo ha tutte le carte in regola per viziare l’ascoltatore. Le indiscutibili capacità tecniche e compositive dei Miscreance, ben riconoscibili già nell’EP di esordio “From Awareness To Creation” pubblicato nel 2020, in “Convergence” raggiungono livelli raramente rintracciabili in altre prime pubblicazioni discografiche ‘complete’. Avanti, Lettrici e Lettori, controllate le Vostre agende e dedicate una delle Vostre ore libere ai Miscreance: sono sicuro che vorrete ripetere l’esperienza il prima possibile…Buon ascolto!

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