Recensione: Cream Of The Crap! Collected Non-Album Works Volume 3

Di Valeria Campagnale - 13 Febbraio 2026 - 10:00
Cream Of The Crap! Collected Non-Album Works Volume 3
Etichetta: Nuclear Blast
Genere: Hard Rock 
Anno: 2026
Nazione:
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75

Per i The Hellacopters, il concetto di “scarto” è sempre stato relativo ed in occasione del loro trentesimo anniversario, il gruppo torna con “Cream Of The Crap! Collected Non-Album Works Volume 3”, un progetto che arriva dopo il recente album “Overdriver”. La raccolta attinge a un vasto archivio di singoli, EP e compilation, rendendo disponibili per la prima volta in digitale numerose tracce precedentemente edite solo su supporto fisico tra il 1998 e il 2005. Il lavoro di restauro sonoro, affidato a Robert Eriksson, Henke Jonsson e Magnus Lindberg, restituisce nuova linfa a classici della band e reinterpretazioni di artisti iconici, da Wilson Pickett agli Alice Cooper. Questo terzo volume non è la classica operazione nostalgica, si presenta come un corpo unico e coerente che attraversa le diverse anime della band svedese. Se i primi volumi ci avevano mostrato l’irruenza punk-garage degli esordi, qui troviamo l’anima più rock ‘n’ roll.
Il compito di introdurre questo vasto full-length spetta a ”Long Gone Losers”. Il singolo, che ha anticipato l’uscita, si rivela un ottimo indicatore del contenuto complessivo, mantenendo quel carattere graffiante e viscerale tipico della formazione svedese. Segue ”Pack Of Lies”, cover della garage rock band svedese The Nomads. Proprio come il brano d’apertura, anche questa traccia è stata scelta come secondo singolo per anticipare l’uscita di ”Cream Of The Crap! Vol. 3”. ”Her Strut”, originariamente pubblicata da Bob Seger nel 1980, viene qui riletta in una chiave che ne sottolinea la viscerale natura rock. Una versione distante dall’originale, ma capace di sintetizzare questa collezione di rarità. Non mi sarei mai aspettata di trovare in scaletta una cover dei The Temptations come ”Little Miss Sweetness”. Nonostante il legame affettivo con l’originale, che ricordo bene dai tempi degli ascolti di mia madre, devo dire con un po’ di rammarico, che questa reinterpretazione risulta poco riuscita.
Oh Yeah Allright!” interrompe la serie di cover e ci restituisce i The Hellacopters più grezzi e genuini. Questo brano incarna lo spirito che avrei cercato nell’intero disco: una celebrazione del loro passato garage hard rock attraverso pezzi originali dell’epoca, piuttosto che attraverso tributi ad altri artisti. Passiamo nuovamente ad una cover, questa volta la band riprende “I Get A Sensation” di Adam West che, in realtà, faceva parte di un EP rilasciato nel 2004.
In ”Disappointment Blues” del 1997, il sound dei The Hellacopters esplode in tutta la sua magnifica ruvidità. Questo è il tipo di energia viscerale che mi ha fatto innamorare di loro.
Si prosegue con ”American Ruse” degli MC5, originariamente pubblicata nello split Respect the Rock America del 1999 con i Gluecifer. Nonostante in questa raccolta il suono risulti più nitido e rifinito, la traccia non perde la forza della versione originale: una cover che si conferma riuscitissima.
In “Ferrytale” contenuta in ”Disappointment Blues” ritroviamo la cifra stilistica degli The Hellacopters, in perfetto equilibrio tra la solidità dell’hard rock, l’energia del punk e un vago richiamo alle sonorità southern.
Con “Whole Lot Of Shakin’ In My Heart (Since I Met You)” degli Smokey Robinson, The Hellacopters purtroppo, con questa versione non sono riusciti a rendere giustizia all’originale e mi sorge spontaneo chiedermi quale sia stata la motivazione dietro simili direzioni artistiche. É la volta di “I’m Eighteen” di Alice Cooper, su questo pezzo non si discute, l’interpretazione è impeccabile e rispettosa dell’originale, rendendo giustizia a un grande classico.
Anche “Sent En Lördagkväll” originariamente dei Nationalteatern, band originaria di Göteborg, è decisamente riuscita: le venature punk, tutt’altro che celate, rendono il brano estremamente efficace. “Working For MCA” dei Lynyrd Skynyrd risulta piacevolmente polverosa quanto l’originale, riuscendo a preservarne il sound autentico senza snaturarlo.
Decisamente più scanzonate sono le cover di Larry Williams “Boney Maronie” e “A Man And A Half” di Wilson Pickett mentre, “455 SD” dei Radio Birdman risulta ancora più corposa nel suo essere punk rock, fedele all’originale. “Freeway To Hell” è un altro pezzo originale della band in versione rimasterizzata. Si presegue con varie interpretazioni e rifacimenti didifferenti generi, da Get Ready” degli Smokey Robinson, “Stab Your Back” dei Damned a “Heaven” di Scott Morgan ma tra esse, appare anche la sempre interessante “Doggone Your Badluck Soul”, contenuta nello split con i Gluecifer intitolato “Respect the Rock America”. Un’altra cover ben riuscita è “22. What´d Ya Do?” dei Ramones che mantiene la linea dell’originale e in egual misura “Speedfreak” dei Motörhead.
A completare la raccolta troviamo la rilettura diUngrounded Confusion” dei The Flaming Sideburns. Per quanto i The Hellacopters siano una garanzia e pur apprezzando l’omaggio alle proprie influenze, fatico a vedere l’utilità di un disco di cover, sarebbe stato molto più interessante avere un album focalizzato solo su B-side e pezzi originali mai pubblicati.

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