Recensione: Cross Purposes

Di The Dark Alcatraz - 25 Aprile 2004 - 0:00
Cross Purposes
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Anno: 1994
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86

When a promise is broken, and no one trusts you,
Young ones crying with there heads in their hands,
When you talk about saving, the souls of the faithful,
You can’t help thinking you’ve got blood on your Hands.
From a cross of thorns.

Lo ammetto, l’ultima volta che ebbi l’ occasione di avere a che fare con la diciannovesima release griffata dalla band di Birmingham, commisi un clamoroso errore di superficialità, considerando questo “Cross Purposes” solo discreto. Dico questo a fronte di un’ analisi fatta da numerose considerazioni tecniche e soprattutto da confronti con alcuni dischi che potrebbero, in qualche modo, essergli affini, come ad esempio “Headless Cross” ( perché miglior disco del combo Black Sabbath/Martin ) e “Dehumanizer” ( ultimo album rilasciato dai Sabs appena prima di “Cross Purposes” ).
Mi ci è voluto davvero molto, molto tempo per riuscire a partorire un opinione verisimilmente coerente su questo album, soprattutto perché il giudizio che mi ero all’ inizio prefissato di dare avrebbe scombussolato diversi dogmi e punti fermi che ho maturato in ormai diversi anni di ascolti di dischi dei Sabbath, band a quale sono fortemente legato. Iniziamo intanto col dire che, fino a qualche tempo fa, ritenevo l’ esperienza di Tony Martin col Sabba Nero se non mediocre, almeno non rimarchevole. Gli ho sempre biasimato il fatto di non essere mai stato incisivo nelle sue performance e di lasciarsi “calpestare” dagli altri, seppur carismatici, strumenti della band, coprendo così la sua piacevolissima intonazione vocale. Ho sempre pensato inoltre, che non esistesse nessuno disco in cui l’apporto alla voce di Martin potesse in qualche modo influire positivamente, nel complesso, sul platter e che anzi, in alcuni lavori, come lo stesso “Headless Cross”, il tallone d’Achille della band fosse stato proprio la scarsa ispirazione del vocalist. Ripeto infine, che ero fermamente convinto che la migliore uscita di Martin al microfono della band inglese fosse lo stesso “Headless Cross”.

Tutte queste mie convinzioni sono, di punto in bianco crollate quando, a due anni di distanza, ho rimesso mano a questo “Cross Purposes”.
Mi sono reso conto in primis, come la voce di Martin, in questo disco, sia veramente molto calda ed espressiva, confutando quindi la prima delle mie tesi. Eppoi, a livello squisitamente musicale, non v’è dubbio che il disco in questione si attesti sugli stessi standard imposti da “Headless Cross”, anche a livello d’impostazione e che proponga una tracklist molto varia e completa, composta dalla non indifferente quantità di 10 pezzi per la versione normale e 11 per quella presentata al mercato Giapponese, che offre anche una bonus track, intitolata “What’s The Use?” che andremo ad analizzare più avanti.

Frank Anthony Iommi – Guitars

Terence Michael Butler – Bass Guitars
Tony Martin – Vocals
Bobby Rondinelli – Drums

Rilasciato sugli scaffali di mezzo mondo il 31 Gennaio dell’ anno del Signore 1994, questo “Cross Purposes”, come detto, si va a collocare alla posizione numero diciannove della discografia dei Black Sabbath. Il 1994 sarà però un anno cruciale per il combo inglese, che già alcuni mesi prima aveva dovuto patire della dipartita di un singer del livello di Ronnie James Dio ( e conseguentemente, della sua spalla Vinnie Appice ) e che a breve si vedrà infliggere un colpo piuttosto duro, con l’ abbandono anche del bassista-colosso Geezer Butler ( la seconda per lui, dopo quella del periodo 85-90 ) che, in ogni caso, in questo “Cross Purposes” è ancora al suo posto nella line up della band.
Rimpiazzati in fretta e furia con il fidato Tony Martin e con la new entry Bobby Rondinelli dietro le pelli, che non farà parte del combo nel fiacco “Forbidden”, uscito un anno dopo, i Black Sabbath danno alla luce questa piccola perla di Heavy Metal, un disco veramente soddisfacente, sotto ogni punto di vista.
Sebbene io abbia più volte dovuto frenare alcuni istinti che, a caldo, mi avevano portato ad emozionarmi davvero riascoltando questo disco, in questo momento, a bocce ferme, non posso non ammettere che ci troviamo di fronte ad un lavoro di qualità più che buona, un disco di assoluto valore, che forse non avrà la stessa attrattiva a livello di storia della discografia dei Sabbath e seppur a livello tecnico sia nettamente sovrastato dai capolavori della band ( specie da “Heaven And Hell”, ma non me la sento davvero di abbozzare un confronto, poiché lo ritengo ingiusto nei confronti di entrambi i lavori ), resta innegabilmente una piccola e solitaria gemma da ascoltare con calma e da apprezzare col tempo.

L’ opener del disco, “I Witness” è veramente molto divertente: scombussolante, allegrotta e con un refrain davvero geniale, senza dubbio colpisce fin da subito per la orecchiabilità, che è quasi immediata. Ma è nel secondo pezzo che compone la tracklist che si palesano le grandi doti di Tony Martin, che finalmente esce allo scoperto e si mette un po’ in mostra al suo pubblico. In “Cross Of Thorns” infatti si rivivono atmosfere mistiche ed esoteriche, unite con la magia dell’ heavy metal, sublimate da una performance da tramandare ai posteri di un po’ tutta la band, un pezzo questo davvero indimenticabile e da cardiopalma, molto complesso ma allo stesso tempo essenziale, simile agli altri, ma diverso: le dimensioni del capolavoro ci sono tutte quindi.
Saltando a piè pari la seppur discreta “Psychophobia”, giungiamo immantinente ad un trittico di pezzi davvero esaltante, in cui i fumi dell’ oscurità sono così chiari ed evidenti da essere palpabili, in cui le atmosfere sono acquistano cupezza e languidezza, divenendo però allo stesso tempo intriganti e devastanti per il cuore dell’ ascoltatore, che viene letteralmente bombardato da un interminabile sequenza di emozioni incontrollabili. Questi 3 pezzi ( “Virtual Death”, “Immacolate Deception” e “Dying For Love”) costituiscono, a mio avviso, l’ossatura portante di “Cross Purposes”, senza i quali probabilmente il disco avrebbe perso gran parte del suo charm e della sua magia.
La prima ( del trittico, ma numero 4 del platter ), “Virtual Death”, è un mid tempo cadenzato dalle battute di Bobby Rondinelli che ne scandisce, come un orologio, il ritmo non troppo veloce, ma non per questo poco diretto: un pezzo questo decisamente azzeccato, a mio modo di vedere.
In “Immacolate Deception” l’alone di oscurità e inquietudine che aveva pervaso i brani precedenti, si accentua e si estremizza ancora di più: in questa song Tony Martin lascia libero sfogo alle sue corde vocali e con mirabolanti solfeggi grida al mondo il titolo della traccia, chiudendo con alcuni acuti veramente toccanti.
“Dying For Love” è in assoluto la migliore del trittico, un lento melanconico ed angoscioso che lascia trasparire tutta la tristezza e l’oscurità che in questo disco preponderano, sommandovi però una buona dose di dolcezza e commozione, che rendono questo pezzo davvero suggestivo. La voce di Martin tocca qui il picco massimo per espressione e vocalità, facendo provare emozioni fortissime all’ ascoltatore, cullandolo realmente in un mondo di sogno e magia, spezzato solo dall’ arrivo dell’ ottima e potentissima “Back To Eden”, un pezzo pregno di Metallo, con un ritornello in cui Tony Martin esplicita ancor più le sue notevoli capacità. “The Hand That Rocks The Cradle” e “Cardinal Sin” sono due buoni pezzi ( specie la seconda ) in cui i Sabs si cimentano in due power ballads davvero interessanti. Come detto, principalmente per “Cardinal Sin” vanno spese alcune parole , in quanto ha un incedere decisamente più divertente, unito a un refrain ed a un riff centrale di Tony Iommi davvero ottimi.
L’ ultima, “Evil Eye” è l’unico vero passo falso di “Cross Purposes”, un pezzo decisamente scialbo di contenuti e di emozioni, in cui la magia dei precedenti brani, non è riuscita a far presa sull’ ascoltatore allo stesso modo, facendo quindi risultare il pezzo piuttosto noioso.
In ultimo, per coloro che fossero riusciti ad entrare in possesso della versione giapponese ( come il sottoscritto ) potranno godere anche dell’ ascolto di una bonus track, “What’s The Use?”, un pezzo nel complesso ben fatto, anche piacevole, ma tutto qui insomma, niente di veramente eccezionale, dunque chi, eventualmente, non avesse ancora avuto modo di ascoltarlo, non ha ragione di mangiarsi il cappello.

“Cross Purposes” mi ha stupito, due anni fa avrei puntato molto meno su questo disco, che invece ultimamente ho avuto occasione di apprezzare appieno e quindi di pentirmi di una scelta che avevo maturato prematuramente e sulla quale però sono riuscito a ravvedermi in tempo.
Non sarà un capolavoro, questo no, ma dannazione questo è un disco che fornisce allo stesso modo diversi spunti di riflessione e di apprezzamento, qualità queste che non possono non influire nel giudizio finale di questo album che, a mio avviso, rimane un masterpiece in miniatura.

Daniele “The Dark Alcatraz” Cecchini

TRACKLIST

1. I Witness
2. Cross Of Thorns
3. Psychophobia
4. Virtual Death
5. Immaculate Deception
6. Dying For Love
7. Back To Eden
8. The Hand That Rocks The Cradle
9. Cardinal Sin
10. Evil Eye
11. What’s The Use?

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