Recensione: Dark Quarterer

Di Andrea Arditi - 28 Agosto 2004 - 0:00
Dark Quarterer
Etichetta:
Genere:
Anno:1986
Nazione:
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90

L’album cui mi accingo a parlare è una pietra miliare e della scena italiana, e della musica epic in generale, un piccolo grande capolavoro fin troppo sottovalutato dal popolo metallico italiano, contraddistinto da un’esterofilia che tante volte porta a considerare irrilevante ciò che di buono i gruppi della nostra penisola sanno produrre. Ebbene l’omonimo album d’esordio dei Dark Quarterer non sfugge a questa regola, rendendone ostica e la reperibilità, e la conoscenza di un platter che nulla ha da invidiare ai più grandi lavori dei colossi del genere (Manilla Road, ecc…). Ciò che dico si intuisce perfettamente fin dalla opener, aperta da un arpeggio di chitarra godibilissimo, interrotto dal riff vero e proprio del pezzo: si tratta di Red Hot Gloves, di connotazione fortemente epica, in cui gli assoli melodicissimi si alternano al riff potante del pezzo, a passaggi di batteria in terzinari propri del genere, dando alla traccia un quid di veramente solenne, per arrivare all’ultima parte dell’opener in cui il climax è dato da un coro che permette di respirare un’aria incredibilmente maestosa, in cui il suo culmine è toccato dall’acuto finale di Gianni Nepi (Basso e Voce della band).
A seguire troviamo Colossus Of Argil, quella che ritengo sia la canzone rappresentativa e dell’album, e del gruppo in sè: trattasi di una canzone che in tutti i suoi 10 minuti è cosi mutevole, perfetta, cosi splendida da far rimanere basito la persona che è al suo primo ascolto: aperta da un riff di chitarra distortissima, cui seguirà un altro riff certamente più melodico rispetto al primo, scandito da dei semplici colpi di piatti di Paolo Ninci, fino ad un giro di batteria che, per rendere l’idea a chi non l’avesse ancora ascoltata, può ricordare vagamente il passaggio di Battle Hymns Manowar); da ciò partirà il vero e proprio riff di Colossus alternandosi nel suo intercedere con dei brevi assoli di grandissimo gusto cui susseguirà la parte cantata, epica all’inverosimile e magistralmente interpretata da Nepi, a volte intervallato da pregevoli passaggi di Ninci; il climax del pezzo lo si trova nella sua parte centrale, da pelle d’oca per solennità, melodia dell’ispiratissimo Fulberto Serena e “trasporto”, e per trasporto intendo in questo caso l’emozione che suscita l’ascoltare una cavalcata trascinante che verrà terminata da un breve solo per poi riportarci alle melodie iniziali.
La successiva Gates Of Hell è introdotta da un battito cardiaco frenetico che via via va rallentando con l’intercedere di velocissime rullate, cui seguiranno delle cadenzatissime battute di Ninci ed un bellissimo arpeggio su cui le linee vocali si cimentano in una prova straordinaria, evocativa sarebbe il termine più adatto per definirla, ma è un po’ la parola che potrebbe fare da anello conduttore per l’intero full lenght. I Dark Quarterer si cimentano poi in un riff straordinario scandito da brevi passaggi di batteria seguito da uno splendido assolo melodico prima e tagliente successivamente.
Siamo giunti a The Ambush, trattasi di una strumentale che parte decisamente più veloce rispetto alle prime canzoni dell’album, con tanto di assolo nel suo dipanarsi, per essere bruscamente interrotta da un ottimo cambio che va a rallentare il pezzo; tutto ciò andrà ripetendosi con tanto di assolo finale di basso.
Si è arrivati così alla penultima song del debutto dei Quarterer, The Entity, introdotta da un arpeggio di pregevole gusto su cui Nepi si cimenterà in modo meraviglioso, e al cui suo culmine si aprirà in modo solenne ed epico un riff molto heavy oriented, con tanto di cavalcata di basso quasi di ispirazione nwobhm.
Il compito di chiudere il platter è destinato alla title track, Dark Quarterer, aperta da un arpeggio ben presto scandito da colpi di batteria perfettamente emulati dal basso, fino al vero e proprio riff di chitarra seguito da un breve e tagliente assolo bruscamente interrotto da un perfetto cambio di tempo che ci riconduce al primo arpeggio che funge da base per le linee vocali di Nepi. Ed è così che questa song chiude un disco praticamente perfetto.

In conclusione posso solo aggiungere che un amante dell’Epic Metal da questo album non può veramente prescindere. I componenti della band oltre ad avere scritto ottimi pezzi son dotati di una tecnica tale che all’epoca eran stati considerati come inventori di un genere, quel progressive epic di cui sono per l’appunto i capostipiti ed infine è un ottimo esempio di album atto a comprendere che la musica per essere buona non necessariamente deve provenire dall’estero.
Disco che consiglio vivamente, non ha praticamente nessun punto debole, pur riconoscendo il fatto che la produzionesia molto grezza e per i palati fini sia motivo per storcere il naso, per quanto mi riguarda questa produzione non fa altro che andare ad aumentare il valore effettivo del platter, conferendogli, se possibile, maggiore epicità e solennità.

Formazione:
Gianni Nepi – Basso e voce solista
Paolo “Nipa” Ninci – Batteria e seconda voce
Fulberto Serena – Chitarra

Track List:
01-Red Hot Gloves
02-Colossus Of Argil
03-Gates Of Hell
04-The Ambush
05-The Entity
06-Dark Quarterer

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