Recensione: Daze of the Week
Parlando degli albori del Thrash Metal, è dalla Terra d’Albione che è partito tutto … dai Motorhead, innanzitutto, con la loro attitudine Rock ‘N’ Roll esplosiva e selvaggia che trasformava tutto in velocità abrasiva, poi dal dilagare della NWOBHM, il movimento che ha unito la potenza e l’oscurità dell’Heavy Metal con l’urgenza del Punk (tra i quali c’è chi è stato pioniere dell’esagerazione, come Atomkraft e Warfare) e poi, ancora e soprattutto, con l’apparizione demoniaca dei Venom, che stravolsero ogni concetto di musicalità, per quanto dura, dando il via alla “musica estrema” in un’esplosione infernale di fuoco e fiamme.
Nonostante questo, per quanto l’influenza esercitata da queste band sia stata fondamentale per la sua nascita, il Thrash Metal non ha attecchito molto in Inghilterra, non raggiungendo la popolarità delle scene non solo americana e tedesca, ma neanche canadese e brasiliana, ad esempio.

Sarà per il noto tradizionalismo britannico o, più semplicemente, per il poco supporto delle case discografiche, di fatto parlando di vecchia scuola, in mezzo ad un imprecisato numero di gruppi (che, comunque, la storia ricorda, come Re-Animator, Sacrilege, Slammer, Hydra-Vein e Toranaga, ad esempio), sono solo 4 le band che sono effettivamente riuscite ad uscire dall’underground tracciando il percorso inglese. Ognuna con le proprie caratteristiche: i violentissimi Onslaught, gli innovativi e tecnici Sabbat, gli Xentrix, i più prossimi al sound Bay Area, e gli Acid Reign, ironici e spavaldi come Anthrax e Nuclear Assault, tra coloro che iniziarono ad allontanarsi dalle tematiche blasfeme adolescenziali dei primi anni, concentrandosi su argomenti più concreti e realistici legati al “lato scuro” dell’uomo, come la rabbia sociale, le critiche verso le istituzioni od i problemi psicologici.
E fu questo atteggiamento che fece apprezzare gli Acid Reign ad un pubblico di Thrashers che stava rapidamente diventando adulto e che aveva bisogno di qualcosa di più di bestemmie e pentacoli.
La band durò sei anni, con l’EP ‘Moshkinstein’ (1988) ed il Full-Length ‘The Fear’ (1989) che furono ben accolti, mentre il secondo album, ‘Obnoxious’ (1990) non ebbe la stessa fortuna. Nel 1991, complice l’espansione del Grunge e dell’Alternative Metal, la band si sciolse e così rimase fino al 2015, anno in cui il fondatore “H” (vero nome Howard Smith) decise di rifondarla con una formazione completamente rinnovata. Il risultato discografico fu ‘The Age of Entitlement’ del 2019.
Passano gli anni ed anche i musicisti cambiano: ‘Daze of the Week’, quarto e nuovo album degli Acid Reign, disponibile dal 15 maggio 2026 tramite Back on Black, vede un nuovo e deciso cambio di line up: “H” non ha pace, tiene solo il bassista Pete Dee e cambia tutti gli altri, arruolando i chitarristi Matt Smith e Darren Mcgillivray ed il batterista Johnny Grimley, tutti appartenenti al circuito underground britannico, dando vita ad una formazione decisamente più matura ma non meno incazzata.
D’altronde gli Acid Reign non sono più dei ragazzini ma adulti che hanno passato la cinquantina ed hanno visto progredire il degrado mentale e sociale della loro epoca, ormai neanche più celato dai media e non si fanno illusioni.
Questa consapevolezza si trasforma in un Thrash Metal diretto ed incazzato, legato a doppio filo con la vecchia scuola della East Coast americana di Anthrax ed Overkill ma anche ben incastrato nei giorni nostri. L’ironia degli esordi si riduce ad un filo sottile, non c’è più il divertimento smodato di un tempo ma rimane una rabbia concreta che non si quieta e che si trasforma in un sound che somma ritmiche ossessive ed implacabili con linee di chitarra che si svolgono come un torrente in piena, creando vortici e spinte distruttive fino all’esondazione. I suoni sono ficcanti e puliti, ma contrastati da un sottofondo pieno e pesante che genera un’atmosfera caustica e rovente ma anche confusionaria. Tutto questo accompagna una voce irosa, chiara nel lanciare le proprie accuse e senza mezzi termini. Il cantato di “H”, come sempre, è l’elemento distintivo della band, quello che mette l’accento sullo stile degli Acid Reign (anche se, qua e là, l’influenza di Joey Belladonna viene parecchio fuori), meno scazzata e sguaiata di un tempo per forza di cose, forse un po’ aiutata ma sempre cruda e frenetica e che invita alla lotta.
In poche parole, ‘Daze of the Week’ è un disco abrasivo e fulminante, però non è neanche privo di difetti.
Di fatto decolla molto bene, con il clima da battaglia che genera l’inizio di ‘The Who of You’ ed il suo successivo sviluppo velocissimo che somma i modelli Exodus + Anthrax e poi l’esplosività della successiva ‘Daze of The Weak’. Rimane per un po’ in quota con la frenesia cinetica di ‘No Truth’, la durezza aggressiva di ‘Conniption King’ e le chitarre simil Black di ‘Blind Lies’, che generano vibrazioni cupe e nebbiose, ma poi cala, anche se non in modo brutale da rovinare tutto. Le ultime canzoni, per quanto sempre intrise della violenza critica delle precedenti, sono relativamente “piattine” e non entusiasmano più di tanto, eccetto per l’ultima ‘Centre Of Everything’, la cui oscurità la fa uscire un po’ dagli schemi.
Concludendo, quello che fanno gli Acid Reign di oggi non è male, inserendosi bene nel contesto attuale, rispettando comunque il loro passato e la scena da cui sono partiti, che poi si è evoluta in band come Evile, Gama Bomb, Sylosis e Solitary, tra i tanti che l’hanno mantenuta viva e detonante.
Sommando pregi e difetti, ‘Daze Of The Week’ si ascolta volentieri, con la sua indole sovversiva che riesce ad insinuarsi profondamente sotto la pelle. Parlare di “crescita” non è corretto, visto che dei musicisti originali è rimasto solo “H”, però questa nuova versione della band sa il fatto suo e riesce a dimostrarlo. Aspettiamo con curiosità i prossimi sviluppi.
