Recensione: Degenerate

Di Daniele D'Adamo - 17 Maggio 2026 - 12:00
Degenerate
Band: Diatribes
Etichetta: Brutal Records
Genere: Death 
Anno: 2026
Nazione:
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78

Dal più profondo underground brasiliano mettono appena fuori la testa i Diatribe grazie alla pubblicazione del loro full-length di esordio, “Degenerate“. Di loro si sa poco. Anzi, niente, il che contribuisce a rendere più fitto l’alone di mistero che li circonda.

Il genere proposto: death metal, in una configurazione assai vicina al thrash (“Hostility Within“). Questa commistione, oltre che a essere endemica per i musicisti che intendono cimentarsi in uno dei genere predetti, è un elemento fortemente indicativo della formazione sudamericana, Che, come si sa, ha sfornato una miriadi di act fra cui Sepultura e Krisiun, giusto per fare due esempi.

Death metal che viene messo sul piatto nella sua raffigurazione più rozza e involuta, disegnata con tratti duri, sicuri; che però comprendono inserti ambient quasi a voler far sentire gli echi del 2026. L’apparente insofferenza che qualcuno può provare al primo ascolto del disco, sparisce a mano a a mano che i passaggi aumentano. E, in tal caso quasi incredibilmente, si aprono i portali di accesso a un mondo apparentemente caotico ma che invece è retto da alcune idee del tutto interessanti.

Cosa c’è allora, nella musica dei Diatribe? Anzitutto una grande passione per il genere, viscerale, totale, completa. Poi un sound, che ai nostri giorni, ha un gustoso sapore retrò. Come se “Degenerate” fosse stato concepito e poi partorito nel 1986, quando uscivano i primi demo su cassetta dei Morbid Angel, accompagnati da “Seven Churches” dei Possessed, edito nel 1985 e contenente il brano “Death Metal”.

Importante ancora osservare che, seppure di foggia antica, il death dei Diatribe ha un suono al passo coi tempi, la cui produzione, linda e pulita completare un ossimoro con il death stesso. Il che è una decisione corretta, a parere di chi scrive, poiché si può individuare con chiarezza tutto ciò che viene sparato fuori dalla strumentazione del quintetto guidato dal vocalist Danilo Luna.

Il quale aggredisce l’etere con un growling totalmente acido e roco che, tuttavia, in qualche occasione scende di tonalità quasi a voler scivolare negli Abissi dell’Inferno. Sì, poiché in qualche occasione s’intravede qualche sfumatura di black metal (“My Own Hell“), com’è giusto che sia, giacché, nel periodo storico sopracitato c’era anch’esso, nel brodo primordiale da cui è nato il death.

È i chitarristi? Impressionanti nel lavoro incessante sia nella fase ritmica, sia in quella solista. Perfettamente intellegibili, consentono a chi ascolta di avere il piacete di poterle seguire nello sviluppo delle varie composizioni, anche quando la velocità sfonda la folle barriera dei blast-beats (“Degenerate“, “Last Enemy“). Un’altra condizione è l’aver convenuto di dedicare a ogni canale stereo una chitarra, in maniera da rendere il riffing leggibile al massimo. In particolare, in occasione degli affilati assoli della solista, ove l’azione della chitarra ritmica a sostegno di quest’ultima è ben chiara e molto interessante da osservare pardon ascoltare, (“Hostility Within”).

L’insieme delle canzoni segue pedissequamente i dettami elaborati da Luna & C. nel concepimento del sound, centrando così l’ideazione di uno stile piuttosto originale che verrebbe da chiamare modern old school death metal. Come detto appena più su, le tredici tracce che compongono LP sono tutte allineate al ridetto sound e allo stile dei Diatribes. L’assenza di melodia rende la digestione delle note un po’ più lenta ma, a poco a poco, le singole song prendono forma nel cervello, essendo riconoscibili le une dalle altre con rapidità. Forse manca il brano che sfori la parte superiore dell’underground affinché la misteriosa compagine brasiliana possa rendersi visibile come merita. Ma, alla fine, cosa importa?

In conclusione, “Degenerate” è un debut-album ricco di idee nonché implicante una, seppur minima, spinta evoluzionistica verso un death metal allo stesso tempo antico e moderno. Bravi i Diatribes a essere riusciti nell’ardua impresa.

Daniele “dani66” D’Adamo

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