Recensione: Deja Vu Letters

Di Fabio Vellata - 27 Giugno 2026 - 11:00

Il sottobosco italiano non smette mai di proporre novità di un certo interesse.
I Romeo nascono nel 2024 come rock’n’roll band a forte impronta vintage, dichiaratamente debitrice del sound di metà anni settanta e primi ottanta. I riferimenti sono espliciti e chiamano in causa Thin Lizzy, UFO, Cheap Trick e la romantica sgangheratezza dei Dogs D’Amour. Al centro del progetto c’è Max Colliva, già visto in realtà con i The Loyal Cheaters e nella band di Ricky Rat, qui in veste di cantante e chitarrista, a guidare una formazione che punta su carattere e attitudine più che su raffinatezza e sofismi elitari.
Deja Vu letters” è il loro disco d’esordio, edito per Street Symphonies e fuori da qualche settimana.
Fin dalle prime note, il debutto dei Romeo si muove in quella zona franca in cui power pop, glam e classic rock si intrecciano senza soluzione di continuità, con un suono volutamente asciutto, quasi “da sala prove”, che rinuncia a lucidi patinati contemporanei in favore di uno stile analogico e leggermente ruvido. La scelta produttiva, pur con qualche limite in termini di profondità, restituisce bene l’idea di una band che vuole sembrare viva e presente, più interessata alla chimica tra i musicisti che alla perfezione del dettaglio.

La tracklist si articola in nove episodi che oscillano tra romanticismo notturno e malinconia a cuore aperto, come dichiarato dalla band stessa, con un filo conduttore fatto di melodie immediate e una chiara vocazione all’orecchiabilità. Brani come “True Confessions” e “Soul Staller” lavorano su quel confine curioso in cui l’hard rock incrocia l’eco di certo “disco rock” alla KISS periodo “Unmasked”, mescolando groove e chitarre senza prendersi troppo sul serio.

L’etichetta di “tragico, romantico e intriso di malinconia” che accompagna il disco non è semplice slogan: molte delle canzoni sembrano nate per raccontare la parte più fragile e disillusa di un certo immaginario rock’n’roll, fatta di notti lunghe, promesse a metà e piccole sconfitte quotidiane. Non c’è enfasi teatrale, semmai una malinconia quotidiana, che passa più per le linee vocali e per le progressioni armoniche che per testi roboanti o pose drammatiche.
Quando il focus resta su melodie compatte e hook ben piazzati, il disco centra il bersaglio, come nelle parentesi power pop alla Cheap Trick e nel modo in cui certi ritornelli si lasciano canticchiare con naturalezza. Allo stesso tempo, qualche brano tende a girare un po’ in tondo e a perdersi poi nel vuoto, complice una struttura spesso tradizionale e un paio di soluzioni che danno la sensazione di déjà vu non solo nel titolo, ma nell’effettivo sviluppo delle canzoni.

Pur muovendosi in un terreno già stra-battuto, “Deja Vu Letters” mostra una personalità più definita di quanto ci si potrebbe aspettare da un esordio, grazie a una scrittura che, quando funziona, sa dosare riferimenti storici e gusto per la melodia con misura. Non è un disco perfetto – qualche spigolo resta da limare – ma la combinazione di attitudine, romanticismo e consapevolezza dei propri limiti rende i Romeo una band su cui vale la pena tenere gli occhi – e le orecchie – puntati.

Un disco profondamente rétro, che cerca di parlare al presente attraverso un linguaggio figlio dei settanta e degli ottanta, senza però scadere nella semplice cartolina nostalgica.

https://www.facebook.com/Romeo.theband/

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Band: Romeo
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