Recensione: Apocalypse & Chill

Di Luca Montini - 30 Luglio 2020 - 0:00
Apocalypse & Chill
Band: Delain
Etichetta:Napalm Records
Genere: Symphonic 
Anno:2020
Nazione:
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70

Uscito nel febbraio 2020, a pochi giorni dall’esplosione della pandemia che di lì a poco avrebbe paralizzato il mondo intero tra improbabili cantate e stornelli dal balcone ed hashtag #andràtuttobene, “Apocalypse and Chill” dei neerlandesi Delain suona quasi profetico. Con una delle cover art tra le più inguardabili e kitsch degli ultimi anni la band intende rappresentare l’indifferenza del mondo contemporaneo selfie-addicted in posa da spiaggia mentre il mondo circostante va in fiamme, a causa dei cambiamenti climatici e dell’incuria dell’uomo. La stessa contraddizione dialettica si esprime nella proposta musicale del combo olandese, con riff taglienti e massiccio uso di synth sui quali si adagiano linee melodiche leggere e pop-oriented della sempre più iconica Charlotte Wessels. Il disco segna anche la fuoriuscita dalla band della sette corde di Merel Bechtold (Dear Mother, MaYan). Ne sentiremo la mancanza.

Dopo gli ultimi esperimenti non del tutto riusciti in casa Within Temptation, basti pensare all’ultimo, controverso “Resist” (2019), spetta più giovani ed energici Delain tenere alta la bandiera olandese del gothic-symphonic metal. Così come la band di Sharon Den Adel e Robert Westerholt, anche la band del fratello minore Martijn Westerholt cerca di aprire verso nuove rotte deviando con decisione dal gothic metal degli esordi, attraverso il potenziamento dell’elemento elettronico e la semplificazione della struttura dei brani verso il pop rock. Tra i punti forti del disco, l’ennesima prova vocale strepitosa della Wessels che conferma un vero e proprio stato di grazia negli ultimi anni, grazie ad una straordinaria maturazione vocale.
Tra i pezzi più rappresentativi di “Apocalypse and Chill” menzioniamo il singolo “Burning Bridges” (prossimo ai 2 milioni di visualizzazioni sul Tubo) che lasciava presagire ad un disco con sonorità sinfoniche e magniloquenti invero abbastanza contenute nel resto dei brani. Molto intensa la ballata “Ghost House Heart”, anche questa scelta come singolo. Buona anche la straniante “Let’s Dance” che sembra incarnare più di altre il clima di danza folle e cieca sopra il baratro dell’apocalisse. Un po’ più stucchevoli la malinconica “We Had Everything” e la elettro-corale “Creatures” che incede come una marcia funebre. Meritevole invece la chiusura fusion-psichedelica di “Combustion”, che forse ha l’unico difetto restare un po’ sciolta dal resto del platter, ma si lascia apprezzare per lo spirito creativo.

Veniamo ai punti deboli del disco che giustificano il voto in calce. In primo luogo, la produzione. Troppo perfettina, asciutta e adagiata nella comfort-zone delle sue tastiere, decisamente nordica ma incapace di creare una qualche empatia. Chilly, per restare nel mood del disco. Segnaliamo anche una certa disomogeneità di fondo nel songwriting: mancano delle hit di rilievo, i singoli si lasciano ascoltare e fanno buone visualizzazioni su Youtube ma avremmo preferito qualche release in meno negli ultimi anni e lavori nel complesso più coesi. L’apice della spettacolarità lo si raggiunge probabilmente con la strepitosa “Masters of Destiny”, già pezzo di punta dell’EP “Hunter’s Moon” (2019) che viene qui semplicemente riproposta.

La sfida con i cugini Within Temptation nel reinterpretare il gothic metal in chiave contemporanea è ancora aperta. Tra sonorità elettroniche e strizzate d’occhio al pop l’impressione è che i Delain conservino maggior freschezza e genuinità. In definitiva, “Apocalypse & Chill” è un disco molto gradevole che non mancherà di appassionare la nutrita e sempre crescente schiera di fan dei Delain, ma che paga l’estrema frammentarietà delle release di questa band, non riuscendo in tutti i brani proposti a superare l’alone di freddezza che dovrebbe essere scardinato dall’apocalisse sonora del combo olandese.

Luca “Montsteen” Montini

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