Recensione: Desert Ritual

Di Valeria Campagnale - 30 Maggio 2026 - 9:00
Desert Ritual
Band: Obey The Sun
Etichetta: Eclipse Records
Genere: Grunge 
Anno: 2025
Nazione:
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65

Originari di Budapest e formatisi nel 2020, gli ungheresi Obey The Sun hanno speso gli ultimi anni a perfezionare e far crescere la propria identità sonora prima di debuttare ufficialmente nel 2024 con l’EP “L.I.R.A.”. Con la pubblicazione del loro ultimo lavoro “Desert Ritual” la band mette in mostra una maturità e una sfrontatezza sorprendenti, dando vita a un progetto che si dimostra viscerale e fedele alla reputazione che il gruppo si è costruito nell’underground europeo.
L’EP è Il risultato è un sound pesante, arido e tagliente, un mix a metà tra lo sludge più fangoso e le contaminazioni stoner, capace di soddisfare i cultori del grunge, sviluppandosi attraverso una narrazione catartica, guidando l’ascoltatore in un viaggio concettuale che ricalca le fasi del lutto, muovendosi dalla rabbia cieca e incandescente fino a una pesante, definitiva accettazione. Una vera e propria storia di sopravvivenza umana raccontata in musica. La provocatoria traccia d’apertura, “You Lil’ Shit”, incendia l’atmosfera sollevandosi su un vento minaccioso da cui emerge il richiamo denso di una chitarra in una dissonanza alternative. Il brano esplode in un cuore rock ‘n’ roll travolgente, guidato da ritmi voraci e da un’intrusione metallica. La performance vocale di Tamás Orbán-Ducos sprigiona ruvidezza, graffiando in modo sempre più duro e dolce a ogni battuta, mentre il pezzo si avvia alla conclusione come un missile infuocato grazie a due breakdown di basso, il secondo ancora più corposo e profondo del primo.
Questa stessa asprezza conduce direttamente alla successiva “Cosmic Haze”, dove la band esplora una nebbia stoner groove fatta di nuvole viola e cieli smeraldo. Non si tratta semplicemente di una scusa per tirare fuori il proprio lato psichedelico, poiché il brano è sorretto da una vena funk che muta rapidamente in un riffing ipnotico, anche in questo brano, la voce di Tamás prende la scena, facendosi sommessa e inquietante, fluttuando tra sussurri eterei. L’atmosfera intrisa di deserto prosegue e si fa ancora più minacciosa con “Hellhounds”, che con un dinamismo sonoro evoca immagini molto stoner, catturando una sorta di fuga polverosa.
Il vero peso emotivo e il culmine del songwriting degli Obey The Sun si concentrano però nel brano di chiusura “Another Chance”. Pur richiedendo un briciolo di tempo in più rispetto ai pezzi precedenti per accendere i sensi, la traccia cattura rapidamente l’immaginazione e si distingue come il momento più vulnerabile dell’intero EP. Allontanandosi dall’aggressività fine a se stessa, la band esplora qui il sapore della morte e il desiderio disperato di spezzare le catene del passato.
In definitiva, “Desert Ritual” rappresenta una conclusione eccellente e affascinante per una release impressionante che porta la musicalità in una una lotta per la vita  in modo tormentato e ricco di sentimento in cui gli Obey The Sun hanno dato vita a un rituale d’avanguardia.

 

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