Recensione: Det Svarte Juv

Di Alessandro Marrone - 31 Agosto 2019 - 8:00
Det Svarte Juv
Band: Mork
Etichetta:
Genere: Black 
Anno: 2019
Nazione:
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73

La quintessenza dei Mork respira dal 2004, anno in cui il mastermind Thomas Eriksen diede vita al suo progetto personale, imbracciando tutti gli strumenti ? microfono compreso ? per cantare il freddo inno alla gloria del Signore oscuro. Nel corso degli anni, il sound firmato Mork non ha seguito nessun trend, non si ammorbidito e tantomeno venduto a una produzione meno ruvida di quella che fa drizzare le antenne ad ogni vero custode del trve norwegian black metal, ma ha dato modo di raccogliere gli sforzi profusi accogliendo in lineup gli strumentisti necessari per esibirsi live e diffondere il verbo ad un numero maggiore di adepti.

Oggi, a distanza di due anni dal precedente full lenght, il momento di innalzare il quarto episodio della discografia di quella che a tutti gli effetti si pu considerare una band e non pi soltanto un?entit figlia della volont di un?unica figura. Certo, Eriksen detiene lo scettro di sovrano assoluto, ma oltre a condividere con i propri compagni l?impegno in sede live, acquisisce anche una maggiore libert di movimento in fase creativa. Det Svarte Juv il secondo album registrato sotto l?ala della Peaceville Records, un nome che in fatto di black metal sa dove andare a guardare, ma quello che vi apprestate ad ascoltare non va dato per scontato, anche se il giudizio complessivo che troverete a fine recensione potrebbe apparire pi severo del dovuto.

Dalla prima all?ultima traccia si respira a fatica, ci si muove a stento nella palude di un sound grezzo e che trasuda malignit da ogni nota. Nonostante il disco si apra con la veloce ?Mrkeleggelse?, gi dalla seconda traccia si hanno i segnali utili a capire che non sar un assalto frontale dedito alla furia distruttiva di una black metal band impegnata a preservare l?eredit di un sound puramente old school, ma c? variet per costruzione ritmica e umore, senza per questo scendere a nessun tipo di compromesso. La produzione buona, ma non aspettatevi sfumature tronfie di virtuosismi o dettagli lontani da quello che il black metal per come era inteso vent?anni or sono. La successiva ?Da Himmelen Falt? ne un esempio e mette in risalto il lato pi aspro del gruppo, il quale miete riff sporchi e dissonanti sopra una base ritmica che non va certo per il sottile. I minuti trascorrono senza annoiare e veniamo trascinati sempre pi nel profondo di quello che suona come un vero e proprio rituale (?P Tvers Av Tidene?), mentre ?Skarpretterens ks? si candida come il brano migliore dell?intero lavoro.

Non mi aspetto che gridiate al miracolo, soprattutto chi non mastica certe sonorit, ma per coloro che sono alla ricerca di un sound underground che per non sia necessariamente registrato con apparecchiature intenzionalmente paleolitiche, Det Svarte Jut rivela essere interessante e pi ispirato di quanto possa sembrare ad un ascolto superficiale. Mentre il CD gira svariate volte nel mio lettore, scopro la diabolica bellezza di ?Siste Reis?, un pezzo davvero degno di nota, mentre sul finale troviamo un?accoppiata che non fa altro che appesantire il nero sipario della fine sopra un album convincente quanto basti. I Mork non ci girano attorno, non perdono tempo e completano un lavoro interessante e fedele ?alla causa?. Se sapete quel che intendo, ascoltatelo, altrimenti se siete alla costante ricerca di un?evoluzione in tutto ci che vi circonda ? black metal incluso ? passate oltre.

Brani chiave: Da Himmelen Falt / Skarpretterens ks / Siste Reis

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