Recensione: Ecclesia Militans

Di Stefano Usardi - 15 Marzo 2024 - 10:00
Ecclesia Militans
Band: Ecclesia
Etichetta: Aural Music
Genere: Doom  Heavy 
Anno: 2024
Nazione:
Scopri tutti i dettagli dell'album
79

Secondo sigillo per i francesi Ecclesia, che a quattro anni dall’ottimo debutto “De Ecclesiae Universalis” sfornano questo “Ecclesia Militans”. Per chi non li conoscesse, i baldi transalpini partono proponendo un mix tra doom epico ed heavy metal, indicativamente a metà tra Candlemass, Solstice e i Sabbath dell’epoca Martin, pur non lesinando succosi inserimenti apparentemente estranei al genere primigenio. Con questo secondo lavoro l’amalgama della compagine mascherata fa un mezzo passo avanti in quanto i nostri, seguendo per certi versi l’evoluzione degli ultimi Sorcerer, affilano il loro suono per produrre qualcosa di ugualmente stratificato, ma allontanandosi leggermente dal doom canonico per pescare maggiormente dall’heavy metal tout court. Il risultato è un lavoro rotondo e sfaccettato, a tratti insospettabilmente agile, che mantiene il Trademark Ecclesia ma lo rielabora grazie a pezzi molto ben costruiti, che risultano solidi e corposi ma al tempo stesso immediati. La sezione ritmica detta i tempi in modo preciso e pulito, facendosi di volta in volta possente ed agile e concedendo alle chitarre di tessere le proprie architetture sonore tra fendenti robusti e riff ipnotici, lasciandosi andare solo sporadicamente a fraseggi più leggeri e sfacciati. L’organo e i cori fungono da collante al comparto strumentale, aggiungendo quel quid ecclesiastico e sacrale che ci sta sempre bene, mentre a condire il tutto ci pensa l’ottima prova di Fratello Arnhwald, la cui voce (sia pulita che più ruvida) spadroneggia per tutto “Ecclesia Militans” fungendo da giustissima ciliegina sulla torta.

La celebrazione si apre con “Vade Retro”, che cita il vangelo di Marco (in un latino perfettibile, se proprio vogliamo spaccare il capello in quattro…) per ammantare fin da subito l’atmosfera di toni plumbei e neotestamentari e cedere infine posto al riff nervoso e tagliente di “If She Floats”. Il pezzo alterna passaggi tesi e massicci a rapide cavalcate, mescolando atmosfere esotiche a toni cupi per poi impennare la carica enfatica con l’esplosione solare del ritornello. Un tono mefistofelico si appropria della successiva “Et Cum Spiritu Tuo”, pezzo possente e quadrato che, però, rivela una natura più serpeggiante e dal fare declamatorio, che si carica di foga nel finale più tirato. “Antecclesia” si apre con un arpeggio inquieto che si sviluppa in un pezzo più tipicamente doom, minaccioso e scandito. I tempi si mantengono lenti, celebrativi, colorandosi di trionfalismo durante il ritornello per poi tornare a macinare riff sulfurei e inquisitoriali in un continuo tira e molla tra luce ed ombra. Una chitarra propositiva apre la title track: “Ecclesia Militans” è un classico pezzo heavy, anthemico e diretto, e sebbene indulga in qualche rallentamento più arcigno di tanto in tanto mantiene un fare bellicoso ed immediato per tutta la sua durata. “The Exorcism” torna a spandere intorno a sé profumo di inquisizione grazie a tempi lenti, quadrati e inesorabili, e all’intenso profumo d’incenso delle sue melodie. Anche qui siamo dalle parti del metallo lento, insistente e plumbeo, ma a metà del pezzo i ritmi si alzano di poco, caricandosi sempre più di un’enfasi solenne che trova compimento nel finale maestoso che sfuma nell’arcigna “Ereptor Verae Fidei”. Riff duri e ritmi cadenzati sostengono una voce più ruvida del solito, mescolando profumi mediorientali, drappeggi intimidatori a sporadiche impennate più tempestose, concedendo solo pochi momenti di respiro tra una martellata e l’altra. “Redden the Iron” si apre su toni sinuosi, ammantandosi quasi immediatamente di un’indole più arrogante nel suo mescolare ritmi frastagliati a martellate imperiose. Siamo alle battute finali, e il Kyrie eleison che apre “Harvester of Sinful Souls” sembra presagire gli ultimi tuoni. La traccia gioca con un respiro oscuro ed insinuante, salvo esplodere nella pienezza di melodie trionfali e dal pathos ammaliante ma senza abbandonare la sua carica drammatica e minacciosa. La sezione solista pare smorzare la tensione, ma l’improvviso irrobustimento heavy ritorna a spandere intorno a sé un’aura di pericolo, seppur pesantemente screziata di trionfalismo, che ci accompagna ad un finale buono ma forse privo del giusto climax. Chiude ufficialmente il lavoro “Quis ut Deus”, breve strumentale dal retrogusto angelico che sigilla “Ecclesia Militans” con la giusta nota placida, accomiatandosi dal pubblico con uno scampanio che profuma di pace ritrovata.

Ecclesia Militans” conferma alla grande tutte le potenzialità che il combo francese aveva prospettato nel debutto, e piazza gli Ecclesia dritti dritti nella categoria dei gruppi da tenere d’occhio, soprattutto se vi piacciono certe sonorità. I nostri non si limitano a seguire i diktat del genere, ma lo fanno proprio mescolando caratteristiche lievemente divergenti in una struttura personale ed appagante ma non per questo artefatta. Niente male davvero.

Ultimi album di Ecclesia

Band: Ecclesia
Genere: Doom  Heavy 
Anno: 2024
79