Recensione: Endtimes

Di Daniele D'Adamo - 25 Settembre 2010 - 0:00
Endtimes
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Anno: 2010
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61

Fedelissimi alla caratteristica «metalcoriana» che esige la proposizione di moniker composti di almeno tre parole, gli A Traitor Like Judas assistono in questi giorni al parto del loro terzogenito: “Endtimes”.

Tale fedeltà, occorre rimarcarlo, non riguarda soltanto il nome del gruppo ma, anche e soprattutto, lo stile assunto dal medesimo per rendere comprensibile la propria espressività musicale. Se si dovesse prendere come esempio un act per mostrare a un principiante del metal cosa significhi «metalcore», pochi altri sarebbero indicati come i Nostri. Nel meccanismo di fusione oserei dire impeccabile fra melodic death metal (più) e hardcore (meno), la proposta del complesso tedesco si avvicina di molto all’heavy moderno (o, meglio, al «metal») sì da lambirlo anzi toccarlo; lasciando al solo Jesper Elter il compito di azzardare qualcosa che possa ricondursi all’antica cattiveria dei generi primigeni, thrash o death che fossero. Nulla di che, certamente, tuttavia il frontman teutonico affronta le linee vocali con volonterosa aggressività – restando in perenne bilico fra growling e screaming – tenendo alto il tenore melodico diluito nel sound del quintetto.
Il sostanziale anonimato della sezione ritmica costituita da Jan Knackstedt al basso e Phillip Resslhuber alla batteria, impegnata a svolgere in modo scolastico il proprio lavoro e nulla più, è – bene o male – bilanciato parzialmente dal guitarwork. Dennis Thiele e Florian Kuhlmann non sono una coppia d’assalto tuttavia costruiscono, rifinendola finemente, una solida e piacevole architettura mediante accattivanti armonizzazioni che fondano le radici nel metal della fine degli anni ‘90.

Nulla da eccepire, ma ci sarebbe da stupirsi del contrario, per ciò che concerne la produzione: carnosa, potente, linda e tirata a lucido. Perfetta per il mainstream cui, evidentemente, puntano i ragazzi mitteleuropei. La neutralità e continuità del suono è forse la peculiarità più evidente, poiché non si avverte alcuna sconnessione durante la percorrenza dei brani del platter. Tutto si svolge con linearità. Nessun sobbalzo, nessuna emozione. Caratteristica, quest’ultima, che è il tallone d’Achille non solo degli A Traitor Like Judas ma di buona parte della categoria, sin troppo omologata ai prodotti più noti dei Killswitch Engage o degli All That Remains.   
Pur avendo una spiccata attitudine nel trovare buone soluzioni melodiche (“Traitor’s Halo”), il complesso non approfondisce l’emotività del groove, rimanendo lontani da opere dense di sentimento come quelle dei Devil Sold His Soul, per esempio.  

A ogni modo, una certa furbizia nel songwriting non manca, giacché non è stato tralasciato nulla che potesse essere di gradimento ai fans di Fear My Thoughts e compagni. “Mirror Image” è il classico down-tempo dalle iperbariche discese nelle più profonde frequenze dello spettro udibile, “To The Wolves” suona immancabilmente un po’ malinconica nella sua essenza di hit, “Anchor’s Lost” accelera e rallenta con fluidità senza mai esagerare, “At World’s End” è l’opener giusta al posto giusto dopo l’ovvio “Intro”, stavolta danzereccio.

“Endtimes” si lascia ascoltare senza alcuna difficoltà, essendo anche piacevole in più di un momento. Agli A Traitor Like Judas, a parte il ricordo del ridondante nome, difficilmente si terrà una stella in quel certo marciapiede di Hollywood …
 
Daniele “dani66” D’Adamo

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Track-list:
1. Intro 0:51    
2. At World’s End 3:28        
3. Unsung 3:59        
4. Mirror Image 3:24        
5. Dead Hearts 3:54    
6. Traitor’s Halo 3:36        
7. Your Heroes 3:50        
8. Systematic Reclusion 3:14        
9. To The Wolves 3:40        
10. We’ll Only Live As Long As We Chose To Carry On 2:56        
11. Anchor’s Lost 3:31

Line-up:
Jesper Elter – Vocals
Dennis Thiele – Guitar
Florian Kuhlmann – Guitar
Jan Knackstedt – Bass
Phillip Resslhuber – Drums
 

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