Copertina di Estuary dei Wolves In The Throne Room
Recensione Black · Album · 2026

Wolves In The Throne Room Estuary

di Stefano Usardi 25 Ottobre 2026 - 10:00
Tipologia
Album
Etichetta
Relapse Records
Genere
Black
Anno
2026
Nazione
Stati Uniti

A cinque anni dall’ottimo “Primordial Arcana” tornano i Wolves in the Throne Room con “Estuary”, loro ottavo album da studio. La musica proposta dal combo statunitense, per chi non lo conoscesse, è un black metal atmosferico e dilatato, che prende le distanze da buona parte delle tematiche tipiche del genere per trattare di misticismo e mitologia e guardare fortemente al mondo naturale come fonte di ispirazione. La furia e la velocità del black sono stemperate in un vortice di melodie sferzanti ma dal piglio arioso, evocativo e sognante, con qualche tocco vagamente agrodolce, e contribuiscono a tratteggiare paesaggi sonori incontaminati, selvaggi e soverchianti. Una ricetta ideale per “Estuary”, ambientato un millennio dopo il collasso della civiltà per descrivere un mondo in cui la natura ha ormai ripreso il controllo del pianeta e i pochi sopravvissuti si ritagliano a fatica un’esistenza tra i relitti del passato ricorrendo a una fioritura tutta nuova di culti naturali. Un concept perfetto per la musica del trio a stelle e strisce, che ne sfrutta le possibilità mescolando all’amalgama che da sempre lo contraddistingue elementi meno ricorrenti nel proprio amalgama. Ecco quindi farsi largo nelle partiture maestose e dilatate dei nostri anche passaggi più crudi, ferini, oltre a schegge dal forte profumo ambient o addirittura industrial, per descrivere paesaggi in cui natura e antiche vestigia antropiche vedono mutati i precedenti rapporti di forza.

Resta comunque ben radicata la matrice del gruppo statunitense, che sfrutta le suddette screziature sonore per arricchire un’architettura già molto solida piuttosto che rivoluzionarla, dosando in modo ottimale i vari profumi di cui quest’architettura si compone. I Wolves in the Throne Room vivono creando atmosfere e anche nelle sei canzoni (tutte piuttosto corpacciute, visto che si va dai sei minuti e spicci dell’eroica seppur più canonicamente black “Wretched Spirits, Land of Light” ai dieci scarsi della lenta e sfibrante “Foretold in Reflections”) di cui consta “Estuary” la formula non cambia. Il cascadian metal dei nostri si evolve, espande i propri confini musicali, ritorcendosi su se stesso e affiancando passaggi dal fare dimesso e meditativo a cupe sfuriate minacciose, crude e oppressive. Ciò plasma una materia musicale sferzante e magmatica, vibrante, il cui fare normalmente ieratico si carica di volta in volta di suggestioni e accenti sempre nuovi, spesso all’interno dello stesso brano. Che si parli di un’epica violenta e stridente (“Knights of Tiamat”), di toni malinconici e disperati, di una solennità mesta o pregna di sense of wonder (“The Orca Cliffs” o “Ghosts Among the Obelisks”) o di rabbia esplosiva, il terzetto guidato dai fratelli Weaver si fa sempre trovare pronto. Anche quando i nostri decidono di abbassare i ritmi e spingere maggiormente su drappeggi cupi e dalla ripetitività rituale (come nella già citata “Foretold…”) si avverte sempre la presenza di un contrappunto che ne stemperi la pesantezza latente. Questo equilibrio sempre al limite è raggiunto anche grazie a una produzione ottima, che sfrutta suoni freddi ed affilati intessendoli in una trama finale piena e avvolgente, a volte addirittura sfarzosa, e consente a “Estuary” di districarsi tra passaggi sognanti e delicati e sventagliate violente mantenendo una levigatura ed un’omogeneità esemplare anche nei momenti più arcigni.

Qualora non si fosse capito, “Estuary” è un nuovo colpo a segno per i lupi d’oltreoceano, che con minute variazioni e una scrittura densa, evocativa e strutturata instillano nuova linfa in una formula ormai codificata senza suonare pretenziosi o manieristi. L’ottimo bilanciamento tra atmosfere maestose, fredda violenza, ombre cupe e respiro epico tiene alta l’attenzione per tutti i tre quarti d’ora abbondanti del disco, creando una risacca sonora affascinante ed ipnotica, circolare, fatta di continue e cicliche rivoluzioni.

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