Recensione: Eupnea

Di Haron Dini - 4 Maggio 2020 - 12:33

Sono passati ben dieci anni dall’ultima release dei Pure Reason Revolution (Hammer And Anvil) e i fan del prog moderno, e in particolare quelli della band inglese, saranno in estasi per la notizia di un successore. Insideout Music, l’etichetta discografica regina del progressive, che sostiene non solo gruppi di fama mondiale come Dream Theater, Haken, Leprous e via dicendo, ma supporta anche band che stanno un po’ più nell’underground, (quelle un po più difficile da scoprire), li ha incaricati di realizzare questo nuovo lavoro dal titolo Eupnea. Jon Courtney e Chloë Alper dopo lo scioglimento si rimettono dunque alla prova, sfornando in album leggermente più complesso dei precedenti e che dura poco più di 45 minuti, ma scendiamo nei dettagli.

“New Obsession” e la opener dell’album, e si presenta con un bel duetto di Jon e Chloë, mentre il sound e composto da momenti di synth, elettronica soft e muri di chitarre, ma il tutto è condito da vocal che donano corposità al brano. La consecutiva “Silent Genesis” lunga ben dieci minuti ricorda molto gli ultimi Anathema e i Tides From Nebula: è un bel connubio di suoni ipnotici e intrecci ambient che fanno a lotta tra loro, uno strato spaziale che è fatto apposta per rapire l’ascoltatore (in più apprezzerete anche la citazione di Echoes pt. 1 dei Pink Floyd).

Maelstrom” possiamo definirla come una canzone progressive rock/pop con molte influenze anni Settanta, dall’ascolto molto più tranquillo e omogeneo. Si riparte poi con un’altra mezza suite di otto minuti, “Ghost & Typhoons”, che vede la band sperimentare e lo fa con una facilità e senza forzature, e questo è un merito indiscusso. Tutti gli elementi che abbiamo ascoltato fin dall’inizio si amalgamano, arrivando ad avvicinare il sound targato Muse, per poi riprendere momenti post-rock e orchestrazioni. “Beyond Our Bodies” non si discosta molto dagli ascolti precedenti, l’unica differenza è che l’elemento principale è il suono malinconico, una malinconia che ci teletrasporta direttamente al termine del disco. “Eupnea” con i suoi 13 minuti, infatti, porta l’ascoltatore ad avventurarsi in confini rock, progressive, jazz e chi ne ha più ne metta, una degna chiusura d’un disco che, seppur per orecchie sopraffine, riesce anche a vellicare un pubblico che non è abituato ad un genere come il prog.

Nel complesso l’album ha anche dei momenti di cedimento e non tiene testa per tutta la durata, ma a parte questo è un album fresco, che ha molto da raccontare sia a livello musicale sia lirico, e, come ho già spiegato, è un album accessibile per tutti. Questo è anche merito della voce incantevole di Chloë Alper, che rende il tutto se vogliamo un po’ commerciale (per quanto mi riguarda i PRR potrebbero trasmetterli tranquillamente alla radio…). Per cui, senza troppi indugi, ascoltatevi Eupnea, e se siete coraggiosi lasciatevi rapire dalla sperimentazione e dalle buonissime idee di questa band, che è riuscita a reinventarsi dopo quasi vent’anni di carriera alle spalle.

 

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