Recensione: Extinction

Di Andrea Bacigalupo - 18 Giugno 2017 - 9:00
Extinction
Band: Harlott
Etichetta:
Genere: Thrash 
Anno: 2017
Nazione:
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68

Tra le varie specie di canguri che vivono in Australia ne esiste almeno una che, oltre a saltare, poga e fa headbanging. Sono gli Harlott di Melbourne, band nata nel 2006 per emergere dalla fitta scena underground continentale e discendente diretta degli storici Mortal Sin ed Hobbs’ Angel Of Death.

Il loro è Thrash che pesca tutto dall’epoca d’oro della Bay-Area senza alcun tentativo di personalizzazione o di modernizzazione dei suoni, così come marcatamente evidenziato nella loro ultima fatica: ‘Extinction’, Full-Length pubblicato il 07/04/2017 via Metal Blade Records, terzo della loro discografia.

Anche se non si tratta di storpiate copiature, l’album è un immenso tributo alle grandi Thrash Band degli anni ’80, con gli Harlott che fanno un tuffo carpiato nel passato per celebrarle.

Detto questo, si può pensare che ci si trovi davanti a dei meri esecutori, magari un po’ nostalgici. Non è così: l’album è fresco, maturo e ben suonato, con canzoni articolate e cariche di dinamismo. Semplicemente gli Harlott sono figli di un altro tempo ed ‘Extinction’ non avrebbe affatto sfigurato a fianco di album quali ‘Darkness Descends’ dei Dark Angel, ‘Breaking The Silence’ degli Heathen o ‘Mayhemic Destruction’ dei già citati Mortal Sin.

Extinction’ è però un lavoro dei giorni nostri, nei quali molte giovani band puntano ad un rinnovamento dei suoni per acquisire individualità e risultare uniche e riconoscibili; una qual certa evoluzione comincia a sentirsi ed, al contrario di quanto accaduto negli anni ’90, viene, in generale, apprezzata. Considerato che tende a trasmettere le stesse sensazioni di uno tra i tanti pescati dalla copiosa discografia della decade ottantiana, è un album che val la pena ascoltare? Tutto sommato direi di si, per il semplice motivo che le composizioni hanno comunque il loro valore artistico, esprimono tutto quello che è il concetto del Thrash e sono suonate dannatamente bene, solo non hanno il tocco della ‘personalità’. Pazienza, basta non soffermarsi troppo a fare paragoni e gli oltre cinquanta minuti dell’album trascorrono via lisci, con un paio di picchi niente male che innalzano l’attenzione e fanno ben sperare per il futuro.

Il sound è principalmente imperniato sulla velocità a manetta e senza fronzoli, quella tramandata da Slayer e Testament, con ritmiche serrate che puntano a devastare lo sterno, interposte a parti cadenzate potenti ed incisive. I brani sono impreziositi da arpeggi introduttivi oscuri, rallentamenti allo spasmo, accelerazioni, break dirompenti ed assoli lunghi e melodici, conseguenza di una buona capacità compositiva che dimostra che il lavoro nasce da una precisa scelta artistica e non è il risultato della sola voglia di emulare i propri idoli.

La voce riesce a muoversi bene nelle trame articolate delle tracce ed a comunicare la giusta rabbia e cattiveria tipica del genere.

In generale l’album è un lavoro più che discreto; tra le tracce spiccano ‘The Penitent’, divisa in una prima parte furiosa ed in una seconda più tecnica che richiama a gran voce le melodie dei Metallica di fine anni ’80, ‘No Past’, che rallenta sul finale in modo oscuro e ridondante creando uno stato d’ansia, ‘Conflict Revelation’, che evidenzia la vena più hardcore del Thrash e l’articolata ‘And Darkness Brings The Light’, dove, in oltre sette minuti e mezzo, gli Harlott esprimono tutte le loro qualità di musicisti sfoderando una tecnica ed un songwriting di alto potenziale.

Extinction’ è un’arma a doppio taglio: può piacere perché è un bel pezzo di Thrash genuino, vero ed onesto ma, per lo stesso motivo, può anche far storcere il naso, in quanto dice tutte cose già dette senza apportare alcuna novità.

Senza infamia e con più di una lode supera, comunque, la sufficienza.  

 

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