Recensione: Far from God

Di Marco Donè - 6 Luglio 2026 - 7:00
Far from God
Band: Moonspell
Etichetta: Napalm Records
Genere: Gothic 
Anno: 2026
Nazione:
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75

Una delle uscite discografiche più attese del 2026 è senza ombra di dubbio “Far from God”, tredicesimo lavoro dei portoghesi Moonspell. La formazione capitanata da Fernando Ribeiro non ha certo bisogno di presentazioni: è tra i nomi più rappresentativi delle sonorità decadenti, oscure e riflessive. Il loro sound entra in contatto con l’emotività dell’individuo, con il lato più intimo dell’ascoltatore, dialogando con le sue fragilità. I Moonspell sono tra i capofila di quella scena mediterranea che tanti capolavori ha consegnato alla storia della musica dura, molti dei quali portano proprio la firma dei lusitani.

Avevamo lasciato i Moonspell nel 2021, con “Hermitage”. Ingiustamente sottovalutato, l’album aveva segnato l’ennesimo cambio di pelle della compagine di Amadora. Un lavoro introspettivo, delicato, suadente, nero come la pece. Un platter che aveva diviso i fan ma che ci aveva restituito una band in grandissima forma, dotata di una visione artistica ambiziosa e con ancora tanto da dire. E così, quando i Moonspell annunciarono “Far from God”, la curiosità di scoprire dove avessero deciso di condurci esplose in tutta la sua intensità.

I primi singoli estratti da “Far from God” – la title track e ‘Cross Your Heart’ – avevano fatto pensare a un ritorno al passato. Le sonorità goth-rock delle due tracce, attraversate da una chiara reminiscenza new wave, riportano alla mente quel gioiellino intitolato “Extinct”. E sono proprio questi due brani ad aprire le danze di “Far from God”. La scelta è azzeccatissima: atmosfere ammalianti e coinvolgenti, ritornelli decadenti e melodici, che si lasciano cantare già al primo ascolto. I suoni risultano curatissimi, pronti a valorizzare ogni strumento, frutto dell’ottimo lavoro svolto nuovamente da Jaime Gómez Arellano in cabina di regia. Emergono le tastiere di Pedro Paixão e le delicate chitarre di Ricardo Amorim. Il basso di Aires Pereira viene messo in evidenza e, assieme all’eccellente prova di Hugo Ribeiro alla batteria, crea il giusto groove, garantendo la resa delle composizioni. A completare il quadro c’è un Fernando Ribeiro espressivo, quasi poetico, messo in risalto da una produzione che ne esalta ogni sfumatura. Ma i Moonspell sono i Moonspell e già con la successiva ‘Biblical’ stravolgono la chiave di lettura del disco. Riemergono le atmosfere introspettive di “Hermitage”, a cui si mescolano echi che sanno di psichedelia e una parte centrale di stampo goth-rock. La vera anima di “Far from God” emerge proprio a partire da ‘Biblical’. Sì, perché il resto dell’album si muove su queste coordinate, in cui spicca ‘The Great Wolf in the Sky’, forse uno degli assoluti highlight del disco. Certo, durante l’ascolto affiorano alcune sfumature del passato. A volte fanno capolino soluzioni usate in “Darkness and Hope”, ma il percorso iniziato dai Moonspell nel 2021 trova la sua naturale evoluzione in “Far from God”.

Dal punto di vista delle tematiche, “Far from God” affronta il tema filosofico dell’amore e dell’esilio spirituale: amare pienamente significa essere distanti da Dio. L’oscurità diventa quindi il luogo dell’autenticità emotiva. Un tema che si sposa alla perfezione con l’estetica moonspelliana, trovando la naturale trasposizione nelle musiche e nei testi di “Far from God”. E non a caso, canzone dopo canzone, ci immergiamo in sonorità che descrivono – in chiave quasi poetica – tutte le sfumature del nero. Usiamo volutamente il termine “poetico”. I Moonspell, infatti, presentano “Far from God” come un lavoro che narra l’amore decadente, caratterizzato da colpa e desiderio, deliberatamente definito con il termine “baudelairiano”. Un concetto che Ribeiro incarna con enfasi, interpretando alla perfezione il ruolo di cantore maledetto. In questo modo, Fernando rafforza il continuum tematico tra l’immaginario “baudelairiano” e il concept di “Far from God”. Un aspetto che dona ulteriore fascino alle composizioni.

Come spesso accade in un lavoro dei Moonspell, per poter comprendere appieno “Far from God” dobbiamo immergerci nel suo concept, analizzarne i testi. Solo così potremo cogliere appieno tutte le sfumature che emergono nei suoi oltre quaranta minuti di ascolto. “Far from God” è un lavoro delicato, elegante, che prosegue quanto iniziato con il precedente “Hermitage”. Rispetto al 2021, e per rendere la proposta più accessibile e meno divisiva, Ribeiro e compagni inseriscono echi provenienti da varie epoche del proprio passato. E sebbene “Far from God” perda un po’ di smalto nelle battute conclusive, con un paio di brani meno efficaci rispetto al resto del disco, il risultato è davvero degno di nota. In poche parole: “Far from God” è un album che sa di Moonspell in ogni sua nota. È un disco convincente, che evidenzia come l’ispirazione continui a scorrere fluida nelle vene del combo lusitano. Abbiamo aspettato cinque anni per “Far from God”, e il risultato ripaga pienamente l’attesa. Bentornati, Moonspell.

Marco Donè

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