Recensione: First Spell
Il progetto Leatherwitch, one woman band di Marta Gabriel che debutta domani con questo “First Spell”, nasce poco dopo lo scioglimento del precedente gruppo della polistrumentista polacca (quei Crystal Viper di cui vi abbiamo già più volte parlato) col preciso scopo di portare avanti la passione della suddetta Marta per l’heavy metal più tradizionale. La scena di riferimento è, a parte qualche occhiatina al metallo d’oltreoceano, quella tedesca, in quella terra di nessuno tra Grave Digger, Warlock e primi Helloween (omaggiati con una cover di “Walls of Jericho/Ride the Sky” a chiudere il CD, mentre sul vinile il compito spetta a “Black Wind, Fire & Steel” dei Manowar) che si traduce in canzoni semplici e dal piglio immediato e propositivo. Gli elementi costitutivi di questa miscela sono riff serrati e corposi, ritmi perlopiù sostenuti, power chord a pioggia, melodie maschie e battagliere e, più in generale, quell’attitudine trionfale, accattivante e bellicosa che mi piace sempre ascoltare quando arriva la bella stagione. Il che, in sostanza, non si discosta di molto da quanto sentito negli album della sunnominata Vipera di Cristallo. Viste queste premesse mi sembra pleonastico specificare che niente di ciò che ascolterete nei trentasei minuti e mezzo di “First Spell” può dirsi anche solo minimamente originale, ma io ve lo dico lo stesso. E aggiungo anche che non è questo il punto, e nemmeno l’obiettivo della Gabriel. Lo scopo, qui, è divertirsi e divertire con un lavoro diretto e accattivante, che sfrutta riff a volte ben oltre i limiti dell’abusato e soluzioni ampiamente prevedibili per fungere da biglietto da visita per la polistrumentista e veicolare passione, attitudine e metallo. Metallo che, comunque, non nasconde un piglio più robusto rispetto a certi lavori del passato, con chitarre più agguerrite e padrone della scena a sostenere la solita ugola impeccabile – perché questo va detto – della Gabriel, che qui si diverte come una bambina la mattina di Natale. E si sente. Questo approccio spensierato e tradizionalista è a mio giudizio la chiave di lettura giusta per avvicinarsi a “First Spell” e permette di sorvolare su una resa complessiva delle sue tracce che, per quanto molto coinvolgenti e ben eseguite, se guardate con un occhio più critico e spietato si rivelerebbero un po’ troppo canoniche. Affezione che tocca anche il comparto lirico, che nonostante presenti alcuni temi più personali dedica spazio anche a narrazioni leggere su racconti gotici o sessioni di D&D.
Neanche a farlo apposta, proprio il gioco di ruolo più famoso del mondo è il protagonista della prima traccia, “Heroes and the Dice”, introdotta da una melodia fantasy/medievaleggiante che profuma di anni ’80 e prende corpo rapidamente per cedere il posto a chitarre arcigne e ritmi sostenuti. Il pezzo si sviluppa come un heavy/speed bello agguerrito, coronato da un ritornello pieno e trionfale che riprende la melodia di apertura in un modo assolutamente piacione ma anche tremendamente appagante. La successiva “Beast Inside”, scelta come singolo apripista, mantiene l’indole aggressiva e le melodie accattivanti ed agguerrite durante il ritornello, mentre sul pelo dell’acqua chitarre e sezione ritmica picchiano il giusto. “Bound by the Night” abbassa di poco i ritmi per insinuare nella ricetta qualche melodia più ammiccante e un tono meno aggressivo, mentre con “Silver Stallions” si torna, guarda un po’, a galoppare. La traccia è la tipica cavalcata trionfale tutta ritmi pulsanti e melodie propositive, che gioca con un fare intraprendente e ruffiano per tenere alto il morale. “Living in the Fast Lane” prosegue sulla stessa rotta puntando, però, su un fare più stridente, quasi priest-iano, durante la strofa e caricando il trionfalismo nel ritornello. Il sibilo della pioggia e un tuono incombente aprono a “The New Beginning”, una marcia scandita dall’incedere roccioso e dal pathos anthemico che sfrutta un minutaggio di tutto rispetto per screziarsi pian piano con toni da power ballad, che ne ingentiliscono la seconda parte. Si torna smargiassi con “Two Tons of Steel”, classico pezzo schiacciasassi che snocciola riff muscolari e ritmi serrati tra cui si insinua sporadicamente una melodia diretta e belligerante. Chiude l’album “In the Middle of the Night”, altro pezzo di acciaio classicissimo, ruffiano e dall’anima stradaiola tutto giocato su melodie facili facili ma anche meravigliosamente impattanti, che con la sua carica propositiva e vagamente glam pone il sigillo su un lavoro divertente e confortevole nella sua accezione più autentica.
La Leatherwitch si inserisce a pieno titolo nel solco tracciato dai Crystal Viper e ne prosegue idealmente il percorso: Marta, con “First Spell”, non ambisce a riscrivere le leggi del metallo ma è onesta su cosa vuole fare e come vuole farlo e, soprattutto, lo fa in modo gustoso e divertente, componendo un album che per quanto canonico si dimostra anche assolutamente appagante.
