Recensione: Forged in Hatred
‘Forged in Hatred’, nuovo album dei brasiliani Deathraiser, è l’ennesimo urlo di rabbia che si alza da un America Latina martoriata da una situazione politica/economica fortemente instabile, dove la lotta alla violenza è condotta imponendone altra che però, come risposta, genera ulteriori reazioni altrettanto feroci. Un “gatto che si morde la coda”, che risolve poco ma che aumenta il divario ed il disagio sociale, crea diseguaglianza economica, povertà e insicurezza, fa aumentare la criminalità e fa perdere fiducia e speranza. “Forgiati nell’Odio” è un titolo che riassume emblematicamente la condizione dei giovani che vivono nel continente sudamericano.
I Deathraiser, in realtà, non sono più giovanissimi, sono nati addirittura nel 2006 come Merciless. Dopo un paio di demo ed altrettanti Split con altre band underground hanno cambiato nome nel 2009 ed il loro primo album, ‘Violent Aggression’ risale al 2011.
‘Forged in Hatred’, distribuito da Xtreem Music dal 22 gennaio 2026, viene alla luce dopo ben 15 anni comunque con una formazione che è rimasta del tutto intatta fin dagli inizi, una mosca bianca, possiamo dire.

Quello che esce dai suoi solchi è Thrash Metal puro e violentissimo, come forgiato, facendo un po’ di giochi di parole, principalmente nelle fonderie della Ruhr dai Kreator ma anche in altri posti da altri maestri poco raccomandabili come Dark Angel, Slayer e Sepultura, ai quali viene reso omaggio attraverso una copertina che riprende il teschio di ‘Beneath the Remains’.
‘Forged in Hatred’ va in una sola direzione con i suoi nove brani sparati a raffica, dal songwriting “tradizionale” ed efficace, composto essenzialmente da sequenze di strofe e refrain velocissimi intervallati da un bridge che cambia repentinamente tempo senza però perdere forza, sfruttando andatura cadenzate o ritmiche Hardcore in grado di fare esplodere il moshpit.
Non c’è pace e non c’è tregua, tutto è eccessivamente spasmodico ed urgente, sparato direttamente fuori dall’inferno, che è l’ambiente oscuro in cui i Deathraiser si muovono meglio. Il clima di ‘Forged in Hatred’ è difatti malvagio e determinato … odio, odio, odio … questo emana ad ogni giro del disco, con manciate di riff che si susseguono incessantemente e che, in più di un’occasione, avvolgono come uno sciame di calabroni ai quali è stato dato fuoco al nido.
Voce ruvida, prepotente e luciferina, un drumming che lavora come un martello pneumatico, sezione ritmica compatta e tagliente, assoli incisivi, in alcuni momenti sclerotici e folli ma per la maggior parte ricercati, con buoni scambi e qualche armonia, mai troppo lunghi od eccessivamente protagonisti.
La Tracklist è composta da brani più o meno tutti della stessa qualità, con qualche pezzo che emerge bene (l’iniziale ‘Severe Atrocity’, la cangiante e marziale ‘Everything Dies’ – che purtroppo sfuma – ‘Empire Ignorance’ e la strumentale ‘Symphony of Violence’), ma con dentro anche un po’ di prevedibilità dalla metà in poi, quando la natura Old-School del Full-Length e le sue influenze sono completamente rivelate.
Niente di che, ‘Forged in Hatred’ è un bell’album, vivo, genuino e reazionario, violento ed aggressivo nel suo incedere, dall’inizio alla fine … nessun brano che spezza, orecchiabile o più duttile, nessuna cover per ampliare il proprio seguito … solo Thrash nudo e crudo così come deve essere, rovente e tirato in faccia a secchiate. Speriamo che la sequenza discografica si riduca, perché 15 anni tra un album e l’altro sono veramente tanti, ed aspettiamo con curiosità il prossimo lavoro.
