Recensione: Four O’ Clock and Hysteria

Di Riccardo Angelini - 12 Maggio 2007 - 0:00
Four O’ Clock and Hysteria
Band: Alan Morse
Etichetta:
Genere: Prog Rock 
Anno: 2007
Nazione:
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68

Non servono per forza i fuochi d’artificio per lasciare un buon ricordo. Lo dimostra l’opera dello Spock’s Beard Alan Morse, alle prese oggi col suo esordio in solo. Qualcuno potrebbe pensare a un primo passo sulle orme del fratello Neal, ma il sospetto pare del tutto infondato. Senza nessuna intenzione di prendere le distanze dalla band madre, Morse Jr. sembra infatti volersi concedere semplicemente uno piccolo spazio personale, spontaneo e disimpegnato, secondo la scia degli ultimi Spock’s Beard, agli antipodi della spiritualità del cammino del Neal solista.

 

Un momento di svago insomma. E, come spesso accade, quando un musicista di livello si diverte suonando, riesce a divertire anche chi lo ascolta, anche senza prodigarsi in eclatanti effetti scenici. Interamente strumentale, “Four O’ Clock and Hysteria” gioca a combinare con una base progressive scheggie di blues, fusion, country, funk e – soprattutto – jazz rock, secondo un modus operandi in fin dei conti tradizionale ma pur sempre apprezzabile. A supporto delle chitarre, protagoniste annunciate, si staglia una line-up ricca di volti noti: oltre ai fidi compagni Spock’s Beard e allo stesso Neal, spicca la presenza di Jerry Goodman, storico violinista della Mahavishnu Orchestra.
Con la spigliatezza che è lecito aspettarsi da cotanti veterani, i brani si susseguono in un docile scivolo di melodie solari e disimpegnate. Senza intoppi si procede scorrevolmente dalla brezza vivace di “Drive in Shuffle” al tepore latineggiante di “Spanish Steppes”, fino alla conclusiva “Home”, monologo nostalgico ed estemporaneo che si distacca dal sound progressive/jazz-rock del resto dell’album.

 

Quello che manca, lo si è detto, è il colpo di scena, la killer track, la perla impossibile da trovare altrove. Alan Morse non osa nuove soluzioni né colpisce con spettacolari evoluzioni tecniche – né era questa l’intenzione – pur dando prova di un repertorio e una padronanza dello strumento per nulla inferiori alle aspettative. D’altra parte, non ogni disco vuole essere un capolavoro: talvolta si accontenta di rilassare e rilassarsi, offrendo un sottofondo piacevolmente inessenziale, gradevole per tutti. E in questo “Four O’ Clock and Hysteria” colpisce indubbiamente nel segno.

 

Riccardo Angelini

 

Tracklist:

01. Cold Fusion
02. Return To Whatever
03. Drive In Shuffle
04. R Bluz
05. First Funk
06. Dschungel Cruz
07. The Rite Of Left
08. Chroma
09. Spanish Steppes
10. Track 3

11. Major Buzz
12. Home

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