Recensione: Garage INC.

Di Andrea Arditi - 29 Giugno 2006 - 0:00
Garage INC.
Band: Metallica
Etichetta:
Genere:
Anno: 1998
Nazione:
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80

Siamo nel ’98, periodo in cui il sottoscritto era ancora un metallaro alle prime armi, da un paio di anni mi ero avvicinato al genere e ancora non avevo i mezzi odierni – tra cui lo stesso TrueMetal – con l’aggravante di non avere una compagnia di metallari con cui scambiare idee e conoscenze. Ebbene, comprai questo disco appena uscì, e la sua importanza è stata fondamentale. I motivi? Innanzitutto perché è un disco fresco, suonato più che altro per divertirsi e far divertire, un aspetto che trasuda nel momento in cui si mettono i due CD nel lettore e si gustano le varie cover, ma anche perché è una sorta di guida al genere, se prendiamo la track list ci si trova di fronte a canzoni scritte da mostri sacri e del punk, e dell’heavy metal, e della NWOBHM. Sicuramente è un album che, per chi come il sottoscritto condivideva in tutta solitudine l’incipiente passione per l’heavy metal, è stato un piccolo punto di riferimento; personalmente mi ha portato a conoscere meglio e apprezzare gruppi cardine quali Diamond Head, Holocaust, Blitzkrieg, ovvero delle vere e proprie chicche primi anni ’80 del movimento NWOBHM, che all’epoca riconducevo a Iron Maiden e poco altro. Ma Garage INC. ha anche l’importanza non indifferente di far comprendere da cos’è nato il thrash metal – affermazione del tutto opinabile, visti i punti di vista contrastanti – ovvero la perfetta fusione di quelli che erano gli ascolti dell’ondata made in England e del punk più rozzo (gente come Misfits, piuttosto che Discharge); opinione rispettabile e non condivisibile, ma è una tesi avvalorata anche dal similare CD degli Slayer, Undisputed Attitude. Garage INC. è, quindi, pur nella sua semplicità e freschezza, un sunto di ciò che ha influenzato i Four Horsemen, e – senza esagerare – l’intera Bay Area, almeno per quel che concerne i gruppi sopraccitati. Volendo analizzare ancora più in profondità l’album, si trovano altre perle che avranno portato molti metalhead di formazione più recente a interessarsi a gruppi esterni al metal e al movimento più estremo dell’hard rock: mi riferisco con ciò alla stupenda Astronomy, partorita da quelle menti geniali che portano il nome di Blue Oyster Cult, riproposta e riarrangiata in modo esemplare dai 4 cavalieri, oppure a un’allegra e spensierata Sabbra Cadabra, risuonata in pieno stile Metallica.

Il platter consta dunque di numerosi pezzi ripartiti – andando più nello specifico, in due dischi, il primo dei quali più recente, inciso proprio per la sua uscita sul mercato – e contiene elevati picchi qualitativi, frammisti a pezzi sicuramente meno convincenti; al suo interno si alternano bordate di puro e sano heavy metal a escursioni del tutto estranee, pur riarrangiate e rivisitate perfettamente dalla band.
Nel primo gruppo troviamo Sabbra Cadabra (Black Sabbath), It’s Electric (Diamond Head), Whiskey in The Jar (tratta da una cover dei Thin Lizzy), nel secondo gruppo invece la già citata Astronomy, ma anche pezzi estranei completamente all’hard rock come Turn The Page (Bob Seger), splendida, quasi quanto l’originale, nella sua rivisitazione in chiave metal, o Tuesday’s Gone (Lynyrd Skynyrd) – quest’ultima si avvale tra l’altro della presenza di diversi ospiti , tra cui Les Claypool (talentuoso e virtuoso bassista dei Primus, e della fu techno-thrash band Blind Illusion), Jerry Cantrell, Pepper Keenan (Corrosion of Conformity) e John Popper (Blues Traveler), con divertente siparietto annesso a fine canzone. Entrambi i pezzi sono riconducibili alla passione per il country di mister Hetfield.
Della presenza di brani punk si era già accennato, e allora ecco Free Speech For The Dumb, opener di grande impatto, The More I See (entrambe targate Discharge, uno dei grandi amori di Cliff Burton, e ciò ha il sapore di tributo al compianto bassista) e Die, Die My Darling, dal repertorio dei Misfits.
A giudizio di chi scrive, la perla del primo CD, con Astronomy, è sicuramente il medley dei Mercyful Fate (tra l’altro presentato al Gods Of Metal 1999 con grande partecipazione del pubblico) che non solo rende tributo ad un grandissimo gruppo quale per l’appunto è la band di King Diamond (amico di Lars Ulrich) ma ha permesso a chi, come il sottoscritto, non li conosceva di entrare in possesso, apprezzare e glorificare un capolavoro come Melissa: sì, perchè il medley, dalla durata di 11:11 min, ripercorre con grande stile i pezzi che vanno a comporre il suddetto album, fondendo con gusto canzoni come Satan’s Fall, Curse of The Pharaohs, Into The Coven e Evil, con in aggiunta A Corpse without Soul, tratta dall’EP antecedente il debut della band, pubblicato nel 1982.

Detto questo, ogni thrasher che si rispetti conoscerà invece il contenuto del secondo CD di Garage INC., almeno per quel che concerne la sua prima parte. Mi riferisco ai primi cinque pezzi che furono dati alle stampe nel 1987, il famoso quanto raro Garage Days Re-Revisited, prodotto per presentare il neo-bassista Jason Newsted, subentrato allo sfortunato Cliff Burton. 5 canzoni, 5 rielaborazioni thrash anche in questo caso estrapolate dal movimento NWOBHM e punk (almeno per i suoi 4/5), tutti capolavori, tutti riadattati in maniera alquanto personale, tirati, graffianti, acidi, come solo i Metallica anni 80 erano capaci di fare: le versioni di Helpless (Diamond Head), The Small Hours (Holocaust), The Wait (Killing Joke), Last Caress/Green Hell sono rozze, potenti, e soprattutto suonano in modo molto differente rispetto alle originali pur mantenendo lo scheletro base del pezzo, tutto ciò andando a giocare a favore dell’interpretazione e del gusto del gruppo.
Esaurito il materiale estratto dal Garage Days, è il turno di due icone della NWOBHM e dell’heavy metal in  generale: sto parlando ovviamente di Blitzkrieg (Blitzkrieg) e soprattutto del tormentone Am I Evil? (ancora Diamond Head) presentata più volte in sede live, famosa e apprezzata anche per lo splendido assolo presente al suo interno; da notare che la registrazione dei due pezzi è del 1984, con Cliff Burton al basso.
Seguono registrazioni comprese tra l’88 e il ’91, ovvero Breadfan (Budgie), The Prince (Diamond Head) e Stone Cold Crazy (Queen): qui la mia preferenza va alle prime due con l’apice nel pezzo dei DH, riproposto stupendamente (la parte centrale è da pelle d’oca per quanto è emozionale!); pur riconoscendo il fatto che Stone Cold Crazy sia suonata coi dovuti crismi, per quel che mi riguarda è tra quelle che meno riesco ad apprezzare, forse perchè ritengo sia quella che peggio si adatta al Metallica-style. La successiva So What è frizzante, divertente, grezza, ma è anche il pezzo che ha portato alla rovina la voce di Hetfield e l’ha costretto alla rieducazione; a chiudere il lotto delle b-side del periodo Black Album ci pensa Killing Time (Sweet Savage), un altro piccolo calo a mio avviso.
A concludere l’album ecco il poker motorheadiano, datato 1995, grande passione del frontman dei ‘tallica: nell’ordine troviamo Overkill, Damage Case, Stone Dead Forever e Too late Too Late, brani che non hanno bisogno di presentazioni vista la portata del gruppo; da sottolineare però la convincente prova della band, in particolar modo Hammett (su Overkill) e Hetfield, che in taluni punti ricorda in modo impressionante il maestro Lemmy.

Consiglio il platter a chi è alle prime armi, per poter apprezzare e magari conoscere certe band dalla scarsa reperibilità, e per chi come me voglia un ascolto disimpegnato, divertente e frizzante, e perchè no, anche grezzo, vista la quantità di rutti, versi, canzonature (l’attacco di Run To The Hills scordato al termine di Last Caress/Green Hell ne è un esempio) .
Insomma, trattasi di un lavoro divertente, atto a rivelare le passioni musicali dei membri dei Metallica, gli idoli di gioventù di un gruppo che ha scritto pagine fondamentali nella storia dell’heavy metal.

Track List:

Disc 1
1. Free Speech For The Dumb (Discharge)
2. It’s Electric (Diamond Head)
3. Sabbra Cadabra (Black Sabbath)
4. Turn The Page (Bob Seger)
5. Die, Die My Darling (The Misfits)
6. Loverman (Nick Cave and the Bad Seeds)
7. Mercyful Fate (Mercyful Fate)
8. Astronomy (Blue Oyster Cult)
9. Whiskey In The Jar (Thin Lizzy)
10. Tuesday’s Gone (Lynyrd Skynyrd)
11. The More I See (Discharge)

Disc 2
1. Helpless (Diamond Head)
2. The Small Hours (Holocaust)
3. The Wait (Killing Joke)
4. Crash Course In Brain Surgery (Budgie)
5. Last Caress / Green Hell (Misfits)
6. Am I Evil (Diamond Head)
7. Blitzkrieg (Blitzkrieg)
8. Breadfan (Budgie)
9. The Prince (Diamond Head)
10. Stone Cold Crazy (Queen)
11. So What? (Anti Nowhere League)
12. Killing Time (Sweet Savage)
13. Overkill (Motorhead)
14. Damage Case (Motorhead)
15. Stone Dead Forever (Motorhead)
16. Too Late Too Late (Motorhead)

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