Recensione: Gods Don’t Take Calls

Di Ninni Cangiano - 19 Gennaio 2026 - 8:00
Gods Don’t Take Calls
72

Che il music business fosse afflitto da grave incapacità di individuare i veri talenti e che la miopia fosse diffusa è un problema ben noto; continuo però a sorprendermi quando gruppi di livello qualitativo fuori dal comune siano costretti all’autoproduzione! Aggiungiamo alla lunga lista di gruppi che si autoproducono la propria musica anche i toscani Walk In Darkness, con il loro quinto album intitolato “Gods Don’t Take Calls”, uscito a metà dicembre. L’album ha un piacevole artwork realizzato dall’artista brasiliano Carlos Fides ed è composto da 9 tracce, per una durata totale di quasi 50 minuti. Il gruppo italiano da sempre ha quell’alone di mistero dovuto all’utilizzo di costumi di scena (tutti sono incappucciati, tranne la cantante, è non mostrano mai i propri volti) e di pseudonimi ad eccezione della sempre affascinante e talentuosa singer Nicoletta Rosellini (anche negli Alterium). Lo strumento principale è naturalmente la chitarra del leader e principale compositore Shaman; avrei preferito un maggiore protagonismo del basso di Monk Key, ma si tratta solo di gusti personali. Il full-length si apre con l’effervescente “Nico Rising”, brano gothic dalle azzeccate atmosfere, a cui segue l’ottima “Across The Oceans”, uno dei tanti singoli estratti da questo album dal 2023 in qua, per il quale è stato anche estratto un video

 

si tratta di un pezzo classicamente gothic, dall’incedere mai eccessivamente veloce, ma inesorabile, ricco di atmosfere romantico-decadenti che danno una tonalità oscura all’intero componimento. Dopo la lenta “No Banners No Glory”, in cui troviamo l’ospite Clara Sorace e le prime backing vocals in growling dell’altro ospite Emiliano Pasquinelli (dai Tuchulcha, presente su ogni disco dei Walk In Darkness, quasi come un quinto membro della formazione), arriva “Chasing The Horizon”, il pezzo più duro del lotto per via della presenza del growling gutturale di Pasquinelli. Personalmente nel gothic metal preferisco clean vocals maschili dalla tonalità di basso (come usano fare molti gruppi scandinavi), piuttosto che le più canoniche backing vocals in growling ormai iper-abusate e che, detta sinceramente, mi hanno stancato da tempo. Fortunatamente la presenza di Pasquinelli è molto limitata (lo sentiremo ancora solo in “You Who Dream”) e finisce per non disturbare più di tanto. La traccia migliore la troviamo esattamente a centro disco, la stupenda “Freedom” (altro singolo e video risalente al 2024),

 

canzone solenne, tipicamente gothic ricca di atmosfere che penetrano fin nel profondo dell’animo, con un ottimo lavoro alla batteria di Arcanus, nonché finalmente con la presenza di una seconda voce maschile pulita (dalla tonalità però baritonale). Già solo questa canzone varrebbe da sola l’acquisto del cd! Come se non bastasse arrivano dopo altre due tracce notevoli, come la passionale “Mother” (altro singolo uscito nel 2024) e la frizzante “Towards Chang’an” (di questa il video risale niente meno che al 2023!), forse tra i brani più orecchiabili scritti dal gruppo toscano nella loro carriera ormai decennale; anche qui troviamo una seconda voce maschile pulita che si sposa perfettamente con quella della Rosellini, dando un ulteriore alone malinconico.

 

L’album si chiude con le ultime due tracce, la già citata “You Who Dream” e la rivisitazione di “Last Siren”, piazzata come bonus track, canzone originariamente presente sul debut album della band “In The Shadows Of Things” del 2017, ma qui leggermente allungata. Inutile girarci ulteriormente attorno, “Gods Don’t Take Calls” ha confermato i Walk Of Darkness tra le migliori gothic metal bands italiane, è un disco di qualità superiore, in grado di colpire direttamente nell’animo e fare breccia nei cuori di tutte le creature del mondo metal che si nutrono di oscurità e mistero. Non fatevelo sfuggire!

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