Recensione: Golden Horses Of a Dying Future

Di Mickey E.vil - 11 Febbraio 2024 - 8:00
Golden Horses Of a Dying Future
90

Non è da tutti avere un fuoco nascosto che arde dentro. Ma quando ciò accade, la fiamma illumina l’oscurità del caos mediatico delle proposte musicali e traccia la via verso sentieri allo stesso tempo già battuti e mai esplorati prima. Per lo meno non in questa maniera: utilizzando suggestioni sì udite, ma per la prima volta fuse insieme in un corpus che non conosce precedenti. Stiamo parlando del relativamente giovane progetto Ignis Absconditus, creato da Henry der Wanderer e Noctuaria, già noti come le menti dei Nebrus, alfieri del black metal più sperimentale e dissonante. Insieme ai nuovi membri Jack-G e Dani B-life, Henry e Noctuaria danno vita (morte?) ad un dedalo sonoro nero come la pece che conduce di volta in volta nelle decadenti alcove frequentate a suo tempo da inquietanti personaggi del calibro di Rozz Williams, Peter Murphy, Siouxsie Sioux, Diamanda Galas, Anders Nyström e chi più ne ha, più ne metta. Esatto, perché più vi addentrerete nell’oscuro labirinto illuminato dal fuoco nascosto, più influenze scoprirete ad ogni nuovo ascolto. Proprio non me la sento di fare paragoni diretti, gli Ignis Absconditus davvero non se lo meritano: al massimo si potrebbe affermare che gli amanti della new wave più oscura, del death rock, del post-punk, del doom e del black metal meno scontato potranno trovare in Golden Horses Of a Dying Future un perfetto compendio dell’utilizzo più oscuro che una band possa fare del corredo sonoro a sua disposizione. Lasciatevi dunque guidare dalla viva fiamma del fuoco nascosto come da un etereo ed oscuro Virgilio, da seguire fiduciosi ad occhi chiusi ed orecchie ben aperte!

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