Recensione: Grind Madness at the BBC

Di Michele Carli - 27 Giugno 2010 - 0:00
Grind Madness at the BBC
Band: AA. VV.
Etichetta:
Genere:
Anno:2009
Nazione:
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90

Immaginate un istante di trovarvi a fine anni ’80, in Inghilterra. Voi siete li, tranquilli a giocare con la pista Polistil e a mangiare una merendina YoYo (o quantomeno il suo equivalente inglese) e vostra madre sta accendendo la radio, sintonizzandola sul canale Radio 1 della BBC. Dopo una She Drives Me Crazy dei Fine Young Cannibals, dal diffusore comincia a uscire qualcosa di strano. Un suono distorto, violento, più veloce di qualsiasi cosa abbiate mai sentito. Avete giusto il tempo di scambiare uno sguardo di disgusto con il vostro stupito genitore, prima che il Dj, John Peel vi informi del vostro primo impatto con i Carcass.

Riuscite a immaginare la stessa cosa sulla RAI? Riuscite a immaginare la stessa cosa sulla RAI negli anni ’80? Ecco, questo era John Peel.

La sua figura è stata essenziale nello sviluppo del grindcore e del death metal, assicurando la copertura nazionale a giovani gruppi puntualmente demoliti dalla critica, e che altrettanto puntualmente sono poi esplosi a livello mondiale, diventando a tutti gli effetti delle vere e proprie icone del genere. Certo, il lato estremo del lavoro del famoso dj ha riguardato solo una minima parte delle migliaia di apparizioni in radio di gruppi totalmente differenti l’uno dall’altro,  visto che sono andate in onda per ben trent’anni, ma la loro importanza storica è stata comunque innegabile.
Le Peel Sessions consistevano in brevi registrazioni effettuate direttamente negli studi della BBC, suonate, incise e mixate in un solo giorno. Una cosa più vicina a un evento live che a un album in studio, e quindi territorio decisamente adatto per il grind. Alcune di esse sono state stampate e ristampate più volte, come quelle dei Napalm Death, mentre altre erano diventate ormai irreperibili e oggetto di prezzi assurdi su Ebay, come ad esempio quelle degli Unseen Terror. Alla Earache va quindi un grosso, enorme applauso per aver acquisito i diritti dalla BBC e per aver riunito, in tre dischi, le sessions di Napalm Death, Carcass, Extreme Noise Terror, Bolt Thrower, Godflesh, Heresy, Unseen Terror e Intense Degree, per un totale di ben 118 tracce.

Le prime trentaquattro tracce del disco numero uno sono tutte dedicate ai Napalm Death. Venticinque di esse fanno parte delle registrazioni effettuate nel 1987 e nel 1988, con Lee Dorrian alla voce e Bill Steer alla chitarra, mentre le tracce dalla 26 alla 34 fanno parte delle sessions effettuate nel 1990 con Mark “Barney” Greenway alla voce e le chitarre affidate a Jesse Pintado e Mitch Harris. Sentire quanti danni facevano già al tempo è commovente, specie nella selvaggia prima parte contenente capolavori come Lucid Fairytale e Instinct Of Survival, protagoniste dei seminali Scum e From Enslavement To Obliteration.
La seconda parte del disco è affidata agli Extreme Noise Terror e comprende anch’essa varie sessioni diverse di registrazione: le prime tredici tracce sono state registrate tra il novembre del 1987 e il maggio del 1988, con i classici Dean Jones e Phil Vane alla voce, Pete Hurley alla chitarra, Jerry Clay al basso e Mick Harris dei Napalm Death alla batteria. Le restanti tracce nel marzo del 1990, con Mark Bailey al basso e Tony “Stick” Dickens dietro le pelli. Un concentrato di rabbia contro la guerra, gli abusi di potere e il capitalismo sfrenato sotto forma di grindcore e crust, caratterizzato dalle loro famose doppie voci.

Il secondo disco si apre con i Carcass, fotografati a cavallo tra Reek Of Putrefaction e Symphonies Of Sickness. Otto tracce per loro: le prime quattro trasmesse nel gennaio del 1989, mentre le restanti quattro nel dicembre del 1990. Entrambe le sessioni erano state già ripubblicate abbastanza recentemente nella compilation Choice Cuts del 2004, ma ascoltarle così, assieme alle registrazioni degli altri gruppi, aiuta a contestualizzarle e ad apprezzarle ancora di più. Ovviamente stiamo parlando dell’incarnazione più purulenta e gretta dei Carcass, strettamente ancorata al marcissimo goregrind. Condividono il cd i deathsters Bolt Thrower, presenti con dodici tracce. Le prime quattro derivano dalla sessione del gennaio 1988, prima ancora della pubblicazione del primo full length In Battle There Is No Law, e vedono alla voce ancora Alan West; le successive quattro derivano invece dalla sessione del novembre dello stesso anno, e comprendono alcune canzoni apparse poi su Realm Of Chaos, con Karl Willets già dietro al microfono. Le ultime quattro sono state invece registrate a luglio del 1990 e, come intuibile, anticipano già il contenuto del capolavoro War Master.

Il terzo e ultimo disco è quello più underground e allo stesso tempo inusuale. Le prime quattro tracce, registrate nell’agosto del 1989, sono infatti degli sperimentali Godflesh, con il loro cupo industrial metal venato di noise. Li seguono gli Unseen Terror, seminale meteora che visse solamente tra il 1987 e il 1989, anno in cui vennero registrate queste otto tracce per le Peel Sessions. La line-up contava al suo interno Mitch Dickinson alla chitarra e alla voce, Shane Embury alla batteria e Mick Harris alla voce. Otto tracce sparate di grindcore senza compromessi, ancora molto legato al punk e decisamente avanti con i tempi. Chiudono il tutto gli Heresy, con un proto grindcore velocissimo e caotico presente in ben diciannove tracce, e gli Intense Degree, senza dubbio più il gruppo più classicamente hardcore di tutta la compilation.

Digby Pearson ha fatto un grande lavoro, bisogna ammetterlo. Riunire tutto questo materiale – e si parla di più di tre ore di musica – è stata davvero un’operazione lodevole e dal grande valore storico, soprattutto contando la scarsa reperibilità sul mercato delle vecchie pubblicazioni. Grind Madness At The BBC è un piccolo gioiello, pieno dell’atmosfera che si respirava agli albori di un genere e il punto di partenza perfetto per capire lo sviluppo del grindcore fin dalle sue origini più lontane.

Michele “Panzerfaust” Carli

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Troppe per essere riportate, davvero. Date un’occhiata sulla pagina Myspace!

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