Recensione: Hadean Tides

Di Nicola Furlan - 18 Ottobre 2022 - 22:14
Hadean Tides
Band: Assumption
Genere: Death  Doom 
Anno: 2022
Nazione:
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87

Senza troppi preamboli: il nuovo capitolo degli italiani Assumption è favoloso. Per chi non li conoscesse, gli Assumption sono una band death/doom abile nel saper orientare l’oscurità del proprio sound verso l’ascoltatore come poche altre realtà contemporanee al momento sono in grado di fare.
“Hadean Tides” è il secondo full-length della carriera e segue l’EP del 2014 intitolato “The Three Appearances” (tra l’altro, EP devastante!) e l’esordio del 2018, “Absconditus”.
Il disco in questione propone un mix bilanciatissimo di death/doom ed alterna momenti più death (compresi tratti accellerati come nel brano ‘The Liquescent Hours’) a tratti plumbei, gravi e profondi, caratteristica evocativa ed esclusiva del loro modo di comporre. Ma il vero motivo per cui, al momento, “Hadean Tides” si colloca di fatto come una delle release più valide in ambito death/doom è sicuramente l’inattesa presenza di alcuni tratti compositivi atipici per il genere come, ad esempio, la narrazione stile black-sabbatiana (con le rispettose e debite proporzioni…) stile ‘Solitude’ di ‘Triptych’ dove il silenzio è sussurrato e scandito da suoni opachi ed atmosferici o i macigni ritmici di ‘Submerged by Hadean Tides’ in cui la band approccia con grande stile al death di matrice più classica, sezione solista compresa. In cauda venenum, ecco che il tutto viene sfumato dalle tinte funeral doom del nero sigillo di tracklist, ‘Black Trees Waving’, a totale completamento di un’opera che appare davvero ricca di contenuti e che quindi merita davvero attenzione dagli amanti della scena che, a fine lettura, non ne resteranno per certo delusi.
La band compone quindi musica con genialità, con ispirazione, con idee, ma soprattutto con grande espressività (eccellente la prova vocale gutturale di Giorgio Trombino), regalando di fatto a chi ascolta la percezione dell’oscurità, del buio cosmico e degli echi criptici richiamanti il mood tipico di alcuni tratti del leggendario death doom di alta scuola. Sicuramente va anche riconosciuto il lavoro svolto sulla resa sonora. Il disco è stato masterizzato da Xavier Berthiaume, guarda caso, già al lavoro sull’infernale capolavoro “Stygian” degli Atramentus.
Se band come Mortiferum, Father Befouled e Spectral Voice hanno di fatto, negli ultimi anni, fissato dei paletti imprescindibili per coloro che vogliano farsi ispirare da questo straordinario modus componendi, così valido nel trasmettere emozioni profondamente turbanti ed ossessive, gli Assumption possono già considerarsi un passo oltre, ovvero il primo step evolutivo di un genere che sta riprendendo quota come non mai in passato e che qui, con “Hadean Tides” si amplia e si sviluppa nella direzione dell’oscuro più terrificante e nel contempo evoluto, che si possa sperimentare nel corso di questo 2022.
‘Top Ten’ delle uscite internazionali in ambito metal estremo del 2022! Grandiosi.

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