Recensione: Have Courage Dear Heart [Ep]

Di Marco Tripodi - 7 Maggio 2021 - 9:39
Have Courage Dear Heart [Ep]
Band: Liv Kristine
Genere: Gothic 
Anno: 2021
Nazione:
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70

King Of Kings” (2015) è l’ultimo album dei Leaves’ Eyes sul quale compare Liv Kristine, poi – dopo essersi consumato il divorzio con gli Atrocity, all’indomani di “Okkult” (2016) – la bella norvegese si separa anche dall’altra band dell’ex marito Alex Krull, nonostante persino il monicker la chiamasse direttamente in causa.  Thorsten Bauer e Krull (rispettivamente chitarrista e cantante/manager/tuttofare degli Atrocity e dei Leaves’ Eyes) sono però da sempre anche il team produttivo che segue Liv Kristine nella sua carriera solista, sin dai tempi di “Deus Ex Machina” (1999). Nel frattempo Liv approda ai Midnattsol della sorella Carmen Elise e con loro incide “The Aftermath” (2017); riallaccia i rapporti con l’ex band mate dei Theatre Of Tragedy Raymond I. Rohonyi (lasciando sperare che quel project possa tornare a nuova vita); entra nei finlandesi Coldbound, dei quali è previsto entro l’anno il nuovo album; assomma ospitate su vari dischi (Cradle Of Fear, Lux In Tenebris, Myrkgand), e naturalmente prosegue la sua carriera solista, ferma al 2014 con l’album “Vervain“. E’ in uscita infatti l’Ep “Have Courage Dear Heart“, contenente quattro nuove tracce più cinque estratti live risalenti al 2019, che mettono assieme i T.O.T., Liv Kristine solista e l’Ave Maria di Schubert. Non essendo in possesso di note di accompagnamento, non so dire se il mini sia stato seguito come consuetudine da Krull e Bauer o se Liv si sia definitivamente emancipata (in passato, a mezzo stampa, le due parti dichiararono che avrebbero comunque continuato a lavorare assieme nonostante la rottura sentimentale); fatto sta la cantante di Stavanger cerca di rimettere sui binari il suo percorso solista ripartendo da una manciata di canzoni inedite per accarezzare il cuore della propria fan-base (alla quale si rivolge molto frequentemente attraverso i social media, prestandosi anche come insegnante di canto).

Have Courage Dear Heart” ci regala una Liv Kristine che torna a focalizzarsi quasi esclusivamente su sonorità gothic, dopo le passate deviazioni (per qualcuno “sbandate”) in ambito pop. Già l’opener “Serenity” assomiglia molto di più ai The Sister Of Mercy o agli Oomph! (c’è proprio una assonanza evidente con “Fieber” in alcuni passaggi delle melodie vocali) che a Madonna per dire, guilty pleasure di Liv (“guilty” si fa per dire….). Del resto, se guardate la copertina di “Vervain“, la posa davanti allo specchio è una citazione esplicita di una foto (sempre in bianco e nero) della popstar americana. “Serenity” dà il tono del disco, un bel pezzo, misurato, sobrio, asciutto, gotico nel feeling ma mai pacchiano, svenevole né troppo malinconico. La title-track a seguire torna quasi ai paesaggi eterei ed evanescenti di “Deus Ex Machina“, una marcetta ambient, con una strumentazione di sottofondo più “situazionista” che delineata in una forma-canzone netta. Lo sguardo di Liv è positivo, speranzoso, anche se tensioni e angustie strisciano carsicamente ed affiorano di tanto in tanto in superficie, mantenendo viva una certa tensione. “Skylight” (da non confondere con “Skintight“, title-track dell’omonimo album del 2010) è il passaggio forse più “light” e scintillante, ma sempre legato a doppio filo (anzi a doppio rovo di spine) a sapori distintamente gotici, rischiarato da un chorus che entra in testa sin dal primo ascolto, grazie anche alla voce cristallina di Liv. Chiude il primo tempo di questo Ep “Gravity“, brano che ripercorre atmosfere maggiormente plumbee e sospese, di grande eleganza e delicatezza. “Skylight” viene quindi riproposta in versione acustica – denominata “Cathedral” – tutta fondata sul pianoforte. Con “Panic” si apre il sipario ed inizia la parentesi live dell’Ep, grazie ad un breve cocktail di tutte le esperienze discografiche di Liv, dai T.O.T. all’oggi.

Il disco è davvero troppo breve (nelle sue parti nuove ed inedite) per esprimere altro se non gratificazione e soddisfazione nel poter tornare a sentire Liv Kristine e prendere atto che la vena compositiva del suo brand è viva e vegeta, affatto affievolitasi. Fa piacere rivedere Liv abitare paesaggi sonori da sempre congeniali alla sua voce ed alla sua sensuale e misteriosa dolcezza, una garanzia di qualità, interpretazione e personalità. Talvolta in carriera può essere mancato il giusto supporto a livello di songwriting, ma sulla caratura artistica della norvegese nulla da eccepire. Andando al sodo, i quattro pezzi di “Have Courage Dear Heart” sono davvero discreti e non rimane che augurarsi che presto possa arrivare un full-length di altrettanto spessore. Nel frattempo, potremo magari assaporare il lavoro di Liv con i Coldbound e sperare (con tutto il cuore, i nervi ed i neuroni che abbiamo in corpo) in una reunion con Rohonyi finalizzata ad un qualche recupero delle sonorità dei Theatre Of Tragedy, una band enorme che manca davvero moltissimo nel panorama odierno, a livello quasi da dolore fisico.

Marco Tripodi

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