Recensione: Heart of silence

Di Alessandro Rinaldi - 13 Marzo 2023 - 0:36

A swirling memory

Of times past

Imagined remembrance

Of a life not lived

The circle is closing

The chant can begin

 

A distanza di tre anni dal loro primo  Through Doors Of Moonlight, tornano gli Altar Of The Horned God, una one man band spagnola nata dalla mente di Heolstor, polistrumentista con una notevole carriera alle spalle tra Alverg, Eald, Mystagos e Vanth.

L’artwork è particolarmente ispirato: in un’arida campagna notturna si aggira un cadavere circondato da fiere, oscuri volatili e invertebrati di notevoli dimensioni mentre nel cielo brilla, di una forte luce, la luna. I bordi degli elementi del disegno, sono sfumati, quasi a volersi confondere con l’ambientazione scura che domina la scena.

La prima forma di musica associata al genere umano è quella legata alla religione: percussioni, prima con mani e piedi poi con i tamburi che accompagnavano i canti cerimoniali mentre tutti danzavano.  Heolstor ripropone questo struttura musicale arcaica e la riadatta alle sua idea: il risultato è un bellissimo disco che ripercorre il rapporto tra uomo, stregoneria e natura e lo pone su un pentagramma dannato. Ascoltandolo, talvolta, si ha la sensazione di spiare, nascosti dietro un cespuglio, qualche rito pagano di streghe danzanti attorno ad un fuoco in una foresta desolata, al chiaro di luna, andando a costruire il nucleo essenziale di Heart Of Silence, con una grande capacità creativa, senza cadere nella monotonia o nella ripetitività, giocando con ritmi, armonie e velocità.

Tamburi ossessivi e una tetra quanto inquietante nenia sono base attorno a cui nasce e si sviluppa Listen, la prima canzone dell’album, che è anche l’emblema della scelta artistica degli At The Altar Of The Horned God: la sezione elettrica è minimalista e allo stesso tempo la soluzione migliore per elevare un pezzo davvero notevole. Closing Circle ripropone lo stesso schema del brano di apertura, le percussioni sono la struttura portante attorno a cui si costruisce e si sviluppa,  ma il tratto distintivo è la complessità delle armonie vocali e l’atmosfera creata con le tastiere. La titletrack ha un’intro violenta, più incline al classico black metal: è una tempesta elettrica che improvvisamente si quieta, lasciando spazio alle percussioni, ai tamburi a mano con campanelli e alle chitarre. Il cantato è pulito, solenne ed evocativo anche quando Heart Of Silence si riappropria con forza del suo animo black. Chtonic Summoning ripercorre il mood della titletrack e sembra essere un’evocazione, una preghiera ad una divinità,  Klûthi Mou.  “You who are life, death, dusk and dawn/The hunter circling the oak/Lead the way so that I may follow/Remind me of my true self”; è l’epilogo di Guardians Of The Threshold a svelarci la natura di questa canzone, ovvero un brano spirituale che confonde l’io con il tutto e con la Natura. Le atmosfere si avvicinano alla filosofia orientale, contaminandola con lo spiritismo occidentale, una preghiera volta ad elevare lo spirito. Anointed With Fire è un ritorno al black metal: alza i giri e la violenza delle chitarre, con il cantato di Heolstor che assume connotati demoniaci.  Si prosegue con la cover dei Suicide Commando, God Is In The Rain: la versione originale ha sonorità elettroniche e che, partendo dal coro, viene  sapientemente trasmutata in un brano che si incastra alla perfezione in questo disco. Il viaggio attraverso la stregoneria iberica, viene concluso da  Severing Light, un pezzo che ricalca da vicino Listen ma più black: è il degno epilogo del rito di circa quaranta minuti, distribuiti in otto canzoni.

Black metal, avantgarde o atmospheric black metal? In questo caso, si tratta di nomi, etichette e classificatori perché Heolstor si muove con grande destrezza tra tutti questi generi amalgamandoli sapientemente. Le percussioni svolgono un ruolo fondamentale nella costruzione delle canzoni, anzi la one man band parte proprio da esse per la costruzione del disco. L’altro aspetto degno di nota è il cantato: le tracce vocali sono principalmente pulite ma allo stesso tempo nenie ritualistiche a stampo pagano, l’alternanza delle stesse con il growl genera un effetto trascendente in grado di coinvolgere l’ascoltatore nelle atmosfere sapientemente create e ritoccate dagli strumenti elettrici e dalle tastiere. L’impatto emotivo ed evocativo gioca un ruolo fondamentale, perché è qui che Heolstor vuole colpire l’ascoltatore e il risultato è una sorta di Witchcraft Destroys Minds & Reaps Souls dei Coven del XXI secolo.

Se volete passare una bella serata, chiusi con voi stessi tra i vostri fantasmi e le vostre paure più ancestrali, Heart Of Silence è il disco che fa per voi.

Ultimi album di At the altar of the horned god