Recensione: Hegemony

Di Alessandro Calvi - 16 Febbraio 2009 - 0:00
Hegemony
Band: SUP
Etichetta:
Genere:
Anno: 2008
Nazione:
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50

Sesto album per i francesi SUP questo “Hegemony”. Partiti dall’ambito thrash (di cui son stati anche tra i primi esponenti in terra gallica) con il nome di Supuration, i nostri sono giunti nel corso degli anni, e con quest’ultimo cd in particolare, a un genere che loro stessi definiscono come “gothic cold metal”.

In realtà di gothic non c’è quasi l’ombra, i riferimenti più diretti e immediati sembrano, piuttosto, al doom e in parte anche ai Samael di “Passage”. Quindi un ibrido con venature black-death, estremamente lento, condito di voce growl che si esprime spesso a monosillabi, qualche passaggio in voce pulita e l’uso dell’elettronica.
Sotto il profilo ritmico emerge maggiormente l’anima doom del gruppo, con brani dall’incedere marziale, sempre molto quadrati, quasi granitici, e scanditi da una batteria che lascia ben poco spazio ai tempi complessi. L’intento dovrebbe essere quello di realizzare pezzi ipnotici, con ritmiche ossessive, in realtà l’effetto manca spesso il bersaglio e finisce piuttosto per annoiare.
I testi ripropongono, purtroppo o per forza di cose, la caratteristiche di cui sopra con parole e frasi spesso ripetute all’infinito.
Le uniche concessioni alla melodia vengono da alcuni passaggi che, se nel caso dei Samael citati in precedenza vanno sempre più verso alcune suggestioni mediorientali, per i francesi prendono piuttosto la strada della discoteca.
A questo andrebbe aggiunto che “Hegemony” arriva a tre anni dal precedente “Imago” e fa segnare un decisivo punto d’arresto. Ascoltando “Chronophobia”, “Angelus”, “Incubation” e infine “Imago”, ci si accorge di un progressivo cambiamento di stile, tonalità e genere. Una evoluzione continua che si interrompe con quest’ultimo “Hegemony” che ripresenta, quasi pedissequamente, le soluzioni del precedente cd. Nulla che non sia già accaduto a molti altri gruppi, sedersi sugli allori dopo aver trovato una particolare alchimia nelle canzoni è accaduto quasi a tutti. Il problema di questo disco, che vorrebbe essere alternativo ed originale, è però quello di risultare, in definitiva, una sorta di puzzle eseguito con ritmiche, idee e melodie prese a prestito. Non solo gli svizzeri vengono saccheggiati di alcune atmosfere, ma buona parte dei nomi sacri dell’ambito black alternativo e più elettronico, così come del doom. Ciò che se ne ricava è la sensazione di una assenza, quasi totale, di ispirazione. In questo caso la copia non è solo inferiore all’originale per il fatto stesso di esserne una copia, ma perché invece di riproporre le cose migliori, scopiazza, e male, il peggio.

In definitiva questo “Hegemony” dei francesi SUP sembra quasi una sorta di collage mal riuscito di parte dell’ultima produzione marca Samael, con una sezione ritmica prettamente doom e qualche altro minimo apporto, estremamente derivativo, da parte dell’elettronica. Il sound raggiunto per successive evoluzioni e finalmente scelto da questi musicisti come proprio marchio di fabbrica, potrebbe anche avere una ragion d’essere, ma dovrebber prima essere sorretto da una buona dose di personalità e, soprattutto, di qualità che, al momento, sembrano mancare quasi del tutto.

Tracklist:
01 Hegemony
02 March of the Neovocyts
03 The Baleful Light
04 Death Dance
05 Recall
06 The Searing Desert
07 The Far Horizons
08 On the Burning Sand
09 Salinity
10 Sublime Sense
11 The Arrival
12 Dissolution

Alex “Engash-Krul” Calvi

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