Recensione: I

Di Alberto Fittarelli - 30 Agosto 2004 - 0:00
I
Band: Meshuggah
Etichetta:
Genere:
Anno: 2004
Nazione:
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85

Una nuova svolta, un nuovo capitolo che lascia aperte decine di domande su
come si possa rappresentare il concetto di “genio”: I è tutto questo
e molto altro, in relazione a diversi punti di riferimento.

I Meshuggah stessi, in primo luogo: la band autrice di questo EP ha una
conosciutissima storia passata tra vecchi corsi in Metallica-style e nuovi
assolutamente folli, in cui si sono divertiti a rimodellare da zero le regole di
un certo metal estremo; tra crisi e problemi di line-up ed un album “di
ritorno”, quel Nothing del 2002, forse troppo sottovalutato a causa della
distanza dai 2 capolavori precedenti, Destroy Erase Improve e Chaosphere.
Questo EP assume sotto questa luce le caratteristiche del vero e proprio “come back”:
abbandonati per il momento il suono di chitarra iper-ribassato, i rumori del
tocco della mano sinistra sulle corde, ed i tempi rallentati, la band apre
questo unico monolitico pezzo da 20 minuti con una sfuriata di violenza cieca,
per poi intraprendere le variazioni cui ci ha abituati negli anni.
Riecco i tipici riffs post-thrash compressi, quadrati, con quel malato ed ipnotico
senso della melodia di Thordendal che rende unico il songwriting degli
svedesi; ed il batterista Tomas Haake che dimostra ancora una volta di
avere 2 cervelli, a coordinare rispettivamente braccia e gambe: assolutamente
pazzesco ascoltare cos’è capace di fare questo drummer dallo stile unico, per
quanto imitato. La voce di Kidman è il solito ringhio esasperato,
angosciante, ruvido, e la rabbia che esprime cresce di pari passo con i climax
presenti nelle lyrics.

Ecco, le lyrics: cosa si può dire di un testo intitolato semplicemente “I”,
a rendere 20 minuti di rabbia repressa? Che si tratta di odio lucido, di una
manifestazione cosciente dell’aspetto più violento dell’animo umano, aspetto
sul quale si focalizza questa release; una sorta di intelligente autodescrizione
di un essere umano giunto al proprio limite, e pronto a travalicarlo. “Sadistic me. Meant to devour. Despair Sickened by the fact that immortality is not mine to have!”:
una bomba pronta a scoppiare, e Kidman ne è il perfetto interprete.

Altro punto d’analisi fondamentale: il suono. La produzione sembra aver
appunto trascurato, almeno per il momento, quel suono volutamente
“fangoso”, pesantissimo, che contraddistingueva Nothing per
tornare alla precisione chirurgica di Chaosphere; l’atmosfera ideale per
il gruppo, a mio modo di vedere, l’insieme di sonorità che rende meglio
l’incubo industriale, alienato, futuristico che sembrano voler visualizzare
nella mente dell’ascoltatore.

Infine, ma in primissimo piano per importanza, la struttura: come possiamo
ignorare che siamo di fronte ad un’unica traccia di 20 minuti, per l’appunto, e
che essa non contiene momenti di noia o squallidi tentativi di annacquamento per
allungarne la durata? Anzi, l’impressione è che il gruppo abbia concentrato le
proprie idee scartandone molte di relativamente meno azzeccate: così abbiamo
una carrellata su praticamente tutte le possibili combinazioni del loro suono,
dall’assolo jazzato all’arpeggio pulito, dalla sparata grindeggiante al
mid-tempo (ma ovvio, non aspettatevi il classico 4/4) pesante, da headbanging.
Di tutto.

I è quindi un’uscita fondamentale
per chi segue i passi dei Meshuggah, uno dei
gruppi più realmente geniali (e non uso questa parola con leggerezza) dei
nostri tempi: e chi ancora non li conosce, se avvezzo alle sonorità estreme, si
metta alla prova con questo EP e provi ad immaginare le loro caratteristiche su
un full-lenght. Imprescindibile.

Alberto ‘Hellbound’ Fittarelli

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