Recensione: Immortal

Di Giorgio Giusti - 18 Febbraio 2021 - 0:01
Immortal
Band: MSG
Etichetta: Nuclear Blast
Genere: Hard Rock 
Anno: 2021
Nazione:
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70

Ennesimo parterre ricchissimo nel nuovo lavoro dell’eterno Michael Schenker.
Insieme all’onnipresente Michael Voss aggiunge una moltitudine di musicisti eccellenti: Barry Sparks al basso, Bodo SchopfSimon Phillips Brian Tichy alla batteria, Derek Sherinian alle tastiere.

Più un poker d’assi alle vocals come l’ugola potente di Ralf Scheepers, l’immortale Joe Lynn Turner, il talentuoso Ronnie Romero e la limpida voce di Michael Voss. Considerando poi anche il “jolly” Michael Schenker alle guitars cosa dobbiamo aspettarci ?

Classe, tecnica ed abilità nelle sublimi parti strumentali presenti, feeling da parte degli illustri ospiti nello svolgere i propri compiti…quello che anima un buon disco di hard rock, insomma.
Michael scrive i pezzi adattandoli in base alla voce dell’interprete; all’interno dell’album troviamo diversi momenti cesellati a dovere, mutando a volte anche il genere d’appartenenza o la cadenza/tipologia del brano stesso.

Si parte con la mazzata metal Drilled To Kill dove è davvero degno di nota il lungo solo del maestro Schenker, sempre in formissima a 70 anni suonati. Si prosegue con la successiva ed esplosiva Devil’s Daughtercon Ralf Scheepers alla voce in entrambi i pezzi.

L’epica Knight Of The Deadsembra riportarci ad una versione metallizzata dei Rainbow con Ronnie Romero al microfono, come in “Sail The Darkness” per un altro pezzo epico paragonabile sia come timbrica, sia come scrittura, proprio ad un brano di Ronnie James Dio.

Successivamente troviamo anche una nuova versione di “In Search Of The Peace Of Mind”, brano contenuto nel primo album degli Scorpions scritto proprio dal chitarrista in tenerissima età. Avvicinandosi alla fine del lavoro è poi Joe Lynn Turner a cimentarsi  in un paio di pezzi, ma non all’altezza del suo nome, soprattutto con la stucchevoleSangria Morte

Immortal è dunque un insieme di diversi stili creati dal nostro Michael anche a “misura” dei suoi ospiti, lasciandosi spazio per il suo estro e personalità negli assoli che impreziosiscono ogni canzone con tocchi magici e magistrali.

Quindi in conclusione un disco da favola ?

Non proprio: il songwriter non scorre, sembra scritto a tavolino o per meglio dire su commissione, non ha groove, non ti trasporta, pare solo molto ben confezionato.
Michael Schenker suona divinamente, il gruppo ha doti innegabili. L’artista poi si “modella” proprio a favore degli stessi esecutori, creando musica per loro: forse è questo l’errore di fondo, così facendo ha modellato la sua musica perdendone però l’anima, la sua forma esplicita, il suo essere MSG.

“Immortal” resta comunque un album gradevole, dal quale fuoriesce passione infinita per l’hard rock pur senza sorprendere mai, tranne incenerirci con il suo strabordante guitar player.

L’anima del chitarrista è rimasta prigioniera, mentre avremmo voluto fosse meravigliosamente libera, leggiadra ed incantevole, come nei numerosissimi assoli dove regna sovrana.

Un abilissimo genio musicale rinchiuso in rigidi schemi modellati.

 

 

 

 

 

 

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