Recensione: In Abhorrence Dementia

Di Costanza Marsella - 18 Giugno 2020 - 15:42

Esistono -nella storia del metal, così come nella storia dell’uomo universalmente considerata- periodi in cui lo sforzo creativo ed intellettuale, quasi per coalescenza, converge verso modalità espressive comuni, incarnando una sorta di zeitgeist. Ed il 1997 si presenta indubbiamente come tale, perlomeno per quanto concerne il black metal: risalgono a quest’anno, tra gli altri, lavori quali Anthems to the Welkin at Dusk degli Emperor nonché La Masquerade Infernale degli Arcturus, mostranti un certo fermento in seno alla scena estrema, volto a trasfigurare l’essenzialità del black mediante l’inserimento dello stesso entro un eclettismo sonoro dai tratti fortemente sperimentali. Sebbene, perlomeno rispetto ai contemporanei precedentemente citati, i Limbonic Art costituiscano una realtà meno nota, possono anch’essi essere ritenuti parte di tale Weltanschauung -per dir così- musicale, per la genialità e la poliedricità della proposta che ci accingiamo a trattare. Ma procediamo con ordine.

Il duo, composto da Daemon e Morfeus, aveva già dato alle stampe nel 1996 il magnifico esordio Moon in the Scorpio, caratterizzantesi per aver incorniciato essenziali partiture di blast beat e riffing raggelanti in orchestrazioni algide ed eleganti, dando luogo ad un lavoro straniante ed inatteso. Forti di una formula sperimentata con successo, i nostri, nuovamente per la Nocturnal Art Productions, ne rilasciano il degno successore, In Abhorrence Dementia. A condurci per mano nelle folli spire del full-length è la titletrack, mediante synth spettrali, ai quali si accompagnano ben presto risate infantili, ed un carrillon dalle fattezze affatto rassicuranti. A tale sottofondo, dal carattere quasi cinematografico, si intrecciano ben presto un riffing glaciale e le linee vocali di Daemon, spazianti da un screaming aspro a clean vocals declamanti, dal carattere quasi ieratico. Sorprende, ancora una volta, l’estremo equilibrio che pervade la composizione, che fa delle orchestrazioni non già un orpello stilistico, bensì la cifra stessa della poetica dei Limbonic Art, in grado, come ben pochi, di armonizzare le componenti del proprio sound fino a renderle un inscindibile organismo dotato di un solo ed unico respiro. In tal senso la drum machine -usata anche in questo caso con profitto – contribuisce a tratteggiare con ulteriori toni freddi, un paesaggio che sa di profano, misterioso ed ancestrale, quasi come la figura senza volto rappresentata nell’artwork, che ci accoglie nella sua remota torre, dal soffitto trapunto di stelle. A consolidare la sensazione in virtù della quale ci si trovi dinanzi ad un lavoro organico, è la maniera in cui le tracce scorrono l’una nell’altra, quasi come movimenti di una medesima sinfonia. Ciò tuttavia non implica l’indistinguibilità dei brani, che risultano anzi perfettamente riconoscibili e memorizzabili e, rispetto all’immediato passato, persino maggiormente articolati e convoluti, pregni di armonizzazioni ricercate e motivi riproposti in maniera affatto lineare. In Descent To Oblivion troviamo persino movenze da danza popolare, inglobate tuttavia nel consueto tono solenne ed aurorale che pervade il platter da cima a fondo. Così come potrebbe lasciar perplessi la delicata Oceania, rappresentante tuttavia una cesura calzante tra le vibes oscure e magiche di Abyssmal Necromancy e le risonanze maggiormente epicheggianti di Behind The Mask Obscure.

I Limbonic Art si mostrano così, in misura maggiore rispetto all’esordio, in grado di giocare agevolmente con l’alchimia della propria creatura, conferendole un carattere ancor più allucinato e schizoide, che tuttavia non perde mai del tutto la veste crepuscolare di Moon in the Scorpio. Un disco possibilmente ancor più arduo da metabolizzare, ma non per questo non in grado di scorrere piacevolmente in tutta la sua ora abbondante di durata. Non affrontare il viaggio che Daemon e Morfeus ci offrono significherebbe non soltanto perdersi un pezzo indimenticabile di storia del black metal -nonché uno dei lavori più sorprendenti che lo spirito della fiamma oscura abbia mai pervaso – bensì un lavoro poliedrico e scritto con estrema consapevolezza, una pietra miliare ancora attuale ed ineguagliata dalla produzione successiva della band. Inimitabili e mai imitati, i Limbonic Art rappresentano una tappa obbligata per qualsiasi appassionato di metal estremo.

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